Otto fallacie logiche che alimentano le tesi antiscientifiche

Immagine di copertiuna: Cognitive bias concept word cloud background – Shutterstock

(Questo post è la traduzione e l’adattamento dell’articolo di George Dvorsky pubblicato su io9, qui riprodotto con il permesso dell’autore.)

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(immagine: wikimedia commons)

Abbiamo bisogno della scienza ora più che mai. Ne siamo sempre più dipendenti, e allo stesso tempo è lo strumento più potente che abbiamo per capire e trasformare il mondo. Eppure non solo per molti è difficile reperire informazioni accurate sul metodo scientifico e sui suoi risultati, ma a rendere le cose ancora più difficili vi è la persistenza di molti luoghi comuni infondati sulla scienza, che portano individui o associazioni a guardarla perfino con sospetto e ad adoperarsi per screditarne il valore.

 

Il problema è che molti degli argomenti utilizzati per contestare o disconoscere le scoperte scientifiche (o anche lo stesso metodo scientifico) sono pieni zeppi di fallacie logiche, cioè errori nel ragionamento logico-deduttivo.

Qui di seguito vediamo otto fra i più comuni errori che alimentano le tesi antiscientifiche.

 

 

[blogoma_title type=”h4″ ]FALSA EQUIVALENZA[/blogoma_title]

 

Nessuno mette in dubbio che sia importante tenere conto di punti di vista diversi quando si discute un argomento. Ma questo non significa che ogni singola prospettiva su un tema controverso meriti la stessa considerazione o che vi si debba dedicare lo stesso tempo di ascolto. Questo errore è conosciuto col nome di falsa equivalenza: si attesta una pari dignità logica tra due o più opinioni divergenti, quando tale parità non sussiste.

È un errore in cui si incorre spesso quando giornalisti e opinionisti provano ad offrire un dibattito “alla pari” tra un punto di vista scientifico ed uno negazionista (come nel caso del celebre dibattito tra Bill Nye e Ken Ham su evoluzionismo e creazionismo). Molto spesso la parte avversaria non dispone di vere prove, o presenta prove insufficienti o di dubbio valore. Il punto è proprio che non sempre le due parti di un dibattito sono in grado di offrire un uguale contributo in termini di qualità e di prove a supporto delle loro teorie; ma lo spettatore medio può avere difficoltà a rendersene conto.

 

Il dibattito tra Bill Nye e Ken Ham su evoluzionismo e creazionismo. (Immagine: Pixgood)

Il dibattito tra Bill Nye e Ken Ham su evoluzionismo e creazionismo. (Immagine: Pixgood)

 

Il blog “The Skeptical Raptor” spiega bene questo punto:

 

Si guardi una discussione sul cambiamento climatico antropogenico (cioè causato dall’uomo) trasmessa da uno qualsiasi fra i principali organi di informazione. Vi verranno mostrati uno scienziato che, parlando da uno schermo, cerca di esporre dati in modo ponderato. Tipicamente è una persona che non si trova a suo agio con i “dibattiti” pubblici, e dovrà confrontarsi con un avversario fotogenico, magari uno scienziato (in un ambito però completamente diverso dalla climatologia), che si serve di deduzioni logiche fallaci e manipola i dati con disinvoltura per sostenere le sue conclusioni. È così che lo spettatore si convince che gli scienziati sono divisi a metà tra chi afferma e chi nega il cambiamento climatico antropogenico. Tuttavia, le vere cifre parlano di 97 scienziati su 100 che sostengono il cambiamento climatico antropogenico e solo 2-3 che lo contestano, almeno secondo una rivista scientifica seria e autorevole come i Proceedings of the National Academy of Science.

I negazionisti/scettici della scienza, sempre secondo The Skeptical Raptor, tentano di creare la falsa equivalenza con vari metodi, tra cui la pretesa di considerare la scienza una democrazia (cosa che non è), gli appelli alle autorità, le teorie del complotto e la creazione di controversie inesistenti.

 

 

[blogoma_title type=”h4″ ]APPELLO ALLA NATURA E LA FALLACIA NATURALISTICA[/blogoma_title]

 

Poche cose hanno compromesso il lavoro degli scienziati come l’appello alla natura e la fallacia naturalistica. Il primo è la convinzione che ciò che è naturale sia anche “buono” e “giusto”, la seconda consiste nel far derivare “ciò che deve essere” da “ciò che è”. Entrambi sono stati usati per dichiarare che il progresso della scienza e della tecnologia rappresentano una minaccia all’ordine naturale delle cose. Si elogia tutto ciò che è naturale come sano, e al contempo si condanna tutto ciò che è non naturale come nocivo e sgradevole.

 

(Immagine: Pixabay)

(Immagine: Pixabay)

 

Alla radice di questa convinzione vi è la supposizione infondata che le conquiste scientifiche e tecnologiche dell’umanità si collochino in qualche modo al di fuori della natura, e che le nostre attività nell’Universo operino per la distruzione del flusso o equilibrio naturale delle cose. Questa tesi è stata motivo di tensione e ha contribuito alla formulazione di espliciti divieti, alcuni dei quali riguardano la ricerca biologica di base e la genomica, mentre allo stesso tempo ha contribuito allo sviluppo di idee pseudoscientifiche come il Darwinismo sociale.

 

Il filosofo George E. Moore stabilì in modo inoppugnabile che è un errore cercare di definire il concetto di “buono” in termini di una qualche proprietà naturale. David Hume sottolineò come la fallacia naturalistica implichi un salto logico inutile dall’essere al dover essere. Inoltre, è sbagliato cercare di porre delle distanze tra l’umanità, con le sue attività, e gli altri aspetti dell’Universo. Dopotutto, noi lavoriamo nell’Universo seguendo le sue leggi, mai in violazione di esse; ciò che facciamo, ciò che produciamo al suo interno è naturale proprio come tutto il resto.

 

 

[blogoma_title type=”h4″ ]SELEZIONE OSSERVATIVA[/blogoma_title]

 

Molti critici della scienza, chi deliberatamente, chi meno, selezionano e condividono solo le informazioni che servono a confutare alcune specifiche dichiarazioni scientifiche, ignorando allo stesso tempo altre informazioni che invece supporterebbero delle ipotesi più credibili.

 

(Immagine: Flickr)

(Immagine: Flickr)

 

Ad esempio: “Mia nonna fumava e mangiava schifezze, eppure è campata fino a cent’anni e non si è mai ammalata” (frase che peraltro include un’altra fallacia, quella delle statistiche sui piccoli numeri). Oppure, far notare le circostanze favorevoli ignorando o minimizzando quelle sfavorevoli (o viceversa), ad esempio pubblicizzando i vincitori al casinò senza far parola di tutti coloro che perdono; o dichiarando che il crimine dilaga dopo aver visto il TG della sera, mentre le statistiche sui crimini al contrario mostrano un trend in decrescita (e qualcosa di simile si può affermare sulla probabilità individuale di cadere vittima di un attacco terroristico).

