Lo sciame sismico del Chianti – Dicembre 2014

Dal 5 Dicembre è iniziata una sequenza sismica tra San Casciano in Val di Pesa e Greve in Chianti in provincia di Firenze, uno sciame che al momento conta più di 160 scosse.

A parte i primi 5, gli eventi sismici si sono manifestati tutti nella giornata di Venerdì 19 Dicembre (e al momento in cui scrivo stanno continuando, l’INGV ne ha registrate 3 con ML=3.0 che sono state avvertite distintamente dal sottoscritto).

Tanta paura nella popolazione ma, a parte qualche calcinaccio caduto, nessun danno. Le scuole sono state evacuate per sicurezza anche perché in molti comuni non sono mai state effettuate le verifiche sismiche degli edifici e quindi non ne poteva essere garantita la sicurezza.

Alle 22.00 del 19 dicembre la rete sismica Nazionale INGV ha registrato quindi 160 eventi sismici (Figura 1) dei quali:

  • 21 con magnitudo tra 2,5 e 3,4
  • n°3 con magnitudo maggiore o uguale a 3,5.

Come già detto, si tratta di uno sciame sismico, un fenomeno caratterizzato da piccole scosse intervallate da scosse di intensità maggiore. L’evento maggiore è stato registrato alle ore 11,36 del 19 dicembre con Magnitudo Mw=4,1.

Sul sito INGV l’elenco completo degli eventi sismici (http://cnt.rm.ingv.it/) e aggiornamenti sullo sciame (http://ingvterremoti.wordpress.com).

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Figura 1: Eventi sismici registrati nell’area (Fonte INGV)

Al momento gli eventi sismici sono stati localizzati tutti in un area molto contenuta tra San Casciano in Val di Pesa e Greve in Chianti, mentre gli ipocentri sono stati ubicati tra i 5 ed i 10 km di profondità. La distribuzione spaziale è riportata in Figura 2.

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Figura 2: Distribuzione spaziale della sismicità registrata nell’area (Fonte INGV – ISIDE)

 

Da un punto di vista Geologico-strutturale quest’area è generalmente caratterizzata da una tettonica distensiva (ovvero una forza che agisce “tirando” ai due lati di un blocco), anche se per la zona epicentrale non sono state identificate sorgenti sismogenetiche “certe”, ovvero faglie in grado di muoversi per gli sforzi tettonici e conseguentemente in grado di generare terremoti. Infatti, differentemente da quanto ci potevamo aspettare, i meccanismi focali calcolati, evidenziano una struttura di tipo prevalentemente trascorrente anche se talvolta mostrano una certa componente distensiva (Figura 3 e 4).

Figura 3: Momento Tensore evento sismico M=3,8 h. 10.39 (Fonte INGV)

Figura 3: Momento Tensore evento sismico M=3,8 h. 10.39 (Fonte INGV)

 

 

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Figura 4: Momento Tensore evento sismico M=4,1 h. 11.36 (Fonte INGV)

 

Allo stato attuale, l’INGV per studiare meglio lo sciame sismico e la struttura sorgente, ha incrementato il numero di stazioni sismiche nell’area, installando n°6 sismometri aggiuntivi alla Rete Sismica Nazionale (delle quali una a Lamole –Greve in Chianti- e una a San Casciano in Val di Pesa che ho aiutato ad installare, oggi ho avuto un dejavù).

Ci si potrebbe chiedere adesso: ma è normale un terremoto simile in Chianti? La risposta è si!

La sequenza sismica in atto non è anomala, infatti sulla base della mappa di pericolosità sismica la zona del Chianti risulta infatti una zona sismica anche se a pericolosità minore rispetto alla fascia appenninica (Figura 5).

Figura 5: Mappa della pericolosità sismica dell’area epicentrale (Fonte INGV)

Figura 5: Mappa della pericolosità sismica dell’area epicentrale (Fonte INGV)

 

Inoltre dall’analisi dei dati INGV presenti nel Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI11) si evince che in passato l’area è stata interessata da eventi sismici o ne ha risentito l’effetto. In particolare le magnitudo estrapolate risultano comprese tra Mw = 4,84 e Mw = 5,43. In particolare l’evento del 1895 è ricordato come “il grande terremoto di Firenze”.

 

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Figura 6: Terremoti storici in area epicentrale – CPTI11 (Fonte INGV)

 

Un’altra domanda potrebbe sorgere spontanea: perché il terremoto è stato avvertito in maniera maggiore in pianura, come a Firenze, Prato e Pistoia quindi in zone distanti dall’area epicentrale (vedi mappa sul sito INGV in Figura 7)?

Figura 7: Mappa “ho sentito il terremoto” (Fonte INGV)

Figura 7: Mappa “ho sentito il terremoto” (Fonte INGV)

 

Tale anomalia può essere spiegata sulla base delle caratteristiche geomorfologiche e geologiche dell’area, che hanno determinato un fenomeno che, in ambito sismologico, si chiama “effetto di sito”.

 

Effetto di sito – Aumento ampiezza dell’onda

La pianura di Firenze, Prato e Pistoia è ubicata in una valle di tipo tettonico, riempita da sedimenti lacustri e fluviali (caratterizzata da bassa velocità di propagazione delle onde sismiche), il cui basamento e la delimitazione a Nord e Sud è rappresentato da formazioni rocciose (caratterizzate da alta velocità di propagazione delle onde sismiche). Quindi, quando un’onda sismica attraversa l’interfaccia “roccia / sedimenti lacustri-fluviali”, diminuisce drasticamente la sua velocità passando da circa 3000 m/sec a circa 1000 m/sec.

