Giovanni Maga, virologo del CNR, risponde su Ebola

Nelle scorse settimane abbiamo ricominciato a sentire parlare di Ebola e a leggere notizie allarmanti sui quotidiani. Per fare chiarezza su come funzioni questo terribile virus, quali siano le modalità di contagio e i pericoli di epidemie abbiamo intervistato un esperto, il dottor Giovanni Maga, direttore della sezione di Enzimologia del DNA e Virologia molecolare dell’Istituto di Genetica molecolare del CNR.

Il virus Ebola al microscopio elettronico
Il virus Ebola al microscopio elettronico

A causa della recente epidemia di Ebola in Guinea si è tornato a parlare di questa grave malattia. Cosa si sa oggi del virus Ebola?

Il virus Ebola appartiene alla famiglia dei Filovirus, così chiamati per l’aspetto filiforme (a spaghetto) delle particelle virali viste al microscopio elettronico. Si tratta di un virus altamente letale per l’uomo, che è un ospite occasionale. Il virus Ebola, infatti, è adattato ad alcune specie di pipistrelli tropicali, non presenti nel nostro paese. Può anche infettare occasionalmente scimpanzè, antilopi e altri mammiferi selvatici. La trasmissione all’uomo avviene attraverso la manipolazione di carne di animali infetti o il contatto con le deiezioni dei pipistrelli. Si conoscono 5 generi di Ebola, di cui tre (Zaire, Sudan e Bundibungo) sono stati responsabili negli ultimi 25 anni di focolai epidemici in Africa, concentrati soprattutto nelle zone rurali di Costa d’Avorio, Congo, Guinea e Sudan. Il virus causa una risposta infiammatoria estrema nell’uomo, con conseguente distruzione dei vasi sanguigni ed estese emorragie interne. I sintomi del contagio (che possono apparire da pochi giorni a due-tre settimane dopo il contagio) sono forti emicranie e febbre alta accompagnati da intensi dolori muscolari, nausea e vomito. Al momento non esiste una terapia efficace e i pazienti vengono sostenuti nelle loro funzioni vitali in Ospedale, reidratandoli e cercando di limitare l’intensità dei sintomi. A seconda del tipo di Ebola, la mortalità può variare tra il 40% e il 90% dei casi. Dal 1976 (anno delle prime epidemie) ad oggi, il virus Ebola ha infettato circa 2400 persone, uccidendone 1600 (in confronto, la normale influenza stagionale causa oltre 500.000 morti ogni anno nel mondo, 40.000 in Europa e 8.000 solo in Italia).

Quali possibilità ci sono che il virus si diffonda in altri paesi e come avviene il contagio?

Fortunatamente il virus Ebola non si trasmette facilmente e certamente non per via aerea (come l’influenza o il raffreddore). L’unica via di contagio è il contatto diretto con il sangue o con i fluidi corporei (saliva, muco, sperma) dei pazienti infetti sintomatici. Per questo l’infezione si diffonde facilmente in ambienti in cui le condizioni igieniche sono precarie e non vengono rispettate le regole minime di cautela (ad esempio nei villaggi rurali africani). Le vittime sono solitamente familiari che assistono i malati o personale medico-sanitario che non adotta le corrette precauzioni. Spesso anche le pratiche funerarie (preparazione e inumazione dei corpi) nei villaggi possono essere un veicolo di infezione. Queste modalità di trasmissione rendono estremamente improbabile una diffusione del virus in aree molto distanti dal focolaio originale. Per questo, in paesi con procedure igienico-sanitarie moderne (come l’Italia), la diffusione dell’infezione sarebbe certamente molto inferiore rispetto a zone con infrastrutture più carenti come le aree rurali dell’Africa. L’epidemia di Ebola attualmente in corso in Guinea coinvolge un’area urbana (la capitale Conakry) densamente popolata, con oltre un milione di abitanti. Tuttavia, a riprova della bassa trasmissibilità del virus, dall’inizio dell’epidemia (22 Marzo) ad ora (14 Aprile) in città sono stati riportati solo 31 casi. Se si fosse trattato di influenza sarebbero stati gia’ alcune migliaia. In tutta l’area interessata (6 distretti della Guinea) ci sono stati 168 casi e 108 morti. L’epidemia tocca anche alcune aree circostanti come la Liberia e il Mali, dove sono stati segnalati ad oggi circa 30 casi e 13 morti. Per spegnere l’epidemia si agisce interrompendo la catena di trasmissione, attuando misure di isolamento e quarantena dei pazienti, rintracciando tutti i possibili contatti e mettendoli sotto osservazione, implementando le corrette norme igienico-sanitarie.

Come mai la mortalità è così alta e quali sono le difficoltà nel trovare una cura efficace?

L’uomo è solo un ospite occasionale per Ebola, per cui il nostro organismo non si è adattato a questo parassita e, quando lo incontra, sperimenta una violenta reazione immunitaria e infiammatoria. La causa dei sintomi più gravi sono in realtà le molecole (dette citochine) prodotte dal nostro corpo come risposta all’infezione. Il virus causa una deregolazione e iperproduzione di queste citochine, che si accumulano nell’organismo, causando gravi disfunzioni a livello di molti organi e apparati (vasi sanguigni, rene, fegato) e emorragie interne. Quindi, possiamo dire che i pazienti muoiono non tanto per l’effetto distruttivo del virus sulle cellule che infetta, quanto per la violenza della risposta del nostro organismo. Questa è una situazione che spesso si verifica in presenza di virus “nuovi”, ad esempio come il coronavirus della SARS o il virus dell’influenza aviaria H5N1. Le principali difficoltà incontrate fino ad ora consistono nell’ estrema pericolosità del virus, che può essere studiato solo in pochissimi centri attrezzati. Tuttavia, considerando che si è iniziato a studiarlo solo negli anni ’80, sono stati già fatti molti passi avanti e sono in fase avanzata di studio sia farmaci specifici che vaccini. Come per ogni malattia virale, tuttavia, occorrono tempo e risorse per arrivare a dei farmaci efficaci e sicuri.

Le notizie su possibili pericoli per l’Europa e l’Italia si ricorrono sui media e in rete. Quali sono realmente i rischi?

I rischi per i Paesi al di fuori dell’area interessata al contagio sono minimi ed infatti l’Organizzazione Mondiale della Sanità non raccomanda nessuna limitazione nei viaggi o nei commerci, nè alcuna particolare precauzione. Certamente è opportuno evitare di recarsi nelle aree dove l’epidemia è attiva, se non è strettamente necessario. L’unica forma di precauzione per chi si trovasse nelle aree epidemiche è evitare il contatto ravvicinato con le persone infette che manifestano i sintomi e mantenere un’igiene rigorosa.

Ebola è un virus altamente letale, ma fortunatamente limitato ad un’area circoscritta e molto distante da noi. Per mantenersi in circolazione, Ebola ha bisogno dei suoi ospiti naturali, pipistrelli selvatici che popolano un’habitat tropicale o sub-tropicale. Infetta l’uomo quando questi entra in contatto con animali infetti. Tutti questi elementi ci dicono che Ebola non è ad oggi un problema sanitario per i nostri Paesi e difficilmente lo diventerà mai. Tuttavia, anche se il suo impatto sulla salute nelle aree interessate è stato fino ad oggi modesto, la sua elevata mortalità giustifica in pieno gli sforzi per trovare farmaci e vaccini che possano contrastarlo efficacemente.