Come ogni autunno ci siamo quasi: con l’inizio del freddo, l’influenza è pronta a tornare e per prevenirla non ci resta che usare il vaccino stagionale. Ma da quest’anno in alcuni stati c’è un’arma in più.

A febbraio in Giappone e a ottobre negli Stati Uniti, è stata approvata l’immissione sul mercato di una nuova molecola attiva contro l’influenza: il baloxavir marboxil, chiamato commercialmente xofluza. La notizia è degna di nota anche perchè erano 20 anni che non venivano approvati nuovi farmaci contro questo virus.

A Settembre, i risultati del trial clinico hanno dimostrato che una singola somministrazione del farmaco causa una minore replicazione del virus e di conseguenza una significativa riduzione della durata dei sintomi influenzali.

Ma facciamo un passo indietro per meglio comprendere il virus, la patologia e le armi che abbiamo a disposizione.

Il virus dell’influenza circola, nel nostro emisfero, nel periodo invernale. Non è da confondere con altri virus respiratori, come quelli del raffreddore (i rhinovirus) che hanno sintomi più lievi. Normalmente, l’influenza ha un esordio con febbre alta, che dura 2-3 giorni. Successivamente, compaiono sintomi respiratori per una durata complessiva della patologia che può variare tra 7 e 10 giorni. I sintomi a livello sistemico (febbre, dolori e debolezza) sono causati dall’infiammazione e dalla risposta del nostro sistema immunitario.

Virus dell’influenza – by Shutterstock

Ogni anno influenza causa da 3 a 5 milioni di infezioni gravi con più di 300.000 morti. La popolazione a rischio è costituita soprattutto dagli anziani e dagli immunocompromessi.

Tuttavia, non possiamo dimenticare che influenza è in grado di causare pandemie, come nel 1918, quando l’influenza spagnola si è conclusa con il pesantissimo bilancio di 30 milioni di morti.
Anche negli ultimi anni abbiamo sentito parlare della pericolosità dei virus influenzali. Dal 2003 a oggi, infatti, le possibili pandemie da influenze aviarie, tra cui la più famosa è la H5N1, causano preoccupazioni tra gli addetti ai lavori.

Prima dell’immissione in commercio dello xofluza, avevamo a disposizione solo 2 classi di antivirali attivi contro l’influenza:

  • gli inibitori della pompa protonica (amantadina e rimantadina), che impediscono al virus di entrare dalla cellula
  • gli inibitori della neuraminidasi (oseltamivir e zanamivir), che impediscono al virus di staccarsi dalle cellule infettate.

Il nuovo farmaco immesso in commercio, invece, agisce sulla replicazione del virus. In particolare sulla capacità del virus di modificare il suo RNA per farlo sembrare un RNA cellulare e utilizzare gli enzimi cellulari per la produzione di proteine. Al momento il farmaco può essere somministrato ad adolescenti e adulti, ma sono in corso nuovi trial clinici per valutare l’efficacia anche nella popolazione pediatrica.

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