La nebbia in Pianura Padana è la compagna fedele di moltissime mattine e di intere giornate autunnali, tanto da essere diventata un po’ il simbolo della zona. Ma cos’è?

La nebbia è formata da piccole gocce d’acqua, con un diametro di qualche micrometro, disperse nell’aria, esattamente come succede con le nubi, solo che nel caso della nebbia si trovano in prossimità del suolo. L’aria che respiriamo presenta una percentuale variabile di acqua che solitamente noi non vediamo poiché sotto forma di vapore. Per avere nebbia e nubi questo vapore deve condensare e l’acqua deve passare allo stato liquido. La condensazione è guidata da una serie di parametri: due sono di particolare importanza per la formazione della nebbia: la temperatura e l’umidità relativa. Quest’ultima rappresenta la frazione di vapore presente rispetto alla massima quantità che può esserci a una data temperatura e pressione. Ciò non significa che una massa d’aria con umidità relativa del 100% contiene solamente vapore d’acqua, ma che ne contiene la quantità massima possibile, e in questo caso si parla di aria satura. È tuttavia possibile che nel nostro volume d’aria entri altro vapore che non potrà più rimanere allo stato aeriforme, ma dovrà condensare. Si avrà allora una condizione detta di sovrassaturazione. Questa condizione si può raggiungere sia aggiungendo altro vapor d’acqua, sia abbassando la temperatura dell’aria. La presenza nell’aria di altre molecole o particelle, dal diametro di qualche micron, favorisce la condensazione su di esse, esattamente come accade su un vetro, e per questo sono dette nuclei di condensazione.

Nelle zone di pianura è frequente che la nebbia si formi di sera, di notte o di mattina presto. Questo perché il suolo ha smaltito il calore che il sole gli ha fornito durante il giorno e, ormai freddo, comincia ad assorbire calore dall’aria sovrastante, l’aria si raffredda fino alla temperatura che porta l’umidità relativa al valore critico del 100%,si ha così la formazione della nebbia da irraggiamento. Questa nebbia è destinata a scomparire con la comparsa del sole, sempre che la terra e l’aria si riscaldino fino a portare l’umidità relativa sotto la saturazione. La stagnazione dell’aria dovuta alla particolare conformazione geografica della pianura tenderà, invece, a far persistere la nebbia.

Chi abita sul mare è più probabile che veda la formazione della nebbia da avvezione. Questo fenomeno accade quando un fronte d’aria calda e umida si muove e scende a contatto con il mare che è più freddo. Come nel caso precedente l’aria viene raffreddata e, abbassandosi la temperatura, aumenta la sua umidità relativa, finché non condensa.

Nebbia costiera a San Francisco (immagine: Francesco Carucci by Shutterstock)

Nebbia costiera a San Francisco (immagine: Francesco Carucci by Shutterstock)

Ora sappiamo perchè si forma la nebbia, ma perché è così fastidiosa (e a volte pericolosa)? Perché la nebbia riduce la visibilità. Questo è legato al comportamento della luce quando passa da un mezzo trasparente a un altro, in questo caso dall’acqua all’aria e viceversa. Quando la luce colpisce un oggetto questo ne riflette una parte, se la luce riflessa colpisce il nostro occhio vediamo l’oggetto in questione. Poiché i raggi luminosi viaggiano in linea retta, il nostro occhio tende a posizionare l’oggetto nella direzione da cui il raggio luminoso proviene. Quando incontra le goccioline d’acqua, la luce le attraversa deviando il proprio percorso, si ha quindi il fenomeno della diffusione dei raggi luminosi, cioè il cammino della luce non segue più un percorso rettilineo, né tanto meno uno prevedibile, ma si disperde lungo un cammino a zig-zag casuale. Capita quindi che parte dei raggi emessi da una sorgente luminosa, a furia di cambiare direzione, torni verso la sorgente stessa. Per questo è una cattiva idea usare i fari abbaglianti quando si guida con molta nebbia: non si ha un significativo aumento della visibilità nella direzione di guida, ma aumentano i raggi che vengono diffusi verso di noi dando fastidio alla nostra vista. I fari antinebbia montati sulle auto, invece emettono luce più in basso: questo permette di illuminare la strada immediatamente davanti a noi e ridurre il riflesso.

La nebbia ci appare bianca o grigia a causa delle dimensioni delle gocce d’acqua. Essendo esse circa un decimo della lunghezza d’onda della luce, non disperdono i vari colori che compongono i fasci di luce bianca, come accadrebbe per particelle più piccole. Questo è il fenomeno che causa il colore blu del cielo, per esempio.

L’altro giorno alla fermata dell’autobus un’anziana signora seduta accanto a me commentava sconsolata: “Ghén pù chi bei nebiùn di mei temp” che traducendo dal dialetto pavese diventa “Non ci sono più i bei “nebbioni” che c’erano ai miei tempi”. Rintronato dalla mancanza di caffè che mi affligge al mattino presto ho archiviato la faccenda come una tipica lamentela degli anziani nostalgici dei bei tempi andati. Facendo in seguito qualche ricerca mi sono dovuto ricredere. Da uno studio del 2014 dell’Istituto di Scienza dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) del CNR sembra, infatti, che la signora pavese abbia ragione. I ricercatori hanno raccolto dati dalla fine degli anni Ottanta, e dopo una ventina d’anni hanno riscontrato una diminuzione del 47% delle giornate in cui la visibilità era inferiore a un chilometro (criterio che separa la nebbia dalla foschia). Ciò sembra legato all’aumentare delle temperature dovuto al surriscaldamento globale, infatti una temperatura più alta dell’aria allontana l’umidità relativa dalla soglia del 100% che porta alla condensazione. Lo studio, però, non fornisce solo cattive notizie. Infatti, i ricercatori dell’ISAC hanno analizzato anche gli ioni presenti nelle gocce d’acqua che formano la nebbia, in particolare quelli legati alla presenza di anidridi che insieme all’acqua possono formare acidi e quindi dare vita alle famose “nebbie acide” che rovinano monumenti e sono dannose alla nostra salute. Dallo studio condotto si vede una diminuzione media di questi inquinanti di circa l’80%, con dati molto positivi, come la riduzione del 90% dell’anidride solforosa, e altri un po’ meno (l’ammoniaca si è ridotta solo del 31%, ma è comunque un buon risultato). Tuttavia, i ricercatori hanno rilevato una persistenza negli anni di particelle a base di carbonio che si sviluppano durante le combustioni (ne avevamo già parlato qua), che risultano altrettanto dannose per le vie aeree.

Insomma la nebbia potrebbe diminuire notevolmente in futuro, ma per ora rimane abbondante, segno che la “Scighera” non ha intenzione di andarsene da qua.

 


Immagine di copertina: Bikeworldtravel by Shutterstock

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