L’equilibrio tra dimenticare e ricordare è fondamentale per la nostra salute. Il nostro cervello, in condizioni fisiologiche, regola finemente questo processo.

Essere smemorati è solitamente considerato un difetto e dimenticare qualcosa è per tutti noi un’esperienza seccante. In effetti, quasi nessuno di noi può dirsi estraneo alla fastidiosa sensazione di non ricordare dove abbiamo appoggiato le chiavi la sera prima, o alla tremenda frustrazione che deriva dalla certezza di aver dimenticato qualcosa di estremamente importante. Al contrario, avere una buona memoria è premiato e spesso considerato come un segno di intelligenza. Purtroppo, i connotati di questi due concetti sono  così negativi per l’uno e positivi per l’altro che non ci ricordiamo mai quali sono i vantaggi di saper dimenticare. La capacità di dimenticare, infatti, ha importanti conseguenze sia a livello fisiologico che psicologico. 

Le memorie sono immagazzinate grazie alle connessioni tra i neuroni. Quando due neuroni sono spesso attivati contemporaneamente formano una nuova connessione tra di loro, chiamata sinapsi. Questa nuova connessione fa in modo che quando uno solo dei due neuroni viene attivato da un segnale esterno, l’attivazione si propaghi automaticamente anche alla seconda cellula creando una rete di informazione. L’associazione tra due stimoli esterni viene quindi salvata grazie alla creazione di questa nuova sinapsi e recuperata quando necessario grazie al flusso di attivazione che ne deriva. 

Una rappresentazione calzante ed efficace di questo processo, chiamato Hebbian learning, fu descritta da Marcel Proust all’interno del libro “À la recherche du temps perdu (Alla ricerca del tempo perduto) nel racconto della madeleine. In questo passaggio Proust racconta di come le sensazioni derivate dall’assaggiare un dolce, una madeleine, richiamino ricordi d’infanzia i quali a loro volta riportano alla memoria altre situazioni, innescando una cascata di associazioni.

rappresentazione grafica di una sinapsi

Questo processo è possibile grazie al fatto che i neuroni sono connessi tra loro non in modo casuale, ma in base alle nostre esperienze. Mantenere e usare queste connessioni è però costoso in termini di energia quindi non è evolutivamente vantaggioso mantenere quelle essenziali. I meccanismi che impediscono un sovraccarico di connessioni non significative sono due. Innanzitutto perchè una connessione nuova si crei è necessario che l’attivazione contemporanea dei due neuroni sia ripetuta nel tempo. Con poche eccezioni, spesso legate a esperienze negative o potenzialmente pericolose per la sopravvivenza, una singola attivazione sincrona non è sufficiente a creare la nuova sinapsi. Inoltre, se una connessione formata da poco è debole, ad esempio a causa del fatto che la sincronia tra i due neuroni c’è stata ma con bassa frequenza temporale, viene eliminata.

Dimenticare inoltre può essere un’abilità preziosa anche a livello psicologico. Ad esempio, se qualsiasi esperienza negativa che capita nella vita di tutti i giorni restasse nella nostra memoria, saremmo probabilmente molto tentati a non uscire più di casa, o le donne rifiuterebbero di avere altri bambini dopo il primo parto a causa del ricordo del dolore. Sono anche stati riportati dei casi clinici estremi nei quali pazienti non erano in grado di scordare nulla o quasi della loro vita. Per queste persone purtroppo la cascata di associazioni è innescata da ogni stimolo esterno che raggiunge il cervello. Senza la capacità di dimenticare si passa la vita soltanto a ricordare.

D’altra parte come tutti sappiamo non memorizzare esperienze importanti, anche se negative, può avere conseguenze spiacevoli o addirittura pericolose. A tutti capita di desiderare di dimenticare qualcosa o qualcuno. Una delle migliori rappresentazioni di questo fenomeno si trova in un film intitolato Eternal sunshine of the spotless mind (Se mi lasci ti cancello) nel quale è descritto un futuro distopico in cui un’azienda offre la possibilità ai suoi clienti di rimuovere in modo selettivo dalla loro memoria le esperienze che vogliono dimenticare. Di norma però le esperienze negative, per quanto spiacevoli, contribuiscono a renderci chi siamo e ricordarle ci permette di imparare informazioni importanti sul mondo, che vengono immagazzinate nelle connessioni tra i neuroni e riattivate quando rilevanti per supportare le decisioni future. 

Un buon equilibrio tra la capacità di ricordare e quella di dimenticare è quindi essenziale. La prossima volta che dimentichiamo dove abbiamo messo le chiavi di casa quindi, possiamo tranquillamente dare la colpa all’evoluzione.

Referenze

Hebbian learning

Artola, A., Bröcher, S., & Singer, W. (1990). Different voltage-dependent thresholds for inducing long-term depression and long-term potentiation in slices of rat visual cortex. Nature, 347(6288), 69.

Bi, G. Q., & Poo, M. M. (2001). Synaptic modification by correlated activity: Hebb’s postulate revisited. Annual review of neuroscience, 24(1), 139-166.

Dati clinici

Ally, B. A., Hussey, E. P., & Donahue, M. J. (2013). A case of hyperthymesia: Rethinking the role of the amygdala in autobiographical memory. Neurocase, 19(2), 166-181.

Parker, E. S., Cahill, L., & McGaugh, J. L. (2006). A case of unusual autobiographical remembering. Neurocase, 12(1), 35-49.

 

Immagine di copertina: Dimenticare via Lightstudio/Shutterstock