Foto 091Se vi siete persi le prime due parti del racconto le trovate qui e qui.

La nostra avventura riprende il 21 Giugno 2010. Il castello di Montebello è stato chiuso al pubblico. Sotto una pioggia incessante, la nostra auto affronta le salite e i tornanti che conducono al maniero. L’emozione del gruppo è palpabile. Come sottofondo abbiamo scelto la colonna sonora di Ghostbuster. Scelta forse scontata, ma contribuisce ad accrescere l’atmosfera.
Avevamo tutta la giornata a disposizione per montare i nostri microfoni (cinque) all’interno del castello, ma il nostro obiettivo era di concludere il set-up in poche ore per poter fare delle registrazioni di prova durante la giornata.

Il tempo passa velocemente dal momento del nostro arrivo al castello: sotto la supervisione di Marco Morocutti, fonico del gruppo, trasportiamo la strumentazione sulla ripida, scivolosa salita e montiamo le apparecchiature nei punti chiave del castello. All’ora di pranzo la stanza di accesso alla ghiacciaia era monitorata da tre microfoni e altri due erano stati installati nelle stanze adiacenti. Ma perchè usare così tanti microfoni? In fondo per registrare un suono ne basta uno. Per capirlo dobbiamo fare un passo indietro, a qualche settimana prima, quando abbiamo definito cosa volevamo verificare durante quella notte spettrale.

Intorno a un tavolo, discutevamo di come condurre l’indagine e cosa ci fosse di così convincente nel mistero di Azzurrina da rendere questa storia di fantasmi tra le più famose d’Italia.
Senza dubbio l’elemento più inquietante è dato dalle registrazioni degli anni precedenti (1990, 1995, 2000, 2003, 2005), che vengono riprodotte durante le visite al castello, sono veramente agghiaccianti. Battiti cardiaci, pianti, urla e cori di voci metalliche. Cosa avevano in comune tutti questi suoni e perché erano così convincenti? Avevamo chiara la risposta: l’origine indubbiamente artificiale. Un rumore singolo può essere qualunque cosa, ma un battito cardiaco ripetuto…sfido qualunque scettico a dimostrare che è stato registrato per caso. La deduzione è facile, se il castello era deserto e sigillato cosa può aver creato quei rumori così “umani”? La risposta è quasi ovvia: un fantasma!
Il nostro scopo quindi doveva essere non solo quello di registrare dei suoni, ma di distinguere, tra tutti i rumori notturni del castello, quelli imputabili a cause non normali o, per essere più chiari, “paranormali”.
Per farlo era importante capire l’intensità, la provenienza e la direzione del suono e per questo l’installazione di numerosi microfoni era indispensabile.

Dopo questa breve spiegazione, torniamo dunque al castello, sempre sotto la pioggia di una stranamente fredda giornata di Giugno. Mentre noi, in un ristorantino lì vicino, ci ristoravamo facendo speculazioni su come sarebbe andata la notte, nel castello, vuoto, i nostri microfoni registravano tutti i rumori. In questo modo abbiamo raccolto una base, quello che in scienza viene spesso definito “bianco”, ovvero un campione dove ci aspettiamo che non succeda niente. Usando il “bianco” come confronto è possibile farsi un’idea di cosa è anomalo e cosa invece si sente quotidianamente in un castello disabitato.

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La notte di quel 21 Giugno 2010 arrivò presto a causa del tempo nuvoloso, nonostante uno spiragli di Sole faceva capolino l’orizzonte. Le ombre del castello si allungavano progressivamente e l’atmosfera si faceva sempre più inquietante. La nostra postazione di registrazione, a oltre 50 metri dai microfoni per evitare interferenze sonore, era illuminata dagli schermi dei PC e da qualche debole torcia. Dopo un’ottima cena, durante la quale abbiamo registrato ancora qualche ora i rumori tipici del castello, siamo tornati al castello. Uno strano silenzio aleggiava tra di noi, in un crescendo d’ansia e tensione. Per alcuni siamo solo freddi scienziati, scettici indagatori dei misteri, ma non è così: man mano che si avvicinava la mezzanotte le viscere ci si attorcigliavano nello stomaco al pensiero di essere lì, a notte fonda, nella notte di Azzurrina, a girare per i corridoi bui del castello alla luce di una torcia. In quel momento non era importante se ci fosse o meno un fantasma, quel luogo era speciale. E Azzurrina poteva manifestarsi da un momento all’altro.

A pochi minuti dalla mezzanotte il castello è stato sigillato e mentre trascorrevamo la notte nell’enoteca adiacente al castello i nostri sorrisi erano tutti tesi. Cosa stava succedendo in quelle stanze? Cosa avremmo trovato la mattina successiva?
Le corte notti di Giugno hanno presto lasciato spazio all’alba e al momento della verità. Quando abbiamo tolto i sigilli e ci siamo precipitati nella stanza che dava accesso alla ghiacciaia, il castello appariva esattamente come l’avevamo lasciato. Avevamo raccolto circa 10 ore di registrazioni e forse, in quelle ore, una bambina fantasma aveva lasciato impressa la sua traccia.
L’analisi dei file ha richiesto molte ore di paziente ascolto (e di mie notti insonni), al termine delle quali avevo identificato circa 50 suoni: fruscii, colpi, fischi. Tutti questi suoni erano però suoni normali, registrati anche nei “bianchi”.
Tra suoni però ce n’erano alcuni molto misteriosi: un battito cardiaco, un urlo e una voce.
Tutti appena percettibili, ma distintamente ascoltabili.
Il mistero però è durato poco: il battito non era altro che il movimento degli infissi di una finestra, che avevamo registrato anche in una delle registrazioni di confronto; quello che pare un urlo è in realtà un insetto che passa vicino a uno solo dei microfoni; le voci sono interferenze radio anch’esse presenti in solo uno dei microfoni, proprio quello che aveva una schermatura peggiore rispetto agli altri utilizzati.
Nessun fantasma quindi, almeno non in quel Giugno del 2010. Ma allora, le registrazioni degli anni precedenti?

Si tratta di spezzoni estratti dagli originali amplificati, modificati e filtrati per esaltare il suono misterioso. Per capire di cosa si tratta sarebbe necessario esaminare le registrazioni originali, attualmente in possesso del Laboratorio Interdisciplinare di Ricerca Biopsicocibernetica.
Ci abbiamo provato, ma per ottenere tali file ci è stato richiesto di esibire lo Statuto, le finalità della ricerca, il metodo che avremmo utilizzato, le modalità di analisi impiegate, gli strumenti (hardware e software), i modelli interpretativi, i nomi e le qualifiche dei ricercatori che avrebbero avuto accesso allo studio. Il documento contenente tali informazioni sarebbe stato esaminato dal Consiglio Direttivo del Laboratorio e, se approvato, avrebbe portato alla sottoscrizione di un accordo tra il nostro gruppo e il Laboratorio, con l’intervento di studiosi scelti fra le rispettive associazioni.
Purtroppo, non essendo in grado di determinare a priori molte di queste informazioni, non ci è stato possibile soddisfare le richieste.
Per ora, quindi, non possiamo fornire alcuna spiegazione su come siano stati ottenuti i suoni impressi nelle precedenti registrazioni, tuttavia possiamo dire con certezza che nulla del genere si è ripetuto la notte del 21 Giugno 2010.
I file completi, compressi in mp3, raccolti dal nostro gruppo nel 2010 sono, invece, liberamente ascoltabili e utilizzabili secondo le modalità stabiliti dalla licenza Creative Commons di questo sito.

Siamo giunti al termine di questo racconto, un’avventura che parte 700 anni fa e arriva ai giorni nostri. Certo, non abbiamo trovato nessun fantasma, ma è così importante che quella leggenda sia realtà? Una storia dell’orrore è forse mai iniziata con un disclaimer che vi avvisa che i fatti narrati potrebbero essere frutto di invenzione per suggestionarvi? Se andate al castello, magari durante le visite notturne, fermatevi un secondo, lasciate perdere il racconto della guida su energie, tavoli che volano e sedute spiritiche, guardatevi intorno, guardate i quadri, le ombre, i corridoi bui e un brivido correrà lungo la vostra schiena. Io quei corridoi li ho percorsi di notte, da solo, e credetemi, la suggestione di quel luogo va ben oltre l’esistenza di un fantasma. Come nei libri o in un bel film, lasciatevi suggestionare, ma non fatevi togliere la capacità di distinguere la realtà da un racconto, per quanto bello.

Ah, quasi dimenticavo, volete sapere dell’impronta indelebile sul soffitto? Non potevo andarmene dal castello senza capire la sua origine. Posso dire che non è nulla di paranormale, ma non posso rivelare pubblicamente i dettagli. Se però ci vediamo da qualche parte per una pizza o una birra prometto che vi racconto cosa è successo.

Ringrazio il gruppo di investigatori che ha collaborato a questa indagine: Marco Morocutti, Giuliana Galati, Nicolas D’Amore, amici di mille avventure ed Elettra Meneghin che mi ha accompagnato in questa avventura. Un grazie va senz’altro a Daniela Condello, curatrice del castello: senza la sua disponibilità tutto questo non sarebbe stato possibile. Infine ringrazio il CICAP per avermi insegnato tutto ciò che so sull’indagine del paranormale.

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