Conosci la Cannabis?

Poche specie vegetali al mondo sono tanto venerate e controverse quanto la Cannabis. È originaria dell’Asia centrale, ma dopo averne scoperto le eccezionali proprietà, l’uomo ha contribuito a diffonderla in tutto il pianeta e a modellare le tante forme in cui si presenta.
È coltivata da almeno diecimila anni per la produzione di materiali, alimenti e oli, oltre che per le sue proprietà psicoattive che le hanno procurato un ruolo centrale nei rituali spirituali, religiosi e ricreativi di tutte le epoche.
Proprio la fama legata alla sua capacità di alterare il nostro stato di coscienza, la sua messa al bando e il suo valore simbolico che la vede associata alla controcultura, hanno fatto sì che questa pianta fosse ampiamente esclusa dalla ricerca scientifica nel corso dell’ultimo secolo.

A oggi si conoscono più di 500 sostanze chimiche presenti dalla cannabis, ma soltanto poche sono state finora studiate per identificarne le potenziali applicazioni mediche. I composti con proprietà psicoattive rientrano nel gruppo dei cannabinoidi, tra cui il principale è il tetraidrocannabinolo (THC). Tra quelli che hanno limitate proprietà psicoattive o hanno la capacità di modulare gli effetti del THC sul nostro organismo, ci sono il cannabidiolo (CBD), la tetraidrocannabivarina (THCV) e il cannabinolo (CBN).

cannabinoindi THC e anandamide
Il Δ-9-tetraidrocannabinolo (THC) è il principale principio attivo della cannabis. L’anandamide è un endocannabinoide neuro-modulatore che agisce sullo stesso recettore responsabile della percezione del THC.

Non sono rari gli esempi di piante che producono sostanze che attraggono o avvelenano gli animali. Eppure, è sorprendente come il percorso evolutivo di specie come la Cannabis l’abbia portata a perfezionare l’arte della biochimica per sintetizzare molecole in grado di agire sul cervello degli animali e modificarne l’esperienza soggettiva della realtà.
Solo nei primi anni novanta si è scoperto che nel nostro corpo sono presenti dei recettori specifici per i cannabinoidi concentrati nel sistema nervoso. Sembrava improbabile che disponessimo di questi recettori solo per percepire gli effetti della cannabis, e per questo è iniziata la ricerca di sostanze endogene, da noi stessi prodotte, in grado di agire su questi recettori. La ricerca ha portato alla scoperta dell’anandamide (AEA), del 2-arachidonoilglicerolo (2-AG) e, più tardi, di circa altri 150 composti battezzati da due biologi italiani col nome di endocannabinoidi. Le funzioni di queste molecole e dei loro recettori sono coinvolte in processi fisiologici tra cui la memoria, l’appetito, l’infiammazione, la percezione del dolore, il sonno e le risposte immunitarie e allo stress. I principi attivi della cannabis, che sono adesso chiamati fitocannabinoidi, hanno quindi la capacità di interferire con il sistema endogeno di cui disponiamo. L’importanza del sistema degli endocannabinoidi in questa moltitudine di processi cerebrali spiega la necessità di investire in una ricerca scientifica che esplori le potenziali applicazioni terapeutiche dei principi attivi della cannabis.

Cannabis tavola botanica
Tavola botanica dall’atlante illustrato delle piante medicinali Köhler’s Medizinal-Pflanzen, del 1887. Sulla sinistra è rappresentato un esemplare maschile, sulla destra uno femminile. In basso, gli ingrandimenti dei fiori dei due sessi e i frutti.

La scarsa conoscenza che abbiamo di questa pianta si riflette anche in una disputa di tipo accademico che riguarda la classificazione botanica. Quel che è certo è che la cannabis ha un antenato comune con l’Humulus, il luppolo con cui si fa la birra, e che si presenta in natura in alcune varianti ben distinte.

