La protezione planetaria dai meteoriti

La recente esplosione di una meteora a circa 50 km di altezza sopra gli Urali ha riproposto con drammaticità la necessità di un sistema di monitoraggio e protezione planetaria dai corpi celesti. Ovviamente i Maya non c’entrano nulla e neanche l’asteroide 2012 DA14 che passerà in relativa prossimità della Terra. Fortunatamente l’oggetto  si è disintegrato nell’atmosfera ed i danni e feriti sono dovuti alla sola onda d’urto causata dall’esplosione. In piccolo, questa ha riprodotto gli eventi di Tunguska all’inizio del XX secolo e del meteorite di Chicxulub che 65 milioni di anni fa ha fatto definitivamente estinguere i dinosauri.

Il meteorite che fece estinguere i dinosauri. Illustrazione e (c) di Shun Iwasawa

Monitoraggio

Ogni giorno cadono sulla terra circa 5 tonnellate di meteoriti, almeno due al minuto con il  diametro inferiore ad 1mm. Vi sono probabilmente un miliardo di asteroidi di medie dimensione che orbitano intorno al sole. Di questi,  2 milioni distruggerebbero la civiltà, se colpissero il nostro pianeta. Tuttavia la maggior parte viaggia su orbite che non pongono il benchè minimo rischio e solo una minima frazione  è su orbite che intersecano quella della Terra (Earth crossing asteroids).

Quando uscì, il NASA Spaceguard Survey Report , non fu preso sul serio al di fuori degli ambienti degli addetti ai lavori.  Al tempo erano noti solo 236 Earth crossing asteroids.  Nel 1997 la NASA aveva un budget di appena  un milione di dollari per la ricerca di NEO (Near Earth Objects)[1], ma lentamente le ricerche si andarono intensificando. Nel 2005 il congresso degli Stati Uniti  diede mandato alla NASA di identificare almeno il 90% degli asteroidi più grandi di 140 m entro il 2020 ma senza aumentarne i fondi.  Verso il 2007 erano noti più di 4000 corpi, di cui 880 con diametro superiore al chilometro. Al momento solo tre programmi sono ancora operativi negli USA, l’unica nazione con  un programma sistematico di identificazione degli asteroidi potenzialmente pericolosi.

Tutti questi programmi comunque non sono in grado di identificare un corpo celeste delle dimensioni di quello che si è disintegrato sopra gli Urali, perchè troppo piccolo.

Riduzione del Rischio

Dagli anni ’90 ad oggi sono state proposte varie strategie per ridurre la possibilità dell’impatto di un asteroide sulla terra e deviarne la sua traiettoria. Maggiore è l’anticipo con cui si agisce e minore è l’energia da spendere per deviare la traiettoria dell’asteroide. Gli studi attuali sono molto preliminari, ma tutti partono da uno scenario  standard in cui la missione deve agire con almeno 10 anni di anticipo rispetto al tempo previsto dell’impatto.  Infatti con un decennio di tempo le variazioni di velocità richieste per salvare il nostro pianeta sono relativamente piccole e si aggirano intorno a 1 – 5 cm/s. L’energia necessaria per effettuare questo cambiamento di rotta (con esplosioni o altri metodi) e la velocità saranno tanto maggiori quanto più grande sarà la massa dell’oggetto  in questione.  Ritardare la risposta implica dover utilizzare una spinta maggiore e molta più energia. A questi 10 anni è poi necessario aggiungere il tempo per allestire una missione interplanetaria che sia in grado di trasportare un carico elevato e di  raggiungere velocemente il corpo celeste. L’esperienza passata con sonde come Hayabusa, mostra che sono necessari almeno altri 5-10 anni per allestire questo tipo di missioni. Anche se di fronte ad un rischio concreto sarebbe possibile accorciare questo tempo, è anche da considerare che molte delle tecnologie   sarebbero utilizzate per la prima volta   e quindi  richiederebbero un tempo notevole per lo sviluppo ed i test di qualifica necessari a garantire il successo. Per i molteplici metodi di deflessione ipotizzati rimando a questo post gemello.

 

Marco Casolino

www.casolino.it

Adattato dal libro su “Come  sopravvivere alle catastrofi”, di prossima pubblicazione.

 

 

[1] Near-Earth Object Surveys and Hazard Mitigation Strategies, Interim Report, The National Academies Press, Washington, D.C, 2009

[2] Catalina Sky Survey (CSS); il  Lincoln Near-Earth Asteroid Research (LINEAR) program; Spacewatch, LONEOS, NEAT.

2 comments

  1. [...] ha scritto sull’argomento. PER APPROFONDIRE – Il post sul sito di Scientificast.it  – La protezione planetaria dai meteoriti – Il post sul blog di Marco Casolino – Come deflettere asteroidi e meteoriti e salvare la [...]

  2. […] ricordavamo qui, esistono programmi di sorveglianza planetaria per prevedere l’impatto di meteoriti sulla Terra: […]

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