Scuola e comunicazione della scienza: un percorso possibile?

Sotto forma di interessanti concorsi rivolti alle classi – tra i più noti quello organizzato dal mensile “Focus” – la comunicazione della scienza ha già fatto il suo ingresso nella scuola e spesso con buoni risultati. Ma avrebbe senso pensare di strutturarvi un percorso curricolare o extracurricolare più approfondito e completo? Probabilmente sì, e per diversi motivi.

La prima, e forse la più banale, tra le ragioni è la coerenza con il programma di studi di tutti gli indirizzi, che prevede invariabilmente la forma dell’articolo di giornale come parte dei testi da imparare a scrivere per l’esame di stato (rientra nella cosiddetta “tipologia B”). Molto spesso, l’esame di questa tipologia testuale nelle scuole si esaurisce con la presentazione dell’articolo di cronaca o di quello destinato a rassegne culturali. Da questo punto di vista, l’introduzione dei diversi tipi di articolo di argomento scientifico può contribuire a dare un’idea della complessità del panorama giornalistico e della professionalità che richiede. Il discorso si fa particolarmente interessante e formativo se si prendono in esame le varie modalità attraverso le quali una notizia di scienza può essere comunicata, dal lancio di agenzia al comunicato stampa; dal pezzo per il web a quello destinato al podcast; dall’articolo che compare su un quotidiano generalista al lungo e approfondito reportage destinato a un mensile specializzato nel settore e così via. Attraverso lo studio di un nutrito numero di esempi, gli studenti saranno chiamati a verificare come la presentazione della notizia vari in funzione del pubblico al quale si rivolge e dello scopo della comunicazione (neutrale o di parte, appena accennata o approfondita…). Paradossalmente, in questo caso, i passi falsi risulteranno non meno formativi dei buoni esempi, perché si cercherà di risalire al percorso che ha determinato il problema. È il caso, per esempio, della ripresa acritica di un comunicato stampa, della quale non sarà, purtroppo, difficile trovare esempi da analizzare, e che rappresenta la rinuncia al ruolo stesso del giornalista scientifico. E procedendo attraverso aspetti più tecnici (la titolazione e la coerenza con il contenuto, la piramide rovesciata, i problemi connessi con il clickbaiting…) ci si potrà aprire a temi più generali, che riguardano il ruolo sociale della comunicazione della scienza, da svolgere in modo multidisciplinare insieme ai docenti di filosofia, storia, scienze, lettere etc. L’attualità offre spunti che potranno animare un dibattito stimolante. La questione della democraticità della scienza; i limiti dell’approccio top-down e del deficit model; le conseguenze di una comunicazione mal impostata sulla fiducia della società nei riguardi degli scienziati sono solo alcuni dei temi che potranno essere affrontati in classe, per poi diventare, magari, oggetto di articoli scritti dagli studenti. Con l’aiuto di professionisti del settore nel ruolo di tutor, un percorso simile potrebbe costituire un’esperienza qualificante da far rientrare nell’alternanza scuola-lavoro, resa obbligatoria dalla Legge 107 e oggetto di molte condivisibili critiche.

Si tratta, in definitiva, di un lavoro metacomunicativo che – per usare un’espressione tanto cara ai fautori del didattichese – trasmette conoscenze fornendo, nel contempo, competenze. Tra queste c’è quella, importantissima, della verifica dei fatti e delle fonti. Comunicare la scienza in modo “serio” significa, prima di tutto, sottoporre a un esame critico le varie notizie che lanci, agenzie e media in generale, portano alla nostra attenzione. Vuol dire ricostruirne il percorso in tutti i passaggi e comprendere le ragioni che hanno determinato la forma nella quale esse ci appaiono. Quindi analizzare la letteratura scientifica che vi si trova alla base, sapendo bene che gli studi non hanno tutti lo stesso peso e ne va valutata la portata in rapporto alla cosiddetta piramide delle evidenze. In breve, il fine ultimo è quello di veicolare informazioni corrette e verificate, senza alimentare quel rumore di fondo fatto di bufale, indebite esagerazioni e sfumature varie della disinformazione che ci lascia ogni giorno più disorientati. Imparare a farlo vorrà dire acquisire un’importante competenza trasversale. Anche in questo diamo un contentino al didattichese, ma lo arricchiamo di veri contenuti.

 


Immagine di copertina: Monkey Business Images by Shutterstock

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Author: Anna Rita Longo

Insegnante, dottoressa di ricerca, membro dell’associazione professionale di giornalismo scientifico SWIM – Science Writers in Italy, collabora a riviste scientifiche cartacee e online. E’ responsabile del tesseramento dell’Associazione Scientificast.

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