La C. sativa è quella più diffusa e ricca di fibra, e può raggiungere i 5 metri di altezza con molte ramificazioni. Ha l’emblematica foglia a sette punte dalle lame molto allungate. Anche la C. indica ha una foglia a sette punte, ma le lame sono più corte e più larghe. Essa ha un portamento cespuglioso e difficilmente raggiunge i due metri di altezza. Le due varietà si distinguono anche per il contenuto di principi attivi: studi recenti hanno evidenziato differenze nell’espressione de geni che regolano la produzione dei cannabinoidi; per esempio, la indica contiene più THC della sativa.
La terza varietà naturale di cannabis, molto piccola e con foglia a cinque punte, si chiama ruderalis ed è di fatto priva di THC.
Tradizionalmente queste varianti sono state considerate specie distinte, ma oggi molti esperti credono che appartengano alla stessa specie. Indipendentemente dal fatto che siano specie o sottospecie, indica, sativa e ruderalis si possono incrociare per ottenere ibridi con proprietà psicoattive e aromi diversi. Con gli incroci si posso anche modellare le dimensioni della pianta e le sue esigenze in termini di qualità e quantità di luce, per generare varietà adatte a particolari condizioni di crescita o destinate ad un utilizzo specifico, come la produzione di principi attivi o di materiali.

Cannabis fiori femminili
I fiori femminili sono raccolti in una fitta spiga. Nella foto sono visibili i pistilli bianchi e la peluria formata da tricomi ghiandolari responsabili della secrezione della resina.

Inoltre, la cannabis è una pianta dioica, cioè esistono individui maschili e femminili separati, che si possono distinguere solo al momento della fioritura.
Le femmine sono le uniche che producono quantità rilevanti di THC, in particolare nelle infiorescenze e in misura minore nelle foglie. I fiori femminili hanno dei pistilli bianco-verdi che diventano arancioni a maturità e sono circondati da brattee ricoperte da una fitta e corta peluria. Da questi ‘peli’, essuda la resina ricca di THC e altri cannabinoidi.

I maschi sono invece necessari per la produzione dei semi: i fiori maschili liberano il polline che trasportato dal vento raggiunge quelli femminili. Qui avviene la formazione dei frutti, tecnicamente delle noci, che sono privi di THC e possono essere utilizzati come alimento. Si possono mangiare interi o macinati in farina, oppure se ne può estrarre un latte o un olio. Sono una fonte di minerali, grassi polinsaturi e proteine altamente digeribili ricche di aminoacidi essenziali e per questo sono un ingrediente di diverse ricette tradizionali asiatiche.

cannabis semi fibra
I semi della cannabis, racchiusi in una piccola noce, sono una valida risorsa alimentare. La fibra di canapa si ricava dai tessuti vascolari che circondano il fusto della pianta.

La capacità della cannabis di produrre una fibra resistente è ciò che l’ha resa una delle prime piante coltivate dall’uomo. La fibra si estrae dai tessuti vascolari dei fusti ed è da secoli utilizzata per produrre tessuti, cordame, tele da pittura e carta, e in tempi più recenti anche come materiale da costruzione. Per questo tipo di produzione le piante sono seminate in maniera molto fitta, così da ottenere fusti molto alti e poco ramificati che producano fibre altrettanto lunghe. Anche se le varietà di canapa da fibra sono quasi prive di THC, la fama che questa pianta ha assunto nell’ultimo secolo ha fatto declinare la sua coltivazione per la produzione di materiali, che oggi avviene principalmente in Francia.

Per la sua storia intrecciata a quella dell’uomo, le sue straordinarie proprietà biochimiche e fisiche, e per le grandi potenzialità per un suo utilizzo in ambito medico, la cannabis è sicuramente una pianta che merita di essere conosciuta e studiata.

 

Fonti:
– Gould, J. (2015) The cannabis crop. Nature, 525(7570), S2-S3.
– Owens, Brian. (2015-09-23) Drug development: The treasure chest. Nature, 525(7570), S6-S8.
– Callaway, J. (2004) Hempseed as a nutritional resource: An overview. Euphytica, 140(1-2), 65-72.
– Laursen, L. (2015) Botany: The cultivation of weed. Nature, 525(7570), S4-S5.
EMCDDA website

Immagini:
– Copertina: Flickr, CC BY-NC-ND 2.0
– Fiore: Flickr, CC BY-NC-ND 2.0
– Strutture chimiche, tavola botanica, fibre e semi: Wikimedia Commons