Per il principio di conservazione dell’energia, quando un’onda sismica, nel passare da un mezzo ad alta velocità ad uno a bassa velocità (quindi con un alto contrasto di impedenza), diminuisce la velocità ed istantaneamente aumenta l’ampiezza dell’onda (Figura 8), amplificando così gli effetti disastrosi sugli edifici.

 

Figura 8: Effetto di sito – Aumento ampiezza d’onda

Figura 8: Effetto di sito – Aumento ampiezza d’onda

 

Effetto di sito – Riflessioni multiple dell’onda

Un altro effetto che amplifica un’onda sismica è la conformazione sotterranea del graben, ovvero le condizioni al contorno. Quando un’onda sismica entra nei sedimenti marini, propagandosi, si riflette ogni volta che trova un’interfaccia tra due mezzi (ad es. “sedimenti / roccia” o “sedimenti / aria”) generando di conseguenza (Figura 9):

  1. altri tipi di onde superficiali, come quelle di Love, particolarmente distruttive in quanto oscillano trasversalmente rispetto alla direzione di propagazione dell’onda;
  2. sommandosi alle onde già presenti e amplificando gli effetti sugli edifici.
Figura 9: Effetto di sito – Riflessioni multiple dell’onda

Figura 9: Effetto di sito – Riflessioni multiple dell’onda

 

 

Effetto di sito – Amplificazioni per causa morfologica

Ultimi effetti che si manifestano nell’area sono i cosiddetti effetti “amplificativi” dovuti essenzialmente alla morfologia dell’area. Se un area, ubicata anche 20-30 km dall’epicentro di un sisma, è impostata su un crinale (ad. es. Siena), tale morfologia permette ai fronti delle varie onde sismiche di convergere nella zona sommitale e/o zona di cresta, sommandosi ed amplificando gli effetti disastrosi sugli edifici (Figura 10).

 

Figura 10: Effetto di sito – Amplificazione per effetti morfologici

Figura 10: Effetto di sito – Amplificazione per effetti morfologici

 

 

E ora le domande principe…… Quanto durerà? ci saranno scosse più forti?

Per la durata non possiamo dirlo, è uno sciame, non una sequenza sismica con una scossa principale forte (main-shock) seguita da terremoti di intensità via via minore (after-shocks), potrebbe durare da giorni a mesi.

 

Relativamente alla magnitudo delle scosse, anche qua è difficile fare una previsione, i dati di oggi ci evidenziano una Magnitudo Mw=4,1, mentre la storia ci racconta di Magnitudo fino a 5,43. La migliore previsione rimane sempre la prevenzione, e quindi costruire strutture adeguate e con una adeguata progettazione o verificare le esistenti per la propria e per la pubblica incolumità.  Come prevenzione è verificare le strutture pubbliche e principalmente quelle scolastiche cosa che molti comuni del Chianti non hanno ancora effettuato (come il Comune di Greve in Chianti), e se si fosse verificata la scossa 5.4 e le strutture scolastiche più vetuste non avessero retto, immaginatevi cosa sarebbe successo………

Riprendo infine il consiglio del Prof. Marco Mucciarelli sul suo Blog, è comprensibile che qualcuno non si senta al sicuro nella propria abitazione e che voglia trascorrere qualche ora ancora all’aperto, non bisogna però comportarsi come le persone nella foto qui sotto:

figura11

Persone che non si sentono sicure in casa dovrebbero stare in un’area di attesa sicura predisposta nel piano comunale di protezione civile. Questi signori stanno a pochi metri da un edificio in muratura non in buono stato di conservazione, in una via dove la larghezza è molto minore dell’altezza degli edifici. A Lorca nel 2011 le persone uscirono in strada per un terremoto di magnitudo poco superiore a 4, e quando poche ore dopo arrivò il terremoto con magnitudo 5.2, 9 persone morirono per la caduta di parti non strutturali.

Quindi, le sequenze che non fanno danni ma attirano l’attenzione dovrebbero essere occasione per fermarsi a riflettere su piccole ma efficaci misure di autoprotezione, nonché spingere le Amministrazioni Comunali ad effettuare le verifiche delle proprie strutture soprattutto per la sicurezza dei bambini e dei ragazzi che vanno a scuola.

Tutti i consigli per l’autoprotezione dai terremoti li trovate qui: http://www.iononrischio.it/

N.B. Si ringrazia il precario INGV Dott. D. Piccinini per le informazioni sull’area.

 

Bibliografia

  1. INGVTerremoti (2014). Terremoti in provincia di Firenze: aggiornamento e approfondimento
  1. INGVTerremoti (2014). Evento sismico in provincia di Firenze, M4.1, 19 dicembre ore 11.36
  1. Rovida, R. Camassi, P. Gasperini e M. Stucchi (a cura di), 2011. CPTI11, la versione 2011 del Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani. Milano, Bologna, http://emidius.mi.ingv.it/CPTI, DOI: 10.6092/INGV.IT-CPTI11

Author: Massimo Della Schiava

detto “Fioba”. Geologo, ha lavorato in passato, come tecnologo in sismo-vulcanologia, presso l’INGV sez. Catania. Esperto in bonifiche ambientali, blogger e debunker.

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