Batteri killer e inchieste giudiziarie: il caso della Xylella pugliese

Un vero e proprio ciclone giudiziario si è abbattuto sui protagonisti del piano per la gestione dell’emergenza Xylella fastidiosa, il batterio che sta decimando gli olivi salentini. Il 18 dicembre la procura di Lecce ha disposto il sequestro di tutti gli olivi destinati all’abbattimento e ha emesso 10 avvisi di garanzia, che chiamano in causa il commissario straordinario per l’emergenza Giuseppe Silletti e alcuni ricercatori. La notizia, che ha attirato anche l’attenzione della prestigiosa rivista scientifica Nature, ha provocato la reazione della Società Italiana di Patologia Vegetale e della Società Entomologica Italiana, che, in un recente comunicato stampa, si dichiarano sconcertate dal provvedimento di sequestro, alla luce delle evidenze scientifiche.

Ma come stanno davvero le cose? Che cosa sappiamo oggi dell’epidemia che sta rimbalzando attraverso i media, che sembrano gareggiare nel fornire versioni diverse e reciprocamente incompatibili dei fatti?

Facciamo un salto indietro al 2008 circa. Nella zona di Gallipoli gli olivi iniziano a presentare un preoccupante sintomo, che non passa inosservato: le fronde iniziano gradualmente a seccare, in maniera progressivamente più estesa. Sono però tante le patologie che colpiscono gli olivi e la maggior parte di queste può causare disseccamenti e “bruscatura” del fogliame. L’espandersi della sintomatologia e, soprattutto, l’evidenza di disseccamenti rapidi di parti rilevanti o di interi olivi in seguito a stress idrici induce, però, i ricercatori a pensare che ci si trovi di fronte a un problema diverso dalle consuete malattie con cui gli olivicoltori pugliesi si misurano da tempo. A ottobre 2013 viene diffusa ufficialmente la notizia che l’agente patogeno è stato identificato. Si tratta di Xylella fastidiosa, un nome che semina il panico tra gli agronomi perché è legato a gravi malattie epidemiche, tuttora incurabili, segnalate nel continente americano: la malattia di Pierce della vite, ma anche patologie del caffè, dell’arancio, dell’oleandro e di diverse altre specie. Poco dopo viene pubblicato sul Journal of Plant Pathology un articolo che dà notizia dell’isolamento del batterio in coltura pura: è questa la procedura attraverso cui i microbiologi riescono a isolare un singolo ceppo microbico, per poterlo identificare e studiare. Segue poi la pubblicazione della bozza (quasi completa) del sequenziamento del genoma del batterio. Si appura pertanto che la Xylella salentina appartiene a un ceppo differente rispetto a quello della vite del Nord America: si tratta della sottospecie pauca, il cui ceppo salentino prende il nome di CoDiRO, ovvero «complesso del disseccamento rapido dell’olivo». Per ritrovare un ceppo analogo bisogna spostarsi in Costarica, da dove probabilmente è stato introdotto quello pugliese.

Il nome Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo viene inizialmente attribuito a una malattia considerata multifattoriale: gli olivi aggrediti dalla Xylella presentano tipicamente segnali della presenza di altri patogeni, come i funghi (soprattutto del genere Phaeocremonium, ma anche altri). Osservazioni successive hanno chiarito come questi elementi possono favorire il soccombere delle piante alla Xylella o costituire un fattore aggravante, ma il responsabile della malattia è individuato nel ceppo CoDiRO di Xylella fastidiosa sottospecie pauca. D’altra parte, gli altri fattori erano già presenti sul territorio ma non causavano malattia prima dell’introduzione della Xylella e sono tuttora presenti in tutte le aree prive di Xylella dove il CoDiRO non si manifesta.

Ma se il ceppo gemello della Xylella pugliese è in Costarica e prima dell’epidemia degli oliveti salentini il batterio non era mai stato segnalato in Europa, come si pensa che sia giunto nel Vecchio continente? Il dramma dell’olivicoltura pugliese è uno degli innumerevoli casi in cui una specie alloctona (cioè non originaria del luogo in cui viene incautamente trasportata; in questo caso Xylella fastidiosa) causa ingenti danni a quelle autoctone. Con ogni probabilità il letale batterio è giunto in Puglia attraverso importazioni vivaistiche dall’America centrale che sono transitate dal porto di Rotterdam. Evidentemente le misure cautelative per evitare la diffusione di patogeni presentano ancora gravi falle, con esiti, come in questo caso, distruttivi.

Partita dall’area Gallipoli-Taviano, la Xylella ha ben presto colonizzato l’intera provincia di Lecce, estendendosi anche ad alcune zone della provincia di Brindisi. Come è da tempo noto alla comunità scientifica, sono potenziali vettori del batterio tutti gli insetti che si nutrono della linfa delle piante. Nel caso del ceppo batterico salentino, è stato dimostrato solo il coinvolgimento della cosiddetta “sputacchina media” (Philaenus spumarius). Nutrendosi della linfa grezza delle piante malate, la sputacchina può trasmettere l’infezione anche a quelle sane.

