Insani appetiti: il picacismo

  • 40 coltelli
  • 453 chiodi, 42 viti, spille da balia e coperchi di saliere
  • Due asciugamani, un telo di plastica, una fascia elastica per capelli
  • 350 monete per un valore complessivo di circa 650 dollari
  • Un cacciavite, due forchette, un cucchiaio, cinque chiavi e una catenella

Gli oggetti in questi elenchi non sono il risultato di qualche spedizione archeologica o di qualche incursione in soffitta, ma sono stati rinvenuti nello stomaco di pazienti affetti da un disturbo del comportamento alimentare chiamato picacismo o, più semplicemente, pica. La varietà di oggetti e materiali ingeriti non si esaurisce qui: capelli, terriccio, intonaco, carta, pietre, vetro, feci, ghiaccio, smalti e vernici e molto altro.

Il nome di questo disturbo deriva dalla denominazione della gazza ladra, Pica pica, perché questo uccello notoriamente ruba oggetti non commestibili e li porta nel suo nido. La differenza è che non se li mangia.

Per avere una diagnosi di picacismo occorre che l’ingestione di oggetti non nutritivi perduri da più di un mese e avvenga quando è già stata superata quella fase dell’infanzia in cui ci si porta tutto alla bocca. Inoltre, l’azione non deve far parte di un’abitudine appartenente alla cultura di provenienza e deve essere abbastanza grave da richiedere l’intervento medico.

Quando l’intervento medico arriva solitamente la situazione è abbastanza grave. Alcuni dei pazienti a cui fa riferimento l’elenco iniziale di questo articolo sono stati trasportati in ospedale con lo stomaco talmente pieno e pesante che l’organo aveva perso la sua naturale posizione toracica per discendere nell’addome. Prevedibilmente, l’ingestione di oggetti appuntiti e arrugginiti porta a emorragie interne e infezioni; queste ultime possono anche essere causate anche da batteri e parassiti presenti in materiali come terra, alimenti crudi o polveri.

Chi ingerisce capelli o altro materiale fibroso rischia di sviluppare un ammasso di pelame semisolido chiamato bezoario, analogo alle palle di pelo rigurgitate dai gatti, che una volta raggiunta una certa dimensione può causare un’occlusione dell’intestino (in questi casi si parla di “sindrome di Raperonzolo”). Il consumo di sostanze con metalli pesanti (per esempio vernici al piombo) può causare problemi di sviluppo e ritardo mentale o disturbi della personalità, specialmente nei bambini.

Tricobezoario estratto da una ragazza di 12 anni che mangiava i propri capelli da 6 anni. L’ammasso di pelo aveva preso la forma del suo stomaco. Immagine di Curious Expeditions da Flickr, Licenza CC BY-NC-SA 2.0

Il picacismo è più frequente nelle donne incinte, nei ragazzi con problemi dello sviluppo (come l’autismo) e può essere scatenato da fattori di stress come traumi emotivi e problemi familiari. Non è semplice diagnosticarlo in assenza di condizioni di emergenza e senza una testimonianza diretta del comportamento alimentare anormale, anche se si può sospettare sulla base di esami del sangue che evidenzino carenze nutrizionali (anemia sideropenica, carenza di zinco). In alcuni casi, invece, il picacismo è proprio dovuto a una carenza di particolari minerali, e il malato cerca di compensare cibandosi proprio di oggetti che ne sono ricchi.

Spesso si manifesta in concomitanza con altri disturbi; tra questi vi sono il disturbo compulsivo-ossessivo, varie forme di ansia patologica e la tricotillomania (l’abitudine di strapparsi i capelli). Non c’è un approccio terapeutico unico per chi soffre di pica. Le strategie adottate dipendono in larga parte dall’età, da eventuali disturbi concomitanti o cause scatenanti. Naturalmente, vanno curate per prime le eventuali emergenze come le carenze nutritive, le occlusioni del tratto gastrointestinale, le infezioni o le intossicazioni.

La terapia comportamentale sembra essere la strada più promettente ma va personalizzata molto attentamente. Possono essere utili le tecniche tradizionali di apprendimento tramite condizionamento positivo o negativo (il comportamento “virtuoso” viene premiato mentre quello patologico è associato a una sensazione o a una conseguenza sgradevole) o di addestramento tramite esposizione, in cui il paziente viene abituato a trovarsi in prossimità dell’oggetto che vorrebbe ingerire e a resistere all’impulso. Alcuni cibi come le gomme da masticare o i pop corn hanno talvolta funzionato come sostitutivi.

Il picacismo si può anche osservare negli animali, ma in quel caso può essere un sintomo di varie condizioni patologiche sottostanti, come i tumori cerebrali o l’anemia emolitica autoimmune del cane, in cui il sistema immunitario attacca i globuli rossi; in quest’ultimo caso il cane tende a mangiare materiali come sabbia, polvere cementizia o malta edile.

Chiudiamo con un esempio celebre di picacismo, quello dell’uomo di spettacolo francese Michel Lotito, scomparso dieci anni fa. Soprannominato “Monsieur Mangetout” (il Signor Mangiatutto), non si accontentava di nutrirsi di sostanze non commestibili, ma smontò e consumò vari oggetti tra cui 18 biciclette, 15 carrelli da spesa, 7 televisioni, 6 candelabri, due letti, una placca di ottone, un paio di sci, un materasso ad acqua, una bara e un velivolo Cessna 150. Ma non provateci a casa: secondo i medici, Lotito aveva stomaco e intestino dotati di un rivestimento piuttosto spesso, che lo proteggeva dalle lesioni interne.

 

Un appetitoso Cessna…

Immagine di copertina: Bianca de Blok da Flickr, Licenza CC BY-NC-SA 2.0

 

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Author: Silvia Kuna Ballero

Astrofisica convertita all’insegnamento, appassionata di comunicazione, percezione ed etica della scienza. La sua sfida preferita è rendere accessibile a qualunque pubblico gli argomenti più ostici di matematica, fisica, astronomia e cosmologia.

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