Naturale ma non troppo

Naturale vuol dire buono? È stato un tema ricorrente nella puntata 97 del nostro podcast.
Non tutto ciò che è naturale fa bene al nostro organismo. Per curarci da malanni di stagione o per inseguire il sogno di perdere peso senza rinunciare alla focaccia ligure, ci affidiamo a rimedi medici naturali pubblicizzati in maniera insistente e contrapposti a quelli che sono i rimedi sintetici della farmacia moderna. Si tratta di una contrapposizione fallace e spesso priva di fondamento, tuttavia questa convinzione che “naturale = buono” si sta radicando nella nostra società a tal punto che in certi casi possiamo parlare di una vera e propria battaglia ideologica verso tutto ciò che deriva da processi chimici di sintesi.

Desta quindi molto interesse un articolo pubblicato su Journal of Pharmaceutical and Biomedical Analysis, da un gruppo francese dell’Università di Tolosa, che getta una luce diversa sulla maggior parte dei farmaci naturali per la perdita di peso dei quali avrete senz’altro ricevuto o visto online la pubblicità. Sottolineare l’aspetto “naturale” è senz’altro un cavallo di battaglia per la commercializzazione di successo per questi prodotti, tanto che per qualcuno il riferimento è entrato a pieno titolo anche nello stesso brand. Il gruppo di Tolosa ha analizzato mediante risonanza magnetica nucleare protonica (1H NMR) e spettrometria di massa, 146 rimedi “naturali” per la perdita di peso, acquistati su vari siti internet. I risultati fanno molto riflettere e in alcuni casi presentano risvolti inquietanti.
Il 56% di questi rimedi ha mostrato, infatti, di contenere principi attivi di sintesi, non dichiarati in confezione che, guarda caso, hanno un effetto fisiologico per quanto riguarda il controllo del peso.

 

Fig.1 diagramma riassuntivo dei risultati dell’indagine.
Fig.1 diagramma riassuntivo dei risultati dell’indagine.

 

In particolare il 43% dei campioni ha mostrato un certo contenuto di sibutramina, un principio attivo che agisce come riduttore dell’appetito, ma che presenta
effetti collaterali, anche gravi, sul sistema cardio-circolatorio, non ancora del tutto chiariti. La vendita di farmaci contenenti tale principio attivo è stata sospesa nel territorio dell’Unione Europea dal 2010 fino a quando non sarà presentato un set di trial clinici ritenuti appropriati per dipanare ogni dubbio in merito alle questioni di sicurezza legate a questa molecola.

Il 10% dei campioni ha evidenziato, invece, un certo contenuto di fenolftaleina, composto chimico molto noto usato come indicatore acido/base per l’analisi chimica e utilizzato in passato in alcuni prodotti commerciali anche per i suoi effetti lassativi. Alcuni effetti avversi della fenolftaleina, quali allergie e potenziali effetti carcinogenici, hanno portato le autorità del farmaco a bandirne l’utilizzo già dal 1997 e ormai tutte le maggiori case farmaceutiche l’hannoritirato dal mercato. In tutti gli altri casi, altri principi attivi o miscele di principi attivi sono stati identificati in concentrazioni spesso non costanti e fortemente disomogenee, che denotano forti carenze nelle buone pratiche di produzione e qualità.

Come si legge in questo articolo di NutraIngredients.com alcune autorità del settore dei farmaci naturali sottolineano come queste siano pratiche criminali utilizzate da poche case farmaceutiche minori, che agiscono senza controlli di qualità e al di fuori dalle regole internazionali. Tuttavia non me la sento di minimizzare, perché ciò pone essenzialmente due problemi: un problema di rischio per i pazienti e un problema di controlli carente. L’utilizzo di tali sostanze è da considerarsi assolutamente irresponsabile, a maggior ragione quando non vengono dichiarate sulla confezione e rischiano di finire nelle mani di pazienti con problemi specifici. Ancora più preoccupante è il fatto che alcuni produttori abbiano cambiato composizione di recente, senza darne informazione.
Di certo la vendita di farmaci online ha un grave problema di controlli e una legislazione carente sotto molti punti di vista. Un gap che andrebbe colmato al più presto a tutela della salute pubblica.

Per approfondire: Journal of Pharmaceutical and Biomedical Analysis, Volume 124, 30 May 2016, Pages 34-47
Rabab Hachem, , Gaëtan Assemat, , Nathalie Martins, , Stéphane Balayssac, , Véronique Gilard, , Robert Martino, , Myriam Malet-Martino

http://dx.doi.org/10.1016/j.jpba.2016.02.022

Watchmen di Renato Bruni, Meristemi.

  • Non si può neanche parlare di un caso isolato o relativo ai soli dimagranti. Negli anni scorsi operazioni anloghe hanno evidenziato la presenza frequente di FANS in integratori venduti per trattare mal di testa, nevralgie e sintomi della PMS o di sildenafil negli integratori destinati ad aumentare la potenza sessuale. In molti casi ci sono stati ritiri dal mercato, ma fino a che non ci sarà un controllo capillare questi prodotti cambieranno semplicemente nome ee etichetta.

  • Ad esempio, il 66,7% degli integratori alimentari
    ritirati dal mercato nordamericano dalla Food and Drug Administration
    per sofisticazione è tornato sul mercato senza alcun miglioramento dopo soli 6 mesi. (https://meristemi.wordpress.com/2014/10/24/watchmen/)

    • Grazie, non sorprende ma è un utilissimo add-on il tuo. Lo aggiungo tra gli articoli di approfondimento.

      • Di niente. Questi argomenti rappresentano il mio lavoro vero.

  • Pingback: Ad un passo dal cento... - Scientificast #99 - Scientificast()

  • Dario R.

    Piccola segnalazione: non mi trovavo con le percentuali dei risultati, ma le ho trovate corrette sull’articolo originale.

    • Vai a capire cosa ho combinato con excel. Sistemo quanto prima. Grazie.

  • Pingback: Naturale ma non troppo – hookii()