Nel Salento l’espansione dell’infezione ha avuto la strada spianata per il concorrere di almeno due condizioni favorevoli. In primo luogo vi è il fatto che molti oliveti in questa zona si trovano in stato di abbandono: la presenza di erbacce e l’assenza di cura del terreno facilita il proliferare degli insetti vettori e la mancanza delle cosiddette “buone pratiche agricole” debilita la pianta aprendo la strada ai patogeni e maschera i sintomi. A ciò si aggiunge il fatto che buona parte degli olivi salentini appartiene a due varietà – Ogliarola e Cellina – purtroppo molto vulnerabili alla Xylella (è, per esempio, emerso che la varietà Leccino lo è molto di meno). Gli ingredienti per il disastro ci sono tutti e, in effetti, l’inesorabile progressione della malattia ha ormai condotto il batterio pericolosamente vicino agli oliveti del Nord della Puglia, che sono tra i principali produttori italiani per qualità e quantità. Per quanto doloroso e impopolare ciò possa sembrare, al momento sembra che non si possa evitare di rimuovere le piante ammalate e quelle ospiti loro vicine in specifiche zone dell’alto Salento, per creare un cordone sanitario che ponga un confine alla diffusione del patogeno. Sebbene le sperimentazioni in corso siano diverse e, in parte, anche promettenti, al momento non sono note cure efficaci per la Xylella. Tra le misure previste dal piano di contenimento è proprio l’abbattimento degli alberi ad aver scatenato il maggior numero di obiezioni, accompagnate da un corollario di spiegazioni “alternative” della moria degli olivi, che presentano le classiche caratteristiche delle teorie del complotto e la cui inconsistenza è dimostrata anche dal fatto che si contraddicono a vicenda. Giova a tal proposito ricordare come gli interventi di contenimento non siano resi necessari dal nesso causale tra Xylella fastidiosa e disseccamento degli olivi salentini. Come hanno sottolineato la Società Italiana di Patologia Vegetale e la Società Entomologica Italiana, la presenza in Europa di Xylella comporta di per sé la necessità di evitare la sua proliferazione. A ciò si aggiunga il fatto che gli studi rafforzano sempre più il nesso Xylella-disseccamento.

I dati scientifici non sembrano, però, aver convinto la procura leccese, come dimostra il recente provvedimento di sequestro. Chiediamoci, però, che cosa accadrà agli olivi mentre si attendono i tempi tecnici dell’inchiesta. Se ci saranno sviluppi, state certi che Scientificast sarà qui a raccontarvelo.

 

Per approfondire:

Nigro et al., “Fungal Species Associated with a Severe Decline of Olive in Southern Italy”, Journal of Plant Pathology (2013), 95 (3), 668.

Saponari et al., “Identification of DNA Sequences Related to Xylella fastidiosa in Oleander, Almond and Olive Trees Exhibiting Leaf Scorch Symptoms in Apulia” (Sotuthern Italy), Journal of Plant Pathology (2013), 95 (3), 668.

Loconsole et al. “Detection of Xylella fastidiosa in Olive Trees by Molecular and Serological Methods”, Journal of Plant Pathology (2014), 96 (1), 7-14.

Cariddi et al., “Isolation of a Xylella fastidiosa Strain Infecting Olive and Oleander in Apulia, Italy”, Journal of Plant Pathology (2014), 96 (2), 425-429.

Giampetruzzi et al., “Draft Genome Sequence of the Xylella fastidiosa CoDiRO Strain”, doi: 10.1128/genomeA.01538-14, Genome Announc. January/February 2015 vol. 3 no. 1 e01538-14.

“International Symposium on the European Outbreak of Xylella fastidiosa in Olive – Oral Presentations and Posters”, Gallipoli, Locorotondo, Italy 21-24 October 2014 (atti pubblicati su Journal of Plant Pathology (2014), 96 (4, Supplement).

Saponari et al., “Infectivity and transmission of Xylella fastidiosa by Philaenus spumarius (Hemiptera: Aphrophoridae) in Apulia, Italy”, Journal of Economic Entomology (2014), 107(4), 1316-1319.

European Food Safety Authority (EFSA), “Response to Scientific and Technical Information Provided by an NGO on Xylella fastidiosa”, EFSA Journal, 2015, 13(4), 4082.

Comunicato stampa del 03/07/2015 della Società Italiana di Patologia Vegetale (SIPaV) e della Società Entomologica Italiana (SEI), rilasciato alla fine del convegno “Xylella fastidiosa – una nuova sfida per l’agricoltura italiana” tenutosi presso l’aula magna dell’Università La Sapienza di Roma.

Comunicato stampa del 22/12/2015 della Società Italiana di Patologia Vegetale (SIPaV) e della Società Entomologica Italiana (SEI).

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Aggiornamento dopo la pubblicazione: il GIP di Lecce ha convalidato il sequestro preventivo d’urgenza degli olivi destinati a essere abbattuti.

  • Dario R.

    Non so più cosa pensare… il magistrato si è avvalso di consulenti appositamente nominati, è pensabile che vadano contro le evidenze del nesso disseccamento-Xylella, come riportato dalla stampa locale? Riporto dal quotidiano Lecceprima del 19/12 scorso: “Innanzitutto i consulenti hanno escluso un nesso di causalità tra la malattia identificata come “Complesso del disseccamento rapido dell’olivo” (CoDiRo) e il batterio della Xylella fastidiosa, il cui ruolo nel disseccamento non è stato accertato. La presenza del primo, infatti, non implica necessariamente quella dell’altro. Vi sono casi, inoltre, in cui oliveti confinanti a quelli attaccati dal Codiro non sono stati colpiti.“
    Anche ad avere una formazione scientifica, in questi casi si resta confusi.
    Il vs lavoro è comunque apprezzabile!

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