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Il Big Bang di papa Francesco

Il Big-Bang, che oggi si pone all’origine del mondo, non contraddice l’intervento creatore divino ma lo esige. L’evoluzione nella natura non contrasta con la nozione di Creazione, perché l’evoluzione presuppone la creazione degli esseri che si evolvono.

Dal discorso di Papa Francesco presso la Pontificia Accademia delle scienze (qui il testo completo)

Vista la quantità di sciocchezze scritte a sia favore che contro questo intervento vale la pena di ricordare alcuni fatti.

  • Il Papa non parla mai  di Creazionismo (–> no dinosauri, 6000 anni di età di universo, no evoluzione degli animali) come titolano molti articoli online (ad esempio repubblica  e persino wired, che così rovina l’ottimo articolo di Amedeo Balbi).
  • Il concetto di Big Bang fa parte del magistero della Chiesa dagli anni ’50: un primo discorso di Pio XII del 1951 cita come prova dell’età dell’universo: 1) Il distanziamento delle nebulose spirali o galassie. 2) L’età della crosta solida della terra, 3) L’età dei meteoriti. 4) La stabilità dei sistemi di stelle doppie e degli ammassi di stelle. In questo testo il Big Bang veniva portato quasi a prova della Creazione divina, cosa che sia Lemaître (il primo a formulare questa ipotesi) che molti teologi ritenevano una forzatura. Infatti nel discorso di Pio XII del 1952 la cosa fu  fortemente smussata. Il Big Bang è ormai un fatto talmente assodato (e dato per scontato nel breve discorso del Papa) che nessuno si sognerebbe di mettere in discussione, a parte appunto i creazionisti.
  • L’idea di una singolarità iniziale all’inizio di tutto si deve ad  un giovane cosmologo e prete gesuita, Lemaître. A partire dagli anni ’20 mostrò che solo  un universo in espansione a partire da un punto o singolarità iniziale soddisfaceva le equazioni di Einstein (qui una breve spiegazione). Quest’ultimo – di origini ebraiche ma dichiaratamente ateo – aborriva quello che ai suoi occhi appariva come un tentativo di ritrovare la Creazione biblica nella cosmologia. Di uguale opinione erano altri valenti cosmologi tra cui Bondi ed Hoyle, che – in opposizione alla teoria dell’atomo primitivo di Lemaître proposero quella dell’universo stazionario, battezzando ironicamente ‘Big Bang’ la teoria di Lemaître.
  • Nessuno al momento sa cosa sia avvenuto nel momento della singolarità iniziale. Anzi, non si sa neanche cosa sia avvenuto nei primi10-44 secondi (il cosiddetto tempo di Planck) dalla singolarità. Non sappiamo perché il nostro universo sia dominato dalla materia a discapito dell’antimateria e meno che mai come fare a mettere insieme relatività generale e meccanica quantistica. Tutte queste domande sono probabilmente correlate tra loro, ma in maniera ignota.
  • Scienziati di tutto il mondo, siano essi non credenti, o di qualunque credo e religione,  indagano su questi problemi alla stessa maniera: con la matematica dal punto di vista teorico e costruendo apparati sperimentali per raccogliere dati e verificare le ipotesi.
  • Il resto è solo rumore di fondo che oltre tutto alimenta un generale sentimento antiscientifico  che sta facendo molti danni anche in Europa (ed ha distrutto il già traballante sistema scolastico USA). Forzare uno scontro tra scienza e fede sul terreno della fisica fondamentale e della cosmologia (quando il dibattito è già abbastanza acceso su temi di bioetica) è un anacronismo che ci riporta – neanche a volerlo fare apposta – ai tempi di Galileo.
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Una interpretazione cosmogonica che concilia la teoria del Big Bang senza escludere un Dio Creatore (immagine meravigliosa di Bryant Arnold)

Fumetti cosmici tra Big Bang, Teologia e creazionismo

Nel  ventesimo secolo  due rivoluzioni scientifiche  hanno cambiato per sempre non solo la nostra conoscenza della natura, ma anche il modo con cui possiamo interagire con esso tramite macchine e strumenti: se da un lato la teoria della Relatività  Einstein ha spalancato la porta verso una  comprensione più profonda dell’universo giungendo fin quasi ai suoi primi istanti di vita, dall’altro la Meccanica quantistica ha  consentito di comprendere ed intervenire nel mondo microscopico nonostante le sue apparentemente bizzarre regole.

