Cani, elefanti, cavalli, delfini.

Da migliaia di anni gli uomini addestrano mammiferi per avere un aiuto nelle più diverse mansioni, dalla caccia alla pastorizia, dai lavori di fatica all’intrattenimento. Anche gli uccelli sono largamente utilizzati: basti pensare alla falconeria con i rapaci o all’Ukai, la tradizionale pesca sui fiumi per mezzo di cormorani ammaestrati, tramandata in Cina e in Giappone.

Tuttavia, in alcune zone dell’Africa è possibile ammirare un esempio di cooperazione assolutamente straordinario, che riguarda uomini e animali selvatici. È il caso della sbalorditiva relazione che lega i cacciatori di miele e una specie di uccello diffuso nell’Africa subsahariana, il cui nome tradisce la sua peculiarità: indicatore golanera (Indicator indicator) o, in inglese, greater honeyguide.

Alcune popolazioni africane trovano un importante apporto calorico nel miele prodotto da api selvatiche. Per trovarlo si avvalgono dell’aiuto dell’indicatore golanera: utilizzando dei richiami, l’uccello guida i cacciatori di albero in albero verso i nidi delle colonie più nascoste, sui rami più alti o nelle cavità dei tronchi. A quel punto gli uomini scacciano le api grazie al fumo, accedono ai favi, vengono presumibilmente punti molte volte e ottengono il dolce bottino come ricompensa. L’uccello, dal canto suo, può banchettare con la cera d’api che gli uomini lasciano.

Un articolo apparso recentemente sulla rivista Science, però, rivela che questa relazione è ancora più profonda: l’indicatore golanera è in grado di riconoscere e rispondere ad alcuni specifici richiami del suo partner umano.

La ricerca, condotta dalla biologa evoluzionista Claire Spottiswoode – Università di Cambridge e Università di Città del Capo – e dai suoi collaboratori, si è concentrata sul popolo Yao, che vive nel parco nazionale di Niassa, in Mozambico e ha preso in esame 72 diverse battute di caccia. I cacciatori di miele richiamano l’uccello con un verso caratteristico, che viene tramandato di generazione in generazione e che è utilizzato esclusivamente durante le battute di caccia. Un verso bellissimo, tra l’altro.

 

“Brrr-Hm? Brrr-Eh?” (dal minuto 0:44, per chi si vuole esercitare).

 

In risposta al corretto richiamo, l’indicatore golanera ha guidato i cacciatori il 66% delle volte, il doppio rispetto a quando si sono utilizzati altri suoni di controllo. Nell’81% di questi casi, la spedizione ha effettivamente trovato un nido di api, un’efficienza tre volte superiore alle occasioni in cui veniva utilizzato un altro suono.

«L’indicatore golanera comprende quello che gli umani stanno comunicando», dice Stuart West, biologo evoluzionista dell’Università di Oxford. La ricerca «suggerisce che gli indicatori golanera e gli esseri umani sono coevoluti l’uno in risposta dell’altro».

Il comportamento dell’indicatore golanera è perfettamente giustificabile da un punto di vista evolutivo: la selezione premierebbe gli esemplari che si impegnano nella guida preferibilmente nei casi in cui gli uomini esprimono l’intenzione di cercare miele. In questo modo aumentano la probabilità che il loro impegno sia ricambiato con un beneficio, sotto forma di un delizioso e abbondante pasto.

L’aspetto peculiare di questa storia è che in altre parti dell’Africa i cacciatori di miele utilizzano richiami molto differenti per ottenere i servigi dell’indicatore golanera. Gli Hadza, ad esempio, un gruppo di cacciatori-raccoglitori della Tanzania, si servono di un ammaliante fischio melodico.

 

In Tanzania, invece, se volete il miele dovete saper fischiare bene (dal minuto 0:30).

 

Non è chiaro come facciano i giovani uccelli a imparare i richiami dei cacciatori, perché gli indicatori golanera, come i cuculi, depongono le uova nei nidi di altri uccelli e quindi i pulcini non possono imparare dai loro genitori biologici. La brutta notizia è che il tempo per risolvere questo e altri enigmi sta volgendo al termine, dal momento che alcune attività tradizionali come la caccia al miele stanno rapidamente scomparendo. L’augurio della Dottoressa Spottiswoode è che si possano trovare altre risposte prima che sia troppo tardi.

 

Immagine di copertina per cortesia della Dottoressa Claire Spottiswoode, che ringrazio personalmente per la gentilezza e la disponibilità. Qui il suo sito, ricchissimo di informazioni e di meravigliose fotografie delle sue ricerche sul campo. Sappiate che sta anche cercando dei dottorandi.

 

Fonti: