Trapianto di fegato: storia di un’eccellenza italiana

Lunedì 17 luglio, presso l’Ospedale “Le Molinette” di Torino è stato realizzato il trapianto di fegato numero 3000 della struttura ospedaliera e universitaria più grande del Piemonte. A guidare l’intervento il Prof. Mauro Salizzoni, docente di Chirurgia alla Scuola di Medicina dell’Università di Torino e Direttore del Centro Trapianto di Fegato della Città della Salute e della Scienza di Torino.

Il traguardo colloca il Centro Trapianti di Fegato di Torino tra i primi cinque al mondo per numero di interventi effettuati, dietro i centri di Cambridge, Dallas, Birmingham e del London Kings College.

Il record si è consolidato in poco più di 25 anni. Il 10 ottobre del 1990 il Prof. Salizzoni eseguì il primo trapianto di fegato in Europa – quarto al mondo – su un paziente di 44 anni. Nel 1993 diede avvio al trapianto pediatrico, che nel 1999 diventò routine anche su pazienti molto piccoli con patologie congenite. Grazie alle continue innovazioni della ricerca e delle tecniche chirurgiche, delle terapie contro rigetto e infezioni e il monitoraggio immunologico, le probabilità di successo di un trapianto di fegato sono in continuo aumento e le curve di sopravvivenza della struttura torinese sono tra le migliori al mondo. Nei 27 anni di attività del centro trapianti torinese, la sopravvivenza dei pazienti che hanno ricevuto il trapianto è stata pari al 91% a 1 anno dall’intervento, all’81% a 5 anni e al 73% a 10 anni.

Le cause che rendono necessario un trapianto di fegato sono per la maggior parte imputabili a infezioni virali (31% virus dell’epatite C, 18% virus dell’epatite B), cirrosi alcolica (12%), cirrosi di altra origine (14%), malattie metaboliche o malformative e altre ancora.

Le ricerche sulla possibilità di un trapianto di fegato risalgono agli anni ‘50, con i lavori pionieristici di Thomas Starzl tra Chicago e Boston. Starzl sperimentò il primo trapianto su esseri umani nel 1963, ma il primo successo non avvenne prima del 1967, con il superamento del traguardo di un anno di sopravvivenza post-trapianto.

Tuttavia, per tutti gli anni ‘70, il trapianto di fegato rimase una procedura sperimentale con tassi di sopravvivenza molto bassi, principalmente a causa di problemi legati al rigetto. Il trapianto di fegato divenne una realtà clinica negli anni ‘80, grazie all’introduzione della ciclosporina, un principio attivo con funzione immunosoppressiva utilizzato per modulare la risposta immunitaria dell’organismo.

Alcune procedure chirurgiche sfruttano la capacità rigenerativa del fegato, unica tra gli organi umani e caratteristica nota fin dall’antichità, che permette strategie impossibili in altri trapianti. Nel trapianto di fegato, ad esempio, in alcuni casi è possibile ricorrere a un donatore vivente, cui viene asportata una porzione di fegato, solitamente il lobo destro, che successivamente viene trapiantata nel paziente. In altri casi ancora, un fegato viene diviso in due parti, che vengono utilizzate su due pazienti diversi.

La procedura basata sulla rigenerazione del tessuto epatico è fondamentale per i trapianti pediatrici. I donatori potenziali, fortunatamente, sono molto rari ed è quindi quasi impossibile trovare un organo di piccole dimensioni da trapiantare. Tuttavia, in alcuni casi possono essere sufficienti già 300 o 400 grammi di materiale epatico per rigenerare un organo intero e perfettamente funzionante. In un’intervista del 2012 il Prof. Salizzoni dichiarò: “Mi è capitato di rincontrare 20 anni dopo bambini trapiantati quando avevano un’età di pochi mesi e di ritrovarli grandi 2 metri […] e col loro fegato assolutamente normale, anche di dimensioni e peso”.

I trapianti di fegato non sono solamente interventi salvavita, ma rappresentano una straordinaria opportunità per studiare il fegato e comprenderne i meccanismi di funzionamento. Moltissime conoscenze sui virus dell’epatite B e C sono state scoperte proprio trapiantando i fegati; senza i trapianti saremmo probabilmente molti e molti anni indietro in campo virologico, nel campo delle patologie tumorali epatiche, nel campo delle patologie metaboliche.

 


Immagine di copertina: Syda Productions by Shutterstock

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivatives 4.0 International License.

Author: Daniele Molaro

Share This Post On