Senza paura

S.M. vive in un quartiere pericoloso. Il rustico dello Iowa dove abita si trova in una zona molto povera dove i tassi di criminalità e tossicodipendenza sono particolarmente alte. Nei suoi 51 anni ha affrontato episodi traumatici e difficoltà che avrebbero messo in ginocchio la maggior parte di noi. Una sera, passando attraverso un parco, un balordo su una panchina le puntò un coltello alla gola, ma la lasciò andare quando vide che la donna non si era minimamente scomposta. S.M. è sopravvissuta a violenze domestiche e tentativi di rapina e ha ricevuto diverse minacce di morte. Eppure, non ha mai dimostrato angoscia. È una donna coraggiosa… o no?

Si può parlare di vero coraggio quando non è possibile sentire la paura? Quando era piccola, S.M. ricorda di essersi spaventata diverse volte, per esempio quando è stata messa spalle al muro da un dobermann. Ma dalla tarda infanzia in poi, non sa più cosa vuol dire essere spaventata. Una rarissima malattia genetica, la sindrome di Urbach-Wiete, ha causato la calcificazione dell’amigdala, la struttura anatomica a forma di mandorla posta al di sopra del tronco cerebrale che integra emozioni fondamentali come la paura e stimola la produzione di ormoni come l’adrenalina, responsabili delle reazioni di attacco o fuga in risposta al pericolo.

In rosso la posizione dell’amigdala nel cervello umano (Immagine da Anatomography, sito mantenuto da Life Science Databases (LSDB). Licenza CC BY-SA 2.1 jp)

I ricercatori hanno tentato di spaventarla in vari modi, ma tutto ciò che causa paura nelle persone prive di problemi neurologici, come per esempio la manipolazione di ragni e serpenti velenosi, in lei suscita una forte curiosità e uno smisurato desiderio di esplorazione, tanto che i ricercatori hanno dovuto ammonirla perché rischiava di essere morsa. Vi è stata un’eccezione, tuttavia; durante un esperimento in cui le fu chiesto di inalare anidride carbonica, l’alta concentrazione di questo gas nel sangue portò a reazioni di disorientamento e panico in misura anche maggiore rispetto ai soggetti sani. Questo perché, non essendo avvezza alla paura, fu colta alla sprovvista da qualcosa di completamente nuovo.

Non solo S.M. non sente la paura, ma è incapace di riconoscere i segnali sociali della paura nelle altre persone; le espressioni facciali di spavento e disagio non le comunicano nulla, e non si rende istintivamente conto se sta invadendo lo spazio vitale di un’altra persona (per quanto, in astratto, comprenda il concetto). Il suo atteggiamento nei confronti degli estranei è estroverso e persino tendente al flirt senza malizia. Non sa nemmeno individuare sentimenti di tristezza o paura trasmessi dalla musica, anche se sa riconoscere allegria o serenità nei brani.

S.M. è infatti perfettamente in grado di provare altre emozioni, come la contentezza e il disgusto, in modo del tutto appropriato al contesto. Ma essendo la paura uno dei catalizzatori più importanti nel consolidamento dei ricordi, la donna ha difficoltà a ricordare in modo esplicito eventi emotivamente rilevanti, mentre la sua memoria di episodi neutri dal punto di vista emotivo funziona normalmente.

Si ritiene che il numero spropositato di eventi traumatici che la donna ha sostenuto abbia a che vedere con la sua incapacità di cogliere i segnali di pericolo e di tenersi alla larga da situazioni rischiose. Non si pensa infatti che l’amigdala sia il “centro” della paura (come testimoniato dalla paura provata nell’esperimento con l’anidride carbonica), quanto piuttosto un “ponte” tra le esperienze passate e la situazione attuale, che assegna il giusto peso alle emozioni provate e le elabora per contribuire al comportamento futuro; tra cui appunto, la capacità di riconosce e reagire alle situazioni rischiose (o evitarle). Ciononostante, S.M. continua a condurre una vita serena, da madre autonoma di tre figli. Lo studio del suo caso ha permesso di gettare luce sul ruolo dell’amigdala nella gestione delle emozioni.

 

Per approfondimenti:

Immagine di copertina: “Fearless girl”, scultura di by Kristen Visbal a Wall Street. Immagine di Anthony Quintano da Flickr, licenza CC BY 2.0)

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Author: Andrea Bersani

Fisico delle particelle, tecnologo all’INFN un po’ per tutte le stagioni. È molto curioso, soprattutto di cose che non gli serviranno mai sul lavoro.

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