Una immensa struttura agli albori dell’universo

 

Immagine multipla del quasar UZC J224030.2+032131
Il punto centrale è la sorgente vera e propria, mentre le quattro immagini ai lati sono create dall’effetto di lente gravitazionale di una massa interposta tra noi e la sorgente. Da qui

I quasar sono tra le sorgenti più luminose dell’universo. Si tratta di immensi getti di materia alimentati da gas e polveri   risucchiati da altrettanto immensi  buchi neri posti al centro di alcune galassie.  Il termine, quasi stellar radio source, indica la loro identificazione originale nelle emissioni delle onde radio, ma successivemente sono stati identificati anche nel visibile ed in altre frequenze dello spettro elettromagnetico.

I fasci luminosi dei quasar, emessi in prossimità dei poli dei buchi neri,  spazzano l’universo permettendoci di osservarne alcune caratteristiche primordiali: ad esempio è stata l’osservazione dell’immagine multipla dello stesso quasar (Q0957+561) che ha permesso nel 1979 di osservare per la prima volta l’effetto della lente gravitazionale.Di recente un gruppo di ricerca  ha trovato (http://arxiv.org/pdf/1211.6256v1.pdf)  un immenso ammasso di galassie, contenente 73 di questi quasar ad una distanza di circa 9 miliardi di anni luce da noi.  L’unico oggetto visibile a quella enorme distanza sono i quasar i cui fasci sono diretti verso di noi. Le dimensioni della  immensa struttura ammontano a 1.5miliardi di anni luce. Si tratta del  più grande sistema mai osservato, in cui le galassie sono legate dalla reciproca attrazione gravitazionale.  Secondo gli autori, che pure manifestano cautela nel loro articolo, la grandezza di questa struttura potrebbe mettere in discussione alcuni dei meccanismi correntemente accettati sulla formazione di strutture a partire dal Big Bang.

“Foto” dei 73 nuovi quasar (cerchi neri) che compongono l’immenso ammasso di galassie di vari miliardi di anni luce di dimensione. Le croci rosse sono quasar di un’altra enorme struttura separata dalla prima.

I dati provengono dale osservazioni  della Sloan Digital Sky Survey (SDSS), uno studio  sistematico di una vasta porzione del cielo, i cui dati, come è prassi nel mondo dell’astronomia e della cosmologia, sono a disposizione  di chiunque li voglia analizzare.

 

Marco Casolino

www.casolino.it

 

Questo post partecipa al carnevale della fisica 39, dal tema “Paradossi nella fisica”.

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

Author: Marco Casolino

Fisico, è Primo ricercatore presso l’Istituto nazionale di fisica nucleare, all’Università di Roma Tor Vergata e lavora presso laboratori giapponesi del Riken, ove è Team leader di un gruppo di ricerca rivolto alla fisica spaziale. Si occupa prevalentemente di fisica fondamentale (materia, antimateria e ricerca di materia oscura), di fisica delle astroparticelle di alta energia e di metodi di protezione degli astronauti dalla radiazione spaziale. Ha partecipato alla costruzione ed al lancio di una decina di strumenti e rivelatori posti a bordo di satelliti (esperimenti Pamela, NINA-1, NINA-2) delle stazioni spaziali Internazionale (esperimenti Altcriss, Sileye-3, Altea, Lazio) e MIR (Sileye-1 e 2).Ha più di 200 pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali, tra cui Nature e Science. Nel 2011 ha pubblicato un saggio “Come Sopravvivere alla Radioattività” e un thriller ambientato in Giappone:”Grikon”. Cura un blog su temi scientifici: La curva dell’energia i legame.

Share This Post On
  • Un ottimo report della pubblicazione di arxiv. Spesso quando mi capita per curiosità di leggere una pubblicazione di ricerca ho pensato di renderla poi fruibile a livello divulgativo ma poi mi rendo conto che spesso il background necessario è esagerato per poterne godere e quindi mi fermo. Sbaglio?