 

 

[blogoma_title type=”h4″ ]APPELLO ALLA FEDE[/blogoma_title]

[blogoma_blockquote ]Non mi interessano le prove, io ho fede in ciò in cui credo e quindi so che è vero.

Discutere su Dio è inutile perché Dio è al di là delle ragioni e degli argomenti della scienza.

Mi rifiuto di credere a questa idea disfattista del riscaldamento globale, Dio non permetterebbe mai che ci capitasse qualcosa del genere.[/blogoma_blockquote]

 

Vi ricorda qualcosa? Questi ritornelli vengono riproposti in continuazione da chi ha deciso di appellarsi alla propria fede nel sostenere una discussione. In questa fallacia, le convinzioni religiose si fondono con la ragione e le dimostrazioni. Di fatto la scelta di credere in qualcosa non può fungere da sostituto della scienza, anche se molti di coloro che la compiono credono di agire razionalmente.

 

(Immagine: Times Higher Education)

(Immagine: Times Higher Education)

 

Come fece notare il filosofo George M. Felis, appellarsi alla fede è non solo un errore logico, ma anche un fallimento morale:

 

Il motivo per cui la faccenda è così importante non risiede semplicemente nel fatto che le persone che abbracciano la fede possano sviluppare convinzioni scorrette. La ragione non funge solo da ente regolatore nel senso minimo, secondo cui ci sono confini entro i quali deve operare o altrimenti non è più ragione. Esiste anche una componente etica della ragione, perché le proprie convinzioni sono intimamente collegate alle proprie azioni. Alcune delle proprie credenze sono esse stesse regolatrici: credenze su ciò che è giusto o sbagliato, sul perché, sul valore della vita, per quali persone e in quali modi (si vedano i dibattiti sull’eutanasia e sull’aborto). E le convinzioni fattuali sono altrettanto importanti, dato che il modo in cui comprendiamo il mondo in cui agiamo influenza le nostre azioni allo stesso modo dei nostri valori e dei nostri scopi. Se qualcuno rinuncia alla ragione in virtù del proprio credo, rinuncia all’unico accesso alla verità di cui disponiamo. Gli umani non hanno nessuna capacità percettiva che consenta loro di discernere la verità immediatamente, allo stesso modo in cui discerniamo colori e forme (se l’illuminazione è adeguata e se la nostra vista è in buono stato). Il massimo a cui possiamo arrivare è la giustificazione delle nostre convinzioni. La fede non è una giustificazione, è la sospensione di ogni valido criterio per una giustificazione. La fede dichiara che alcune credenze, quelle più importanti, che si trovano al centro della mia visione del mondo e che influenzano il modo in cui vedo molte altre cose, non hanno bisogno di alcuna giustificazione.

 

[blogoma_title type=”h4″ ]IL DIO DEI VUOTI[/blogoma_title]

 

La scienza non ha tutte le risposte, né pretende di averle. Non sappiamo ancora come funziona la coscienza, non sappiamo cosa ha scatenato il Big Bang, e ci sono ancora lacune nella nostra comprensione di come alcuni tratti somatici emergano tramite la selezione naturale. Questo non implica che si tratti di problemi insolubili; è anzi piuttosto probabile che un giorno li risolveremo. Nel frattempo, è importante raccogliere osservazioni, fare delle ipotesi e supporre che valga il paradigma naturalistico (ovvero che ogni fenomeno possa essere spiegato senza dover invocare le azioni di una forza divina).

 

(Immagine: Wikimedia Commons)

(Immagine: Wikimedia Commons)

 

Purtroppo tuttavia, vi è una tendenza, tra coloro che intendono screditare la scienza, a colmare i vuoti nella comprensione con spiegazioni metafisiche o soprannaturali. Ad esempio, spesso i creazionisti sostengono che la selezione naturale non può spiegare in modo adeguato la diversità, la “irriducibile” complessità e l’apparente progettualità della vita sulla Terra. In modo simile, si tende ad affibbiare spiegazioni soprannaturali a fenomeni neurologici come le esperienze ai confini della morte, o agli episodi allucinatori come la percezione di una presenza esterna, quando spiegazioni più semplici non solo esistono, ma sono più probabili e plausibili.

Come scrisse il matematico Charles A. Coulson nel 1955, “Non esiste un ‘Dio dei vuoti’ che prenda il sopravvento in quei punti strategici dove la scienza non riesce ad arrivare; e la ragione è che i vuoti di questo tipo hanno la tendenza inevitabile a restringersi” e aggiunse anche “O Dio è la Natura intera, senza vuoti, o non esiste affatto”.

 

 

[blogoma_title type=”h4″ ]APPELLO ALLE CONSEGUENZE[/blogoma_title]

 

Fare appello alle conseguenze può essere considerato una specie di principio cautelativo, una diffida a intraprendere attività o sforzi scientifici che rischino di provocare danno (o conseguenze indesiderabili) per la salute umana o per l’ambiente, in considerazione di una imprevedibile serie di eventi a cascata (concetto legato a un’altra fallacia logica, detta “argomentazione a catena”). Tuttavia, in molti casi, i gruppi antiscientifici finiscono per contestare una particolare linea di indagine scientifica farcendo le loro argomentazioni di presunte conseguenze filosofiche o morali, concludendo che una premessa debba essere errata sulla base di presunte conseguenze sgradevoli, e viceversa.

 

A lungo si è temuto che i progressi nella fisica nucleare potessero creare i presupposti per una guerra atomica. (Immagine: Wikimedia Commons)

A lungo si è temuto che i progressi nella fisica nucleare potessero creare i presupposti per una guerra atomica. (Immagine: Wikimedia Commons)

 

Ad esempio, esiste la paura che l’evoluzionismo condurrà al genocidio, o che porterà a ritenere che gli umani non siano che un altro animale nella foresta (cioè alla negazione dell’eccezionalismo). Un’altra preoccupazione comune è che l’ateismo/materialismo ci condurrà a una vita immorale e priva di scopo.

Un altro buon esempio viene da Neo in Matrix. Quando gli viene chiesto se crede nel destino, Neo risponde di no; ma quando gli viene chiesto perché, risponde “Perché non mi piace l’idea di non poter gestire la mia vita”. In questo esempio, Neo non si rifà all’evidenza, ma alla sensazione sgradevole associata al credere nel destino.

Chiaramente, alcune strade dell’indagine scientifica sono più pericolose di altre.

Il recente dibattito sugli esperimenti “gain-of-function” (quelli cioè che coinvolgono la creazione e manipolazione genetica di nuovi patogeni particolarmente aggressivi, NdT) è un ottimo esempio. Ma non sono gli scienziati o il metodo scientifico da mettere sotto processo, quanto piuttosto il modo in cui ci adattiamo alle scoperte recenti.

 

 

[blogoma_title type=”h4″ ]SOSPENSIONE DEL CONSENSO[/blogoma_title]

[blogoma_blockquote ]È solo una teoria.[/blogoma_blockquote]

No, talvolta non è solo una teoria. Certo, i principi scientifici come la selezione naturale e la relatività generale sono teorie, ma arriva il momento in cui le spiegazioni o i modelli diventano talmente istruttivi e utili da poter essere elevati al livello di assiomi, cioè di dichiarazioni o proposizioni assodate, accettate e di indubbia validità, al punto che dovremmo evitare di sospendere il consenso, perché sarebbe irragionevole.

 

I fringuelli delle Galapagos. Le differenze tra i loro becchi sottolineano il fenomeno della cosiddetta radiazione adattiva, la diversificazione di nuove specie a partire da un progenitore comune. (Immagine: Wikimedia Commons)

I fringuelli delle Galapagos. Le differenze tra i loro becchi sottolineano il fenomeno della cosiddetta radiazione adattiva, la diversificazione di nuove specie a partire da un progenitore comune. (Immagine: Wikimedia Commons)

 

Questo non significa abbandonare lo scetticismo, o smettere di provare a perfezionare questi assiomi. Ma è importante dare il giusto riconoscimento alle “teorie” utili quando le incontriamo, piuttosto che screditarle quando non ve ne è reale motivo.

 

[blogoma_title type=”h4″ ]SOSTITUIRSI A DIO[/blogoma_title]

 

Pensate a questo come al corollario religioso della fallacia naturalistica. Nonostante non si tratti formalmente di una fallacia logica, è un errore nel modo di pensare: l’idea che l’uomo non dovrebbe calpestare ciò che è tradizionalmente considerato il dominio di Dio, e che facendolo si dimostri arrogante, irriverente e sconsiderato.

 

(Immagine: Amazon)

(Immagine: Amazon)

 

Si teme di intraprendere attività che stanno al di là della nostra comprensione e del nostro controllo, rischiando di creare danni irreparabili e, magari, di scatenare pure la collera divina. Il soggetto di tali controversie sono solitamente questioni come il controllo delle nascite, l’aborto, l’eutanasia volontaria, l’ingegneria genetica e il prelievo di cellule staminali embrionali. In futuro potrebbero essere coinvolte anche la ricerca sull’estensione radicale della vita e la geoingegneria.

Ma una domanda che è stata spesso posta è: se non giochiamo noi a fare Dio, chi altri può? Questo è il lascito fondamentale dell’Illuminismo europeo e dell’Umanesimo secolare. Partendo dal presupposto che Dio non esista (o che quanto meno non intervenga nelle nostre questioni), ad emergere fu l’opinione diffusa secondo cui l’umanità ha l’obbligo morale di prendere l’iniziativa quando si tratta di capire realmente il mondo e renderlo un posto migliore. E le migliori possibilità ci sono date dalla ragione e dal metodo scientifico, piuttosto che dall’attesa indolente di una forza soprannaturale che non sembra esistere o curarsi minimamente di noi.

Author: Silvia Kuna Ballero

Astrofisica convertita all’insegnamento, appassionata di comunicazione, percezione ed etica della scienza. La sua sfida preferita è rendere accessibile a qualunque pubblico gli argomenti più ostici di matematica, fisica, astronomia e cosmologia.

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  • Malerba

    Da ateo e razionalista, trovo questo articolo estremamente capzioso e propagandistico, quasi fosse volto a giustificare qualsiasi percorso scientifico (o presunto tale) in nome di una visione, infine estremamente deistica, di un infallibile possibilismo scientifico.

    Tesi come quelle presentate ai punti 2, 6 ed 8 non indicano certo una carenza di pensiero razionale, ma semplicemente la presenza di responsabilità – scientifica – delle proprie azioni, troppo spesso assolutamente incoscienti ed intraprese nel nome del denaro, di un’affermazione di (im)potenza o, peggio, nella provvidenza fideistica di un (finto) progresso.

    • Gianna

      Malerba, sei riuscito a commettere metà delle fallacie logiche presentate in questo articolo in un solo commento 🙂

      • Luigi

        Bisogna però considerare che le logiche presentate nell’articolo potranno anche essere soddisfacibili, ma nulla ci fa capire che siano logicamente valide.

    • Silvia Kuna Ballero

      Scusa, per errore non ho cliccato su Rispondi. La mia replica è più sotto.

    • Malerba

      Con due righe di testo in più potevi anche illustrare i passaggi.
      Comprendo che spesso l’autocompiacimento basta e avanza nella produzione di contenuti virtuali.

      • Silvia Kuna Ballero

        Abbi pazienza ma non si capisce a chi stai rispondendo.

        • Malerba

          Pardon, Silvia.
          Rispondevo a Gianna, prima risposta.

          Per rispondere a te invece (già che ci sono 🙂 ), credo che la deresponsabilizzazione in QUESTO articolo ci sia parecchio. Eccetto questa cosa specifica, sono più che d’accordo con il tuo discorso generale, anche se quando si parla di policy ed organismi di controllo la vedo molto nera per varie. Infatti personalmente, trovandomi anch’io in un contesto di ricerca, sono molto più per sistemi sperimentali di autocontrollo partecipato che per i grandi organismi di controllo verticalizzato, facilmente controllabile da grandi interessi. Storia lunga… magari un giorno se ne parlerà di più 🙂

  • Silvia Kuna Ballero

    Grazie per il tuo commento.
    A me non sembra che l’autore volesse deresponsabilizzare la ricerca scientifica, né negare che spesso vi siano interessi poco etici o prese di posizione un tantino tracotanti; di questo nell’articolo non si è trattato espressamente e senz’altro un dibattito su questi temi è sempre attuale e necessario.
    L’articolo riguarda piuttosto il problema di chi vuole porre un veto a certi tipi di ricerca a prescindere dalla loro utilità (vedi staminali), basandosi sull’assunto che ci siano persone senza scrupoli che ne approfitteranno o che le nuove scoperte si portino immancabilmente dietro delle conseguenze nocive. Non che tale assunto sia irragionevole, anzi; ma allora sarebbe più costruttivo, invece che opporsi aprioristicamente a una determinata linea di ricerca, spingere per una policy che definisca e imponga, in modo chiaro e universale, un uso etico delle nuove scoperte.
    Inoltre spesso chi fa appello alle conseguenze non contesta tanto l’eticità di una linea di ricerca, quanto la sua validità scientifica sulla base di conseguenze percepite come sgradevoli. Recuperiamo un esempio classico: la Terra deve essere al centro dell’universo perché l’idea di occupare un posto così marginale nell’universo è davvero triste. E beh, questa tesi comporta sì una carenza di pensiero razionale: è una fallacia che deriva dal fare appello non alla ragione, bensì all’emotività.
    Spero di essermi spiegata. Buon proseguimento,
    S.

  • Luigi

    Questo articolo, seppur interessante, non mi soddisfa perché è troppo di parte, presupponendo che la scienza sia diametralmente opposta alla morale e viceversa, senza considerare gli scienziati che invece agiscono anche grazie alla morale.

    Sembra quasi che ogni ricerca o azione mossa dalla scienza sia da premiare ed ogni azione mossa dalla morale sia da sopprimere per sopperire ad un bisogno (un bisogno che è effettivamente indispensabile) di maggiore conoscenza.

    Eppure in Germania nel periodo nazista erano gli scienziati, mossi da principi scientifici, a decidere che le persone con disabilità fossero uccise perché, in un momento di crisi, non si poteva soddisfare i loro bisogni essendo loro non produttivi per il paese. Sia chiaro, come scienziati erano ottimi, il loro rapporto stilato era giusto e rispecchiava perfettamente la situazione. Una disequazione economica che poneva i disabili minori di zero e che quindi era evidente non avessero scopo in una società perfetta.

    Forse però avevano perso il loro lato umano, il senso stesso della vita.

    Certo è ovvio la religione (o morale) non deve e non dovrà mai (più) cercare di sostituirsi alla scienza, ma sugli aspetti morali la scienza non deve e non dovrà mai più sostituirsi alla religione (o morale).

    In fondo anche noi siamo delle semplici variabili casuali.

    • Andrea Bersani

      Io non credo che lo spirito dell’articolo sia volto a mettere in contrapposizione scienza e morale. Il problema, quando si affronta un argomento scientifico, non è se sia eticamente corretto o meno perseguire una certa strada, ma se quella strada dia dei risultati o meno. Spesso proprio questa discrepanza tra livelli di discussione porta a conflitti insanabili: da una parte lo scienziato parla di scienza in modo asettico, dall’altra il filosofo (mi si passi il termine) parla delle implicazioni morali della scoperta scientifica: inevitabilmente il confronto è sterile. Nella comunità scientifica a cui appartengo prima o poi tutti si interrogano sulle responsabilità degli scienziati nello sviluppo dell’arma atomica e delle implicazioni etiche che questo “sviluppo tecnologico” ha avuto sull’umanità. Era “meglio” non sapere? O è stato meglio sapere e quello che dobbiamo fare è imparare a gestire quello che sappiamo? Secondo me, la risposta giusta è la seconda, solo che la prima parte del lavoro spetta allo scienziato e la seconda al filosofo. Per questo ritengo che, finché si ragiona sulla prima parte del problema, ovvero sullo sviluppo del sapere, la logica sia la regola da seguire, mentre nella seconda parte si debba lasciare da parte la rigidità e ci si debba far guidare anche dal senso comune, che molto mutua dall’etica e dalla morale. Queste ultime, però, non possono e non devono cercare di negare che con un opportuno apparato si possa costruire un ordigno nucleare e che questo funzioni: devono spiegarci quanto sia pericoloso e antiumano utilizzarlo, piuttosto.

      • Malerba

        A me sembra, invece, che l’articolo voglia esplicitamente contrapporre scienza e morale.
        Il che, vista la comunità scientifica odierna, non è nemmeno così distante dalla realtà; come, del resto, anche tu confermi sostenendo che «quando si affronta un argomento scientifico, non è se sia eticamente corretto o meno perseguire una certa strada, ma se quella strada dia dei risultati o meno»: è proprio questo possibilismo mercenario che ha portato la scienza moderna alla subalternità a determinati gruppi di potere ed ad essere osteggiata (a torto o a ragione) da determinati altri gruppi sociali.

        Sulla seconda parte del tuo commento, facendo una parafrasi – sicuramente provocatoria – della critica al pensiero scientifico di Fukuoka, dirò un aneddoto

        Uno scimpanzè ed un uomo vengono lanciati, sprovvisti di paracadute, giù da un aereo. L’uomo, mediamente istruito, sa i principi del funzionamento dell’aereo che lo ha portato su, dell’altitudine, dell’attrito dell’aria che può rallentare o accelerare la corsa a seconda della posizione presa, della forza di gravità e del tempo che questa impiegherà a portarlo inesorabilmente al suolo. Lo scimpanzè non ha sicuramente tutti questi strumenti, ed è nel panico all’idea della caduto. L’uomo è sicuramente più cosciente dello scimpanzè che urla di paura, ma questo non le rende meno morto.

        Questo non vuole essere certo un attacco tout-court al processo conoscitivo: piuttosto, un invito a pesare meglio il valore di certi processi e ad interrogarsi su questioni più legate alla nostra sfera. Nel caso suddetto, chi guidava l’aereo? E perché ha buttato giù i due malcapitati?

        • Roberto Pescatore

          È la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani… A ogni piano, mentre cade, l’uomo non smette di ripetere: “Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene”. Questo per dire che l’importante non è la caduta ma l’atterraggio.

        • Camillo

          Malerba l’articolo non contrappone mai scienza e morale, quindi suppongo che stai mischiando religione e morale, insinuando che gli scienziati in toto non abbiano ne una ne l’altra.

          Direi che,senza dilungarmi inutilmente, è un ragionamento sbagliato, anzi, non è proprio un ragionamento ma un pregiudizio.

          Per riprendere “l’esempio” dell’aereo, senza il pensiero razionale e critico tu non sapresti nemmeno formulare questa storiella, e non avresti la minima concezione di cosa sia un aereo perché nessuno scienziato cattivo lo avrebbe inventato. saresti sotto un albero a mangiare banane con la compare scimpanzé, con tutti i tuoi dubbi e il tuoi credi assolutamente intatti.’articolo non contrappone mai scienza e morale, quindi suppongo che stai mischiando religione e morale, insinuando che gli scienziati in toto non abbiano ne una ne l’altra.

          Direi che,senza dilungarmi inutilmente, è un ragionamento sbagliato, anzi, non è proprio un ragionamento ma un pregiudizio.

          Per riprendere “l’esempio” dell’aereo, senza il pensiero razionale e critico tu non sapresti nemmeno formulare questa storiella, e non avresti la minima concezione di cosa sia un aereo perché nessuno scienziato cattivo lo avrebbe inventato. saresti sotto un albero a mangiare banane con la compare scimpanzé, con tutti i tuoi dubbi e il tuoi credi assolutamente intatti.

          • Malerba

            Sul perché questo articolo sia esponente di quella filosofia scientifica che separa il processo scientifico dalla “morale” – concetto che di per sé aborro, direi più “umanità” – mi sono già espresso in altri commenti.

            E davvero non parlo di religione, una delle cose più distanti dalla mia persona. In questo senso, inoltre, accomuno spesso la scienza disumanizzata al pensiero religioso, che condividono molte pratiche e molta retorica.

    • Antonioi

      Non confonderei la morale con la religione.
      Può esistere una morale anche in assenza di religione.

