La depressione, un parassita invisibile

A grief without a pang, void, dark, and drear,
A stifled, drowsy, unimpassioned grief,
Which finds no natural outlet, no relief,
In word, or sigh, or tear.

Un dolore senza fitta, vuoto, oscuro e tetro,
Un dolore soffocato, torpido, distaccato,
Che non trova alcuno sfogo naturale, alcun sollievo
In parole, sospiri o lacrime.
(S.T. Coleridge – Dejection: An Ode, 1802)

Lo scorso 20 luglio si è tolto la vita il cantante dei Linkin Park, Chester Bennington. Lo stesso giorno, avrebbe compiuto 53 anni Chris Cornell, cantante dei Soundgarden; e il 21 luglio sarebbe stato il 66° compleanno di Robin Williams. In un modo o nell’altro le loro vite sono state fortemente condizionate dal peso di un vero e proprio parassita, il disturbo depressivo maggiore.

Questa condizione medica va distinta dalla semplice depressione circostanziata e legata a un evento scatenante, che di solito è transitoria. La depressione clinica vera e propria è un disturbo dell’umore che ha le radici in uno squilibrio chimico dei neurotrasmettitori cerebrali, anche se la sua estrema varietà si spiega a partire da una complessa interazione tra fattori genetici, familiari, ambientali e sociali, e va a impattare fortemente la funzionalità dell’individuo nei rapporti interpersonali, nella vita lavorativa e scolastica, nel sonno e nell’alimentazione, al pari se non più di altre patologie croniche a base organica. Tuttavia, il problema viene spesso sottovalutato e minimizzato dalle persone vicine al paziente, quando non proprio stigmatizzato. Eppure, circa il 60% dei suicidi è dovuto ai disturbi dell’umore, tra cui soprattutto la depressione.

Uno dei sintomi più pervasivi del disturbo depressivo è l’anedonia, la perdita di interesse e piacere in attività fino a quel momento soddisfacenti. Anche l’insonnia è molto frequente: nell’80% dei casi il paziente si sveglia molto presto e non riesce a tornare a dormire.

L’appetito può diminuire o aumentare, o concentrarsi su comfort food di scarso valore nutritivo ma di immediata soddisfazione. L’energia a disposizione, così come l’attenzione e la concentrazione, diminuiscono, e questo porta a un calo della produttività e della funzionalità complessiva, mentre compaiono sintomi psicosomatici come problemi digestivi, mal di testa e dolori cronici specialmente a carico dei muscoli e delle articolazioni. Anche le piccole cose diventano improvvisamente preoccupanti, perché il depresso teme di non essere abbastanza funzionale da saperle affrontare.

La stima di sé è dunque molto bassa, fino ad arrivare al disprezzo e all’odio per se stessi, spesso a prescindere dall’importanza oggettiva di qualunque traguardo raggiunto. Il depresso soffre particolarmente di sensi di colpa: per la sua poca produttività, così come per la piena consapevolezza (spesso rinfacciata inconsapevolmente dalle persone vicine) che esistono altri, in condizioni molto peggiori, che saprebbero fare tesoro del tempo e delle risorse che loro stanno sprecando. Nei casi più gravi, tali sentimenti diventano talmente insostenibili da portare a veri e propri episodi psicotici. Il quadro è aggravato dalla compresenza molto frequente di altri disturbi di personalità (come il disturbo borderline).

L’abuso di alcol e stupefacenti è relativamente comune nelle persone depresse, e le trascina in un circolo vizioso; l’uso, inizialmente ricercato per alleviare i propri sintomi, in realtà li peggiora e trascina le vittime in un quadro autodistruttivo. Inoltre, gli individui depressi sono a maggior rischio di esito infausto per altre condizioni, come le malattie cardiovascolari, a causa del surplus di stress psicologico a cui sono sottoposti.

La diagnosi è particolarmente difficile nei bambini, dove la depressione si accompagna spesso a irritabilità e può essere scambiata per un altro disturbo di attenzione o dell’umore come il deficit di attenzione e iperattività – col quale peraltro spesso la depressione si va a sovrapporre. Anche negli adulti tuttavia il disturbo può passare inosservato, specialmente se si viene valutati da un medico non specialista. Si stima che fino a due terzi dei casi di depressione maggiore possano non essere identificati se non si ricorre a uno psichiatra.