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Einstein ed Hubble nel fumetto Cosmicomic, di Balbi e Piccioni (qui un’anteprima)

Cosmicomic, un fumetto scritto da   Amedeo Balbi  e disegnato da Rossano Piccioni ripercorre le tappe essenziali del difficile e tortuoso processo investigativo che ci ha  consentito di comprendere la natura del cosmo e delle sue origini.  Al di là di una esposizione chiara e scorrevole, unita ad un  tratto pulito ed essenzale, uno dei pregi del fumetto è che coglie l’aspetto umano di Einstein, Hubble e gli altri protagonisti, rimarcando come anche la scienza sia  un processo umanistico e i personaggi siano  degli investigatori dell’ignoto, ciascuno con un proprio intuito, opinioni e sensazioni piuttosto che  freddi automi come si è spesso portati a pensare.

La scoperta del Big Bang è  un esempio da manuale dell’importanza del ruolo rivestito  nella ricerca scientifica dal giudizio  personale e dai valori filosofici e/o religiosi degli scienziati. Non stiamo ovviamente parlando  del relativismo 2.0 di facebook o dei recenti folli casi di pseudomedicina, ma del fatto che le indagini scientifiche siano spesso coadiuvate  da intuito e sensazioni non suffragate immediatamente dai dati.

Le equazioni della Relatività generale di Einstein mettono  in relazione la massa e l’energia in una certa zona con la struttura dello spazio-tempo. Esse descrivono quindi il tessuto sottostante al mondo che ci circonda (lo spazio-tempo),  sia su scala locale (lune, pianeti, galassie) che  globale, passando per gli ammassi di galassie sino a coprire  tutto l’universo. (In realtà su scala microscopica ‘fanno a pugni’ con la meccanica quantistica: un match ancora insoluto è quello che si sta combattendo sulla superficie dei buchi neri).

Per descrivere l’universo e la sua evoluzione utilizzando le equazioni di Einstein è però  necessario ipotizzare come questo è fatto. L’ipotesi più semplice è quella di supporre che sia omogeneo ed isotropo, ossia  che appaia lo stesso in tutti i punti dell’universo su grande  scala.

Con  questa negazione definitiva dell’antropocentrismo, Friedmann, Lemaître, Robertson e Walker  riuscirono nei primi decenni del XX secolo a risolvere le equazioni di Einstein e a definire la struttura dell’universo. Dato che la gravità è sempre attrattiva, si poneva però immediatamente il  problema  che l’universo non potesse essere statico o stazionario. Una possibile soluzione fu proposta da Einstein che aggiunse  un termine, la costante cosmologica, alle sue equazioni. In questa maniera era possibile descrivere un universo stazionario, in qualche modo sospeso e sospinto dalla costante cosmologica.

Tuttavia negli anni ’20, con la sua tesi di dottorato prima ed altre pubblicazioni dopo, il giovane  Lemaître mostrò che   un universo in espansione a partire da un punto o singolarità iniziale soddisfaceva le equazioni di Einstein. Quest’ultimo – di origini ebraiche ma dichiaratamente ateo – aborriva quello che ai suoi occhi appariva come un tentativo di ritrovare la Creazione biblica nella cosmologia. Di uguale opinione erano altri valenti cosmologi tra cui Bondi ed Hoyle, che – in opposizione alla teoria dell’atomo primitivo di Lemaître proposero quella dell’universo stazionario, in cui la creazione impercettibile ma continua di materia mantenesse in equilibro l’universo. Della stessa opinione era Eddington, uno dei padri dell’astronomia moderna ed ex professore di Lemaître. Parte dei dubbi venivano forse dal fatto che quest’ultimo  – dopo aver anche combattuto in prima linea nelle trincee della Prima guerra mondiale – era stato ordinato sacerdote  nel 1923. Il termine stesso Big Bang fu infatti coniato da Hoyle con intento dispregiativo: più che Grande Botto, una traduzione che rende meglio lo spirito del cosmologo  ed  autore di fantascienza (La nuvola nera è uno dei suoi  migliori racconti)  potrebbe essere tricche tracche, botti e campanacci (*).

Dati sperimentali di Hubble (da qui) da cui trasse l’omonima legge secondo cui le galassie si allontanano da noi conuna velocità proporzionale alla distanza.