    • Quello è il socialismo, non la scienza. Nel momento in cui approvi che “Lo Stato” è sopra all’INDIVIDUO, è chiaro che diventa naturale applicare quelle misure che permettano allo Stato di prosperare anche a discapito dei cittadini.
      Nel momento in cui un cittadino è “di proprietà” dello Stato, diventa un bene economico come gli altri, di proprietà dello Stato stesso, che può trattarlo come un bene economico: scambiarlo, usarlo e anche rottamarlo se il valore economico scende sotto al costo di mantenimento.

  • Credo che il punto 7 debba essere approfondito spiegando cosa si intende scientificamente per “Teoria”.
    Il post lascia ad intendere che certe teorie siano tali secondo la definizione dell’uomo della strada, quelle che la scienza chiama Ipotesi. La teoria evoluzionistica ad esempio non e’ una ipotesi ma una Teoria in senso scientifico, con prove e modelli a sostegno. Questa distinzione dovrebbe essere usata per spiegare che, ad esempio, il creazionismo non e’ una forma di pensiero contraria ad una idea di qualche scienziato ma la negazione dell’evidenza scientifica che compone la teoria a sostegno dell’ipotesi evoluzionistica e che la conferma.
    Visto lo spazio che si e’ dato ad altre spiegazioni mi sembra necessario completare il punto 7 anche perche’ e’ uno dei punti su cui piu’ frequentemente battono i commentatori antiscientifici.

    • Silvia Kuna Ballero

      Non hai tutti i torti. Come è spiegato all’inizio, il post è essenzialmente una traduzione di un articolo di George Dvorsky e non ce la siamo sentita di andare oltre qualche brevissimo commento esplicativo in aggiunta all’originale per non snaturarlo troppo. Ciò non toglie che in futuro non possiamo approfondire questo aspetto, anzi ti ringrazio del contributo.

      • despair

        La scienza, figlia della matematica, parte dai suoi assiomi fondamentali; intoccabili dogmi decisi da noi stessi.
        penso che una delle cose che rende a questo pensiero chiuso a livelli religiosi sia la sua grandezza stessa; il potenziale di una creatura come l’uomo che è stata ed è capace non solo di conoscere, ma di controllare la sua creatrice stessa, è un po’ sprecato credo, se ancora pensiamo a lanciare bombe.
        c’è un po’ di presuntuosità qui, ma è capibile, si dovrebbe solo essere più aperti di idee e accettare che l’uomo è speciale non solo per aver sviluppato la ragione; ma anche per l’essere mosso da emozioni che hanno cambiato la nostra esistenza sulla terra dal suo sviluppo.
        e spero siate aperti anche voi nel leggermi.

        • Silvia Kuna Ballero

          Gli assiomi della scienza sono stati messi in discussione (a volte con più, a volte con meno fatica) quando l’evidenza sperimentale ha mostrato che non erano più validi. Si pensi agli assiomi newtoniani di spazio e tempo assoluti.

  • L’Esorciccio

    Visto che avete scritto tutti più o meno commenti senza senso, giusto per improvvisarvi tuttologi, lo faccio anche io. Solo per pedissequare la fagocitazione nel sensazionalismo universale.

    • Tyreal

      eeeeee…. Macarena!

  • joule

    A proposito del voluto riufiuto a colmare quei vuoti che la ragione non sempre riesce a riempire, forse aveva proprio ragione Leopardi dicendo che gli stupidi siao più felici.
    E i religiosi li ritengo stupidi nonché ipocriti.

    • Paolo Bianchi

      Non sono d’accordo. Il rispetto ci deve essere da ambo le parti. Definire “stupido” chi ha credenze religiose non rende giustizia alla ragione che cerchi di sostenere.

      • joule

        Già, forse sono stato troppo schietto e duro ma penso che il concetto sia arrivato. Sbaglio forse? A parte la presunta offesa.

    • Roberto Pescatore

      Eppure anche la scienza e’ una religione.
      Mi vaccino, il ministero della salute lo consiglia, i medici lo consigliano, i ricercatori lo realizzano.
      Poi molti, dotti, medici e sapienti lo sconsigliano.
      La scienza deve dare un parere o una certezza?
      Scusi 2+2=4? Mah, potrebbe fare anche 5 o 6.
      Ah be’, grazie un po’ come quella che dice di essere mezza gravida; o sei gravida o non lo sei.
      Per quanto sopra enunciato si evince che vaccinarsi oggi significa credere ciecamente alla dottrina ufficiale, con la stessa fede che un timorato prova per una religione.
      Quindi anche la scienza e’ una religione.

      Ezechiele, 25:17.
      Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi.
      Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà, conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare, e infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore, quando farò calare la mia vendetta sopra di te!

      • Paolo Bianchi

        Questo commento è talmente delirante che è praticamente incommentabile. Congratulazioni.

        • Roberto Pescatore

          Paolo Bianchi, grazie per il commento.

        • Roberto Pescatore

          Delirante si, ma non terrificante.
          SKB&P.B. (come quello + famoso) ma da quale delle 27 lune di urano mi stai leggendo? Hutson abbiamo un problema. Svegliatevi! (non arrivano da voi a suonare al citofono?) Milioni di testimoni di geova non solo non si vaccinano ma rifiutano in toto la medicina e i farmaci per scelta religiosa. Milioni di Ebrei e mussulmani di fronte a una bistecca di maiale si tirano indietro opponendo motivi religiosi a scientifici motivi nutrizionali. Vegetariani, vegani, fruttariani ed igienisti alimentari sono gli ultimi inquisitori della tavola. Tutto cio’ e’ evidente ed inconfutabile. Scelte scientifiche sono di fatto per miliardi d’individui scelte religiose.

      • Silvia Kuna Ballero

        Veramente dal mio punto di vista vaccinarsi significa prima informarsi e poi prendere una decisione informata. Non ci vedo nulla di religioso in questo. Seguendo il tuo ragionamento potrei concludere che anche non vaccinarsi è una decisione religiosa.

        • Roberto Pescatore

          esatto

        • Michele

          Se “vaccinarsi significa prima informarsi e poi prendere una decisione informata”, come mai se solo osi nutrire dei dubbi in molti ti si scagliano contro?
          Ne ho visti, soprattutto letti, tanti di questi attacchi, e mi sembrano molto simili a quelli che subisce, da parte dei credenti, chi dubita dell’esistenza di Dio.
          Probabilmente un uomo di scienza sarebbe meno aggressivo, ma i profani, vivono la scienza come una religione, e come tale vogliono imporla. A riprova che la considerano tale, quando una nuova ricerca ne confuta un’altra(a cui loro hanno dato credito), ci vanno giù pesante nei confronti dei ricercatori e della ricerca stessa.

          • Paolo Bianchi

            Ma cosa diamine stai dicendo?
            Nessuno ti permette di avere dubbi ma prove e dati alla mano questi dovrebbero dissiparsi. Le vaccinazioni servono, forse non sono il metodo più perfetto ma sicuramente ad oggi quello più efficace.
            Qui non c’è nulla di religioso. C’è la realtà da una parte e la fantasia dall’altra.