Solitamente, la depressione si tratta integrando il trattamento farmacologico con la psicoterapia. La parte più difficile è forse ammettere, da parte del paziente, di avere bisogno di aiuto, proprio perché chi soffre di depressione è solitamente il primo a stigmatizzare la propria condizione e a ritenere che dovrebbe superarla da solo. Un’altra delle difficoltà a cui si va incontro nel trattamento del disturbo depressivo è il quadro clinico estremamente variegato: non esistono due pazienti identici, e non esiste un protocollo terapeutico che vada bene per tutti i casi. Inoltre, sia la psicoterapia, sia i farmaci antidepressivi richiedono tempi lunghi e stretta aderenza per avere una qualche efficacia. La ricerca della terapia ideale può dunque richiedere molti mesi ed essere frustrante a tal punto da indurre all’abbandono di ogni tentativo di trattamento.

Tuttavia, la ricerca medica produce continuamente molecole di nuova generazione. I farmaci antidepressivi vanno a riequilibrare i mediatori chimici coinvolti nel disturbo, che sono dopamina, serotonina e noradrenalina. Si sono rivelati efficaci per i casi di depressione più severa, ma nella depressione clinica lieve e moderata vengono spesso abbandonati in favore della psicoterapia o di trattamenti alternativi in quanto l’effetto positivo non va a compensare gli effetti collaterali (che nei primi tempi, paradossalmente, possono portare a un aumento dei pensieri autolesionistici, motivo per cui il paziente va tenuto sotto controllo).

La psicoterapia offre una grandissima varietà di approcci diversi, che vanno dalla psicoanalisi classica alla terapia cognitivo-comportamentale (soprattutto negli adolescenti), dal training autogeno alla logoterapia. Nei casi che resistono a tutti questi approcci, si possono tentare come extrema ratio la terapia elettroconvulsivante (elettroshock) e la stimolazione cerebrale profonda, che tuttavia mostrano alti tassi di recidiva; alcuni approcci includono la privazione controllata del sonno, in sinergia con la terapia farmacologica o la psicoterapia, con lo scopo di controllare il rilascio di alcuni ormoni chiave nella regolazione dell’umore.

Buzz Aldrin, il secondo uomo ad aver messo piede sulla Luna, ha combattuto contro la depressione e l’alcolismo negli anni che seguirono la missione Apollo 11. Foto di Gage Skidmore, Peoria (AZ), licenza CC BY-SA 2.0.

La depressione tende a diventare più gestibile con l’età; anche se l’80% dei pazienti che ha subito un episodio depressivo maggiore avrà almeno un altro episodio nel corso della vita (e nel 15% dei casi, il paziente andrà incontro a recidive per tutta la vita), mediamente la loro durata tenderà a diminuire progressivamente. Questo tuttavia non deve spingere a sottovalutare eventuali recrudescenze, specialmente in pazienti trattati in modo inadeguato, proni a comportamenti autolesionistici o a pensieri suicidi, o che vivono in un ambiente malsano.

La depressione clinica non è, come alcuni sostengono, una malattia dei paesi agiati; infatti si riscontra anche nei paesi in via di sviluppo. E mentre è vero che alcuni comportamenti virtuosi come l’esercizio fisico e un’alimentazione sana possono ridurne la gravità, spesso il malato è rinchiuso in un circolo vizioso per cui gli vengono a mancare proprio l’energia e la motivazione per procurarsi uno stile di vita salutare, che peraltro non risolvono il problema nei casi peggiori. È importante diffondere la consapevolezza riguardo alla reale portata di questo problema, in modo da contribuire a mitigare il grave stigma sociale che tuttora l’accompagna e aiutare le persone affette a rivolgersi agli specialisti.

 

Fonti:

  • American Psychiatric Association, “Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali” 5° edizione (2013)
  • Lynch V.A., Duval J.B., “Forensic Nursing Science” 2° edizione (2010)

Per saperne di più:

Immagine di copertina: © Manuel Guastella/Nuk Agency

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Author: Silvia Kuna Ballero

Astrofisica convertita all’insegnamento, appassionata di comunicazione, percezione ed etica della scienza. La sua sfida preferita è rendere accessibile a qualunque pubblico gli argomenti più ostici di matematica, fisica, astronomia e cosmologia.

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