Papillomavirus e i suoi vaccini

In questi giorni si sente molto parlare di papillomavirus, non sempre in modo scientificamente inappuntabile: val la pena approfondire l’argomento perché tra gli agenti patogeni questo non è affatto da trascurare, anzi, meglio lo si conosce, meglio lo si può evitare. Il papillomavirus (HPV) è la causa del cancro della cervice uterina, il secondo più frequente cancro nelle donne dopo il cancro al seno. Si stima che nel 2012 ci siano stati 528.000 casi con 266.000 morti a livello mondiale (Globocan). La maggioranza delle infezioni, contratta per via sessuale, viene naturalmente eliminata dal sistema immunitario. Tuttavia in alcuni casi il virus è in grado di persistere e di integrare il suo genoma all’interno di quello cellulare, portando, a distanza di anni dall’infezione primaria, all’insorgenza di carcinomi. I papillomavirus sono causa anche di altri tumori tra cui il cancro ad ano, vulva, vagina, pene e orofaringe. Esistono circa 12 tipi di papillomavirus ad alto rischio, ovvero cancerogeni: 2 di questi, in particolare, sono responsabili di circa il 70% dei tumori alla cervice uterina. Esistono inoltre tipi di HPV definiti a basso rischio che causano verruche genitali.

La prevenzione del tumore alla cervice uterina era basata fino a pochi anni fa sul pap-test, un’analisi delle cellule della cervice uterina che in Italia viene svolto ogni 3 anni a tutte le donne tra i 25 e i 64 anni. Negli ultimi anni sono stati introdotti in commercio dei vaccini chiamati Cervarix, attivo contro i due tipi di papillomavirus più pericolosi, Gardasil, attivo contro gli stessi e due a basso rischio e, più recentemente, Gardasil 9, attivo contro 9 tipi di HPV. I vaccini si basano sulla produzione in lievito o cellule di insetto di pseudo-particelle virali, ovvero dei gusci virali vuoti con una forma molto simile ai virus infettivi, capaci quindi di attivare con grande precisione il sistema immunitario. I dati sul vaccino raccolti fino a oggi testimoniano un’efficacia superiore al 90% se si paragonano le popolazioni vaccinate in età precedente al debutto sessuale a quelle non vaccinate.

Il piano di vaccinazione italiano è stato introdotto nel 2007-2008 con la gratuità del vaccino in bambine nel dodicesimo anno di vita. Successivamente in alcune regioni il piano di vaccinazione è stato esteso ad altre fasce di età e nel 2015, in 6 regioni, anche ai maschi, visti i rischi di tumore al pene, ano e orofaringe e anche per aumentare la cosiddetta “immunità di gregge”. Attualmente si stima una copertura vaccinale di circa il 70%.

Il vaccino di HPV è un vaccino relativamente recente che ha mostrato in studi clinici controllati un’elevata efficacia. Essendo stato messo in commercio da circa 10 anni non ci sono ancora dati sulla protezione anticorpale a lungo termine, di conseguenza non è escluso che in futuro potrebbe essere necessario fare dei richiami, come è uso per altri vaccini. Come qualsiasi tipo di trattamento può avere degli effetti collaterali. Gli effetti collaterali più comuni riportati sono dolore al braccio nel quale viene iniettata la dose del vaccino, febbre, mal di testa, nausea e dolori muscolari: tutte complicazioni decisamente meno pericolose delle conseguenze che può avere un’infezione.

 

Fonti:

http://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol100B/mono100B-11.pdf

http://globocan.iarc.fr/Pages/fact_sheets_cancer.aspx

https://www.cancer.gov/about-cancer/causes-prevention/risk/infectious-agents/hpv-fact-sheet

https://www.fda.gov/downloads/biologicsbloodvaccines/vaccines/approvedproducts/ucm111263.pdf

https://www.fda.gov/downloads/biologicsbloodvaccines/vaccines/approvedproducts/ucm186981.pdf

Immagine di copertina: Papillomavirus, Kateryna Kon by Shutterstock

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Author: Valeria Cagno

Biotecnologa torinese. Appassionata di virus, alla ricerca di nuovi farmaci antivirali. Divulgatrice scientifica in mostre e laboratori. Innamorata della scienza.

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