          • Silvia Kuna Ballero

            Naturalmente Paolo voleva dire “nessuno ti impedisce” 🙂

      • Roberto Pescatore

        Questa versione e’ piu’ recente, delirante e al tempo stesso terrificante:

  • danilo

    Siamo solo di passaggio e una volta morti diventiamo cenere ma (dai tempi della scrittura) le scoperte, le innovazioni e i progressi raggiunti come genere umano quelli rimangono. E l’idea di poter dare un contributo mi persuade che la vita valga la pena di esser vissuta.
    E’ innegabile però che troppe volte è stato fatto un uso distorto e autolesionistico del progresso scientifico (polvere da sparo, nucleare, datagate..!!) tanto che temo di condividere le mie idee col resto del mondo, non vorrei mai diventassero un altro strumento nelle mani di matrix…
    Ovviamente il problema è il potere corrotto, non certo la scienza.
    Approfitto dello spazio x consigliarvi un libro:
    I persuasori occulti
    pane x la mente e avvincente illustrazione di come pure la psicologia sia affetta da questo morbo terribile.

    • Paolo Bianchi

      Approfondire è sempre una cosa positiva. Ma occhio a non cadere nel tranello del complottismo, che di razionale ha poco.

      • Roberto Pescatore

        Grazie, ma rispondevo a Joule, con te sono perfettamente d’accordo

  • mario pantaloni

    Dire quanti scienziati sono a favore e quanti contro una tesi non è un argomento scientifico. Ciò che conta è quante e quali prove confermano o confutano una tesi. Tutto il resto è semplicemente chiacchiera.

  • Roberto Pescatore

    6. argomentazioni (anche a catena)

    “Tombola, devo dirti che la tua argomentazione batte di gran lunga la mia; e’ terrificante, si, ma cosi’ chiara.
    Credi che possa permettermi di usarla come ispirazione nei miei scritti?”

    (8:35)

  • joule

    Non capisco riguardo a cosa mi stai rispondendo. Detto ciò, è grazie alla scienza ed al progresso se oggi esiste una semplice medicina come l’aspirina, se oggi sappiamo che la terra gira attorno al sole e non il contrario. Anche se tutto ciò può andare a discapito dell’etica morale, la religione non credo serva a niente se non a dare risposte a cui non possiamo (momentaneamente) arrivare. Magari un giorno il progresso scientifico darà risposta anche al “creazionismo” . E dopotutto credo sia più onesto credere in qualcosa che si pone una tesi e cerca di dimostrarla con delle prove e fatti reali, piùttosto ad una cosa che inventa delle verità basandosi su un libro scritto chissà quanti anni addietro e chissà quante volte modificato… beh credo di non aver fatto capire il mio ateismo.
    Ps: sono d’accordo con l’inutilità del commento di Roberto Pescatore. Che senso ha mettere una scena di un film a sostegno di quello che dici? Mah…

    • Roberto Pescatore

      Ha senso di serendipita’.
      La scienza non esisterebbe senza il lavoro dei frati amanuensi, un po’ come diceva Camillo a proposito di scimmie, banane ed aerei.
      Poi a me il film allegato piace e mi dispiace per te che, se non lo apprezzi, hai una gioia in meno nella vita.
      Tutto ha un senso e poi spesso l’apparenza inganna.

  • Michele

    La SELEZIONE OSSERVATIVA altro non è che quello che gli psicologi chiamano Bias di conferma, giusto? E se è così, e poiché anche il più grande dei luminari della scienza può caderne vittima, perché usare questo bias per avallare le vostre ragioni per sminuire quelle dei critici? Per dire, Nassim Taleb scrive degli scienziati(pure degli storici) la stessa cosa, e cioè che alcuni(o molti) fanno una selezione delle prove, e quelle che non confermano le loro convinzioni vengono scartate. Gli scienziati sono anch’essi essere umani, no? Come funziona, in critici sono vittime di bias, euristiche, emozioni, convinzioni e gli scienziati no?

    • Paolo Bianchi

      Gli scienziati sono comunque vittime dei bias. Il punto è riconoscerli ed evitarli. Tutto qua.

  • Il post apparirebbe sensato ed istruttivo. E’ un peccato che tenda continuamente ad affermare come fatto scientifico “il riscaldamento globale antropogenico”. Sembra quasi che si possa aggiungere un punto aggiuntivo agli 8 forniti:

    “Parlare di diversi argomenti sensatamente ma alludere in continuazione ad una tesi assolutamente non provata confidando che la sensatezza degli altri argomenti induca gli ascoltatori a ritenere sensata anche la stessa”

    • Paolo Bianchi

      Caro, se tutti gli studi e le prove portate ad oggi non ti soddisfano, non dare la colpa alla scienza.
      I cambiamenti climatici, che ti piaccia o meno, sono causati anche dall’uomo.

      • Non do colpe alla scienza. Dove l’ho detto? Do colpe all’articolista.
        Riguardo al punto, potrei dire che se tutte le prove portate ad oggi non ti soddisfano non so che farci.
        Considerate le energie in gioco, le scoregge emesse dall’umanità formichina nel 10% forse 5% della superficie del pianeta (quella abitata) sono robetta da zerovirgola.

        • Paolo Bianchi

          Potrei dire lo stesso. Di prove provate ne abbiamo a centinaia e in mole molto più importante di quella dei deniers, eppure…

        • Silvia Kuna Ballero

          Alex, tu fai un discorso abbastanza “a braccio” menzionando percentuali di superficie abitata, io potrei mostrarti grafici che mostrano come le concentrazioni dei gas serra siano schizzate negli ultimi decenni (cioè, guarda caso, proprio a partire dall’era industriale) a livelli non solo mai raggiunti, ma nemmeno sfiorati nelle ultime *centinaia di migliaia* di anni.
          Vapore acqueo, anidride carbonica, ozono, protossido di azoto, metano sono *tutti* prodotti dall’attività umana e mi sembra che nemmeno tu metta in dubbio che determinino in via diretta l’innalzamento della temperatura globale. Cosa ritieni più sensato, ipotizzare che – siccome abitiamo il 5% della superficie terrestre – il nostro contributo sarà minimo, oppure visualizzarlo nero su bianco, questo contributo, e vedere che così minimo non è?
          Poi per carità, magari la comunità scientifica in toto si sbaglia, ma finché i dati sperimentali sono questi, il consenso è abbastanza uniforme, quindi è abbastanza naturale che l’autore la citi come ipotesi scientifica sensata.