Dati sperimentali

Il dibattito proseguì acceso e fervente, anche se lo spettro della Seconda guerra mondiale era già alle porte: Nei primi anni ’30, i dati sperimentali di Edwin Hubble, confermarono che le galassie si allontanavano l’una dall’altra ad una velocità tanto maggiore quanto più distanti esse si trovavano: era la prova definitiva della teoria del Big Bang. Di fronte all’evidenza sperimentale non c’era nulla da obiettare: nessuno si appellò a politici o parlamenti vari e tutti si misero a lavorare sui nuovi risultati e sulla soluzione di Lemaître.  C’era infatti ancora una montagna di lavoro da fare per raffinare il modello e la sua evoluzione. Einstein cancellò la costante cosmologica dalle “sue” equazioni definendola “il più grande errore della mia vita”.

Aspetti religiosi 

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Einstein su Lemaitre, Cosmicomic.

Dal punto di vista teologico, Lemaître non condivideva l’approccio concordista, che cerca di combinare e forzare i passi della Genesi per farli coincidere letteralmente con le dottrine scientifiche, preferendo tener separati i due campi, che pur si influenzano a vicenda.  Pur non essendo un teologo, l’approccio di Lemaître fu altrettanto fondamentale nel discorso di Pio XII del 1952, in cui la Chiesa cattolica adottò definitivamente il modello cosmologico del Big Bang, non tanto  come prova dell’esistenza di Dio, quanto come modello valido per descrivere la nascita, l’evoluzione e lo stato dell’universo dai suoi primi attimi di vita.  Va  ricordato che il creazionismo e tutte le pseudo-teorie ad essa associate non fanno infatti parte della dottrina della Chiesa, che – nel campo delle scienze fisiche e astronomiche – è molto più moderna e attuale di quanto santoni e predicatori vorrebbero farci credere. (I punti di contrasto sono oggi più vivi nelle discipline mediche e biologiche).

Xkcd sul creazionismo http://xkcd.com/154/

Xkcd sul creazionismo http://xkcd.com/154/

Per fortuna il creazionismo non ha molto seguito in Europa, ma come cita il fumettista  xkcd ha un grande seguito negli Stati Uniti, dove la confusione spesso creata ad arte tra scienza, religione e  politica sta creando parecchi danni  alla società. La posizione dei filosofi della scienza di matrice cristiana è infatti maggiormente allineata alle testi di McMullin (*) e Polkinghorne (*),  dove l’intervento divino non è visibile direttamente nel cosmo ma riconoscibile in una ‘consonanza’ tra l’esperienza scientifica e la dottrina religiosa.

 

Comunque, come nei migliori libri gialli,  negli ultimi anni c’è stato il colpo di scena: misure più precise mostrano che l’universo sta accelerando mentre si espande e quindi la costante cosmologica di Einstein, ritenuta morta e sepolta è invece viva e dominante nel nostro universo. Delle implicazioni e nuovi misteriosi scenari che essa apre parleremo la prossima volta.

 

Le nuove strade del creazionismo

“A volte ritornano” ammoniva il titolo di un vecchio libro di Stephen King, che ben si può applicare alla vicenda del creazionismo.

Apparentemente dissolto dal definitivo affermarsi della teoria dell’evoluzione, con un preoccupante colpo di coda, sembra oggi godere di discreta salute, anche se di fatto incompatibile con le attuali conoscenze scientifiche.

Ma procediamo con ordine. Sotto il termine creazionismo è riunito un complesso eterogeneo di dottrine, che hanno in comune il fatto di rifiutare la teoria dell’evoluzione delle specie e ritenere, invece, che la biodiversità abbia avuto origine da un principio creatore dotato di intelligenza, che ha progettato gli esseri viventi nella loro estrema varietà.

La credenza in un essere intelligente creatore, in un designer, e la conseguente posizione critica nei riguardi del neodarwinismo, ha essenzialmente matrice religiosa. Il creazionismo è, infatti, caratteristico di culti o gruppi religiosi fondamentalisti, vale a dire di quelli che tendono a elevare i precetti religiosi a norma di vita universale, valida perfino in ambito scientifico. Creazionisti sono alcuni rami conservatori della chiesa evangelica, soprattutto quelli che si rapportano in modo polemico con l’esegesi allegorica delle sacre scritture, così come lo sono i Testimoni di Geova. Si collocano tra le fila dei creazionisti anche alcune frange conservatrici dell’islam, tra le quali il movimento guidato dal turco Harun Yahya (pseudonimo di Adnan Oktar), che si sta velocemente espandendo, anche grazie a internet, in tutto il mondo. Nell’ambito cattolico, invece, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II, si è registrato un sempre più diffuso consenso nei riguardi della teoria dell’evoluzione, di pari passo con l’accettazione della cosmologia del big bang, anche se si sottolinea – non senza una certa forzatura – come l’avvio del processo evolutivo non sia dovuto al caso ma all’azione della divinità trascendente. Il rifiuto della teoria dell’evoluzione permane, però, anche nel mondo cattolico, nell’ambito di movimenti particolarmente conservatori. Non a caso nel corso dell’ultimo “Meeting per l’amicizia fra i popoli” di Comunione e Liberazione si è levato un grido di giubilo perché sembrava che l’antropologo Ian Tattersall avesse avallato una posizione antievoluzionista, mentre, in realtà, era stato semplicemente vittima di un tendenzioso fraintendimento. Celeberrime sono anche le dichiarazioni antidarwiniste del cardinale austriaco Schönborn, che era, tra l’altro, tra i papabili più gettonati, o del prof. De Mattei, membro del CNR e cattolico tradizionalista.

Ma che cosa rende il creazionismo incompatibile con la verità scientifica e, di conseguenza, ne impone l’esclusione dai programmi scolastici, che devono di necessità basarsi su ciò che è scientificamente dimostrato? Tutte le tipologie di creazionismo mancano di quelli che sono i requisiti minimi della scienza, vale a dire la verifica sperimentale delle affermazioni sostenute, la falsificabilità delle stesse, la predittività e la peer-review. Le teorie che prevedono la presenza di un essere intelligente che dà avvio a un’opera creatrice muovono da un’ipotesi che però non viene suffragata da alcuna evidenza sperimentale, perché tale non si può definire il cumulo di affermazioni capziose che i creazionisti adducono a sostegno delle loro tesi. Al nostro lettore che volesse approfondire la questione e farsi un’idea della miriade di pseudo-argomentazioni dei creazionisti consiglio la lettura del bel libro di Mark Isaak, The Counter-Creationism Handbook, purtroppo non ancora tradotto in italiano, ma scritto in un inglese di semplice decodifica anche per i non madrelingua.

Ma qual è il peso del creazionismo nella società contemporanea? A mio avviso sarebbe un errore trascurare un fenomeno che va diffondendosi sempre di più, sfruttando molteplici canali di comunicazione, servendosi dei nuovi media in modo strategico ed efficace. Il nuovo creazionismo percorre le vie del web: Harun Yahya è un maestro della diffusione delle proprie idee attraverso la rete, con i suoi siti in diverse lingue, italiano compreso, corredati di video, foto, documenti e del suo celebre “atlante” antievoluzionista, che è stato inviato, in forma cartacea, anche a diverse scuole italiane.

Molto materiale è disponibile anche nel nuovo sito dei Testimoni di Geova (spesso in formato ePub, agevolmente consultabile da smartphone e tablet), su YouTube (conferenze pseudoscientifiche, documentari e persino canzoncine creazioniste destinate ai bambini) e nei siti delle varie sezioni del CEF, l’associazione evangelica che ha lo scopo di fare proselitismo – anche creazionista – presso i bambini.

Ma l’antievoluzionismo di matrice prettamente religiosa (o forse dovremmo dire più scopertamente religioso?) appare forse meno pericoloso di quello che si traveste da scienza. Negli ultimi anni si è, infatti, assistito alla proliferazione di pubblicazioni e siti web che affermano di criticare la teoria neodarwinista su basi scientifiche, ma caratterizzati, in realtà, da una deprecabile autoreferenzialità e, di conseguenza, da nessuna argomentazione probante sottoposta a peer-review. Purtroppo, però, agli occhi dei non addetti ai lavori, le loro argomentazioni critiche (si tratta della tipica “strategia del cuneo“) possono apparire credibili perché simulano, senza averne il rigore, il modo di procedere della scienza. E dal momento che per comprendere le ragioni della scienza bisogna sobbarcarsi la fatica di studiare, mentre la pseudoscienza ne è la versione  sensazionalistica e semplificata, queste argomentazioni, infondate ma di facile presa sul lettore comune, si vanno diffondendo attraverso le maglie della rete, esplodendo nei social network, nei forum, nelle community e creando, di conseguenza, un crescente movimento di opinione infondato quanto pericoloso.

Difficile immaginare un’altra “cura” se non quella della corretta divulgazione scientifica, perché chi vuole capire e non ha alle spalle un’adeguata preparazione scientifica non debba incappare solo in materiale che fa disinformazione.

A monte ci sarebbe poi il discorso della scuola, che dovrebbe dare più rilievo allo studio scientifico, contenuto culturale fondamentale. Purtroppo la scuola italiana risulta a tutt’oggi lontana da questo obiettivo.

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