          Ciò detto: ebbene sì, mettere una tesi antiscientifica in mezzo a un mucchio di argomenti ragionevoli è un trucco che ho visto fare diverse volte. Sarebbe da farne una rassegna 🙂

          • Io mi concentrerei sul capire quanto “vapore acqueo, anidride carbonica, metano, ” etc, vengono prodotti dall’attività sismica della terra, dal movimento tettonico, dall’attività vulcanica, dall’ecosistema “oceano”… dai vulcani, da una variazione qualunque dell’emissione solare (macchie solari più o meno grandi ad esempio), da incendi naturali… Di tutto il raggio terrestre, solo gli ultimi 32Km sono di cresta solida ad esempio. Sopra questi 32Km ci siamo noi che occupiamo uno strato di a voler essere gentili, 50 metri. Sotto di noi ci sono 6340 Km di mantello fuso e nucleo, con forze in gioco centinaia di migliaia di volte più forti delle nostre, in continuo movimento e sede di continue reazioni chimiche esotermiche… convulse e non prevedibili. Trovo MOLTO MOLTO improbabile che influiscano meno delle formichine in quel tratto di 100 metri tra la crosta solida e la prima parte dell’atmosfera (limitatamente poi alle terre emerse e alle regioni almeno moderatamente popolate).

  • E peraltro è ormai storia la diffusione di dati falsi intenzionalmente fatta dall’ IPCC…

    • Silvia Kuna Ballero

      Siamo passati alla fase “proviamo a screditare i dati disponibili”? Che interesse ha l’IPCC a indurre la gente a credere che sia meglio limitare l’emissione di gas serra?

      • Non provo a screditare, hanno subito un attacco hacker fu su tutti i giornali. Comunque riguardo al movente….
        Una valanga di fondi pubblici che vengono indirizzati
        all’ IPCC proprio perché si pensa che sia utile… Avrebbe poco senso che dichiarassero: “Signori i cambiamenti climatici sono dovuti alla dinamica stessa del pianeta e sono più grandi di noi. Non possiamo farci nulla, quindi non serviamo a nulla chiudeteci o comunque potete dimezzarci i fondi.” Un pò come i forestali siculi che appiccano incendi affinché gli vengano rinnovati i contratti.

        • Silvia Kuna Ballero

          Un po’ come gli studi che screditano il cambiamento climatico antropogenico che poi si scoprono finanziati dalle compagnie petrolifere. Onestamente preferirei non andare su questa strada, ma trovo molti più interessi economici nel negazionismo. Dal mio punto di vista supportato dalla comunità scientifica, eh.

          • matteo bartolini

            mmm…magari gli studi delle compagnie petrolifere non sono in malafede 😉

            a parte le facezie si può dire che gli studi nel verso opposto siano spinti dalle lobby verdi, in fondo i pannelli solari sono prodotti anch’essi da grandi multinazionali.

            il fatto di produrre pannelli solari non li fa sfuggire ai problemi economici, magari pensavano di raggiungere la grid parity con investimenti più bassi e in minor tempo ed ora si accorgono che è necessaria altra ricerca. nessun problema se non che è finanziata da soldi pubblici.

            ma i pannelli solari ci permetterebbero di inquinare di meno quindi è un vantaggio per tutti avere questa tecnologia funzionante! senza dubbio.
            però cosa intendiamo per minore inquinamento?solo emissione di CO2? i pannelli solari esausti e gli accumulatori come possono esssere smaltiti? c’è dentro una valanga di elettronica e i suoi costi di riciclo sono belli elevati.
            quando km quadrati di pannelli solari saran da buttare, ci sarà qualcuno in grado di gestirli? credo di sì, l’Africa è piuttosto grande.

            questo per dire che il male forse non è tutto da un lato, ognuno fa i suoi investimenti e cerca di portare acqua al suo mulino, in questo periodo le energie verdi sanno vendersi meglio quindi beccano più soldi statali pagati con accise sulla benzina.

            con questo non voglio dire che tutti gli scienziati del mondo siano a libro paga di lg, ma che quest’articolo fa notare la % 97/2-3 come se tutti gli scienziati del mondo abbiano seriamente studiato i cambiamenti climatici e siano giunti a tale o tal’altra conclusione.

            spero si capisca, buona serata

  • Roberto Pescatore

    Concordo pienamente con Alex (Drastico?) e a questo punto credo si possa affermare che vaccinarsi sia non solo una scelta religiosa ma anche politica.

  • joule

    Ecco, questo video si che mi piace!
    Caro Pescatore…

  • Roberto Pescatore

    Cara joule mi fai venire in mente la zia Jole cha faceva un oistringolo delizioso.
    Sono contento del tuo apprezzamento sul video,
    Comunque il Roberto Pescatore, che calzerebbe perfettamente con la storia dell’uomo affranto, in realta’ si riferisce a Bobby Fischer.
    Rileggo: “Che senso ha mettere una scena di un film a sostegno di quello che dici? Mah… e parimenti ti domando:” Allora che senso ha mettere delle foto nel blog a sostegno di quello che dice?? Boh…”

  • Chiara

    Sono arrivata qui non so come e non ho capito granché… solo di una cosa sono certa: si scrive ‘fallaci’.

    • Roberto Pescatore

      mica tanto:
      Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
      Le fallacie sono errori nascosti nel ragionamento che comportano la violazione delle regole di un confronto argomentativo corretto.

  • Pingback: Il fantastico mondo delle fallacie logiche()

  • Ennio

    Interessanti alcuni punti, nel punto dell’appello alla fede George M. Felis banalizza il concetto di ragione, intendendo come dimostrabile soltanto un’asserzione che partendo da premesse corrette arrive a conseguenze corrette, mentre ciò di cui possiamo essere certi è molto più vasto delle dimostrazioni matematiche e fisiche. Inoltre, è da Popper in poi che niente viene da considerarsi più dimostrabile, ma solo falsificabile, quindi anche quella che voi chiamate erroneamente “ragione” deve rivedere il suo domino di esercitazione.

    • Andre

      Non capisco bene, da una parte mi dici che possiamo essere certi di
      molte più cose di quelle che possono essere dimostrate e che, dall’altra
      parte, niente può più essere considerato dimostrabile, ma solo
      falsificabile. Mi sembrano due affermazioni in contrasto tra loro, di
      fatto, prendendo per buono il modus tollens popperiano, non posso essere
      più certo di niente, soltanto assumere come “ragionevolmente vere” le
      teorie e i modelli che non sono ancora stati falsificati. In questo
      senso, Popper non aggiunge niente alla scienza come la intendiamo dal
      XIX secolo in avanti (almeno), di fatto quello che mettiamo nei libri è
      una raccolta di “cose” che danno la spiegazione più semplice possibile
      ad un fenomeno senza essere in contrasto con altre “cose”, praticamente
      l’unione del rasoio di Occam con il principio di non contraddizione, che
      è di eredità addirittura aristotelica. Questo, almeno per me, è quello
      che intendo con “ragione”, ma non sono un umanista, la mia conoscenza
      della filosofia è molto più limitata di quella della fisica.

      • Giuseppe Rossi

        In (tarda) risposta al tuo commento potrei anche pensare che è meglio un “connestabile”, magari alla ricerca di nuovi territori, che uno scienziato tradizionalista che si contenta e si compiace di coltivare il proprio orto
        fermandosi però al confine, e magari ha timore ad uscire poichè gli hanno detto: “hic sunt leones”. Anche la tua è fede, fede nell’immanenza invece che nella trascendenza. Ed è un gran bell’atto di fede. visto che puoi osservare e monitorare solo il 5% delle energie in ballo nel cosmo. Ci sono troppe conferme oggi di fenomeni che vanno oltre la causalità lineare, il teletrasporto, ad esempio, è già operativo, per quanto mi risulta. Uno dei problemi che le scienze dure hanno creato nella cultura di oggi, e soprattutto in quella medica, è stato proprio quello di occultare la dimensione invisibile, le forze sottili ma determinanti che muovono l’organismo sociale e l’automa corporeo. E’ un’invasione triste e insensata che miete milioni di vittime ogni mese, ben assistita dalle truppe delle multinazionali desiderose di profitto e di autodistruzione. Hai il viso di un “mastino” della scienza, sono sicuro che la tua tenacia e il tuo talento ti porteranno oltre le “colonne d’Ercole”..

        • Andre

          Io mi sento di contestare questa vostra visione dello scienziato. So bene che la materia che conosciamo è meno del 5% del totale, e proprio nella ricerca di tutto il resto cerchiamo di trovare un senso a quello che non conosciamo ancora. Il teletrasporto, per come viene realizzato nei laboratori, non ha niente di contrastante la nostra conoscenza pregressa, è un’applicazione di teorie che, forse 50 o 100 anni fa, potevano sembrare esotiche e fantasiose, ma che si sono rivelate efficaci per descrivere il mondo. La dimensione invisibile, a patto che esista e che non sia come gli unicorni rosa invisibili che andavano di moda qualche decennio fa, non fa (ancora) parte dell’orticello delle scienze dure, proprio perché, finora, è stata invisibile. Lì, per ora, è solo questione di fede. Anche noi crediamo cose che ancora non sappiamo (ad esempio, io credo che qualunque altra civiltà aliena abbia la nostra stessa matematica [e, ovviamente, che esistano altre civiltà evolute, nell’Universo], credo che il neutrino sia una particella di Dirac e non di Majorana, credo esistano particelle supersimmetriche oltre a quelle che conosciamo, non credo alle stringhe e in molti altri campi ho una “fede” non suffragata dai fatti), ma semplicemente mettiamo su due piani diversi quello che abbiamo potuto sperimentare da quello che (ancora) possiamo solo immaginare. E le assicuro che l’immaginazione non ci manca e le speranze nemmeno, non solo per quel 95% di energia che non sappiamo cosa sia (e davvero, questo è molto molto seccante), ma anche per cose molto più concrete, per me, ad esempio, trovare un modo di visitare pianeti lontani. Solo, in quello che scriviamo, mettiamo solo quello di cui siamo ragionevolmente certi. Ci sono anche cose (per esempio l’esistenza o meno di Dio) in cui, semplicemente, non ci esprimiamo perché *l’argomento esula completamente la nostra capacità analitica*, e, en passant, non ha nessuna influenza sui nostri esperimenti e sulle nostre teorie. Si guardi da chi espone con sicurezza teorie non suffragate dai fatti, spesso è difficile discernere tra una mente illuminata e un sognatore che si è solo spinto troppo oltre con l’immaginazione.

          • Giuseppe Rossi

            Vorrei cercare di capire che tipo di spiegazione siete in grado di dare nel citato teletrasporto, ad esempio. Quando il segnale passa istantaneamente da un punto all’altro, sembrerebbe di capire che l’evento ci dica che lo spazio è azzerato, e con esso il tempo. E’ questa la trascendenza a cui alludevo, non necessariamente di natura religiosa. Eugene Wigner diceva una cosa equivalente quando asseriva che “ogni parte definibile dell’universo è considerata radiare un’energia di tipo ondulatorio che è infinitamente interconnessa con tutte le altre parti dell’universo, ciascuna parte contiene l’immagine dell’intero universo”. Il paradigma olografico pone tanti interrogativi al nostro vecchio razionalismo post-illuminista. Cosa può fare la “ratio”, quale tipo di “comparatio” è praticabile in una dimensione fatta di eventi che non hanno rapporti lineari. Probabilmente la magia, la vita stessa dell’universo dipende da questa continua tensione dialettica tra forze trascendenti e immanenti.O no?

  • Giuseppe Rossi

    L’energia non si crea e non si distrugge, l’energia è eterna. La legge è connaturata all’energia, ne è l’aspetto invisibile ed inscindibile, l’informazione necessaria a connotarla con una frequenza, un vettore, un senso. La legge è eterna, come il (relativo) caos. Assieme alla ratio abbiamo il Logos, e la “Oneness” che coordina il campo cosmico (postulata nella teoria della coerenza elettrodinamica quantistica). Sono già tutti lì, da sempre, incluse le funzioni emotive e volitive, oltre appunto a quelle raziocinanti, valide queste ultime a soppesare i pochi eventi che siamo in grado di monitorare nel grande spettro delle energie cosmiche. La ragione è solo una delle funzioni della mente, e la mente è stato dimostrato da decenni che è un “sistema extra-fisico”, come gli atomi. Heisenberg diceva che gli atomi “non sono cose”. Noi siamo solo la cima dell’iceberg, una proiezione pulsata e (più o meno) fasica dell’eterno. Il tempo siderale, in cui la nostra cultura ha strutturato la sola logica lineare, è una nostra convenzione. Il tempo non esiste: “Io sono Colui che sono”.

    • Andre

      Da scienziato, ho difficoltà ad abbandonare il livello su cui posso fare
      esperimenti e testare le mie teorie e ad avventurarmi in una
      trascendenza dove mi sento molto meno a mio agio… al limite posso
      ricordare le parole del bardo, leggendo questo tuo commento:

      “perché questo erudito Connestabile

      è troppo bravo perch’io lo capisca”

  • birdack81

    Trovo ne manchi una: correlazione non e’ casualita’. Come ben mostra il grafico numero di pirati vs riscaldamento globale…

  • Giuseppe Rossi

    Per quello che riesco a capire io, tra litigi e dati contrastanti delle misurazioni fatte da voi fisici, sembrerebbe che il famoso “entanglement” qualcosa dovrà pur significare in microfisica. E così pure mi chiedo dove va a finire lo spazio degli impalpabili bosoni se non seguono il principio di esclusione di Pauli, potendo occupare, in numero illimitato e contemporaneamente, come ben sa, lo stesso strato energetico. Ci vorrebbe una (ennesima?) bella rasoiata di Occam per sorvolare su tali dati, Mi spiace, non capisco la sua posizione. Se ha ancora la pazienza di rispondermi la prego di essere più chiaro. Grazie.

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