File:Chichen Itza 3.jpgQuesto è il secondo post  su scienza, cultura e civiltà Maya.  Lo spunto per discutere di questa fenomenale quanto aliena (per noi) civiltà viene dall’imminente   21 dicembre 2012,  pur non essendo ovviamente la data della fine del mondo secondo i Maya.  La profezia non esiste, ma questo popolo ha molto da insegnarci sulla fine del mondo, avendo subito una serie di cataclismi nel corso della loro storia (qui il primo post).  Il testo è tratto ed adattato da “Mai Più Maya” un e-book pubblicato da eBrooks.it . Il testo – che tratta della scienza e cultura dei Maya e dell’origine della cosiddetta profezia – è scaricabile gratuitamente da questo indirizzo.  Se vi piace, l’unica richiesta è di diffondere il link se non altro per mettere a  tacere i profeti della fine del mondo.

 

L’astronomia Maya

I Maya eccellevano nelle osservazioni astronomiche: i loro sacerdoti erano, infatti, in grado di misurare con estrema precisione la traiettoria dei corpi celesti e la durata dei loro spostamenti sulla volta celeste. Le accurate conoscenze matematiche (di cui abbiamo parlato qui) si svilupparono in parallelo con l’astronomia.

La maggior parte delle nostre informazioni sulle conoscenze astronomiche dei Maya proviene dagli unici  quattro codici superstiti  e fotografa le nozioni che avevano un paio di secoli prima della venuta degli spagnoli. Recenti ritrovamenti di pitture murali a Xultum, nell’attuale Guatemala, confermano che queste conoscenze erano già consolidate nel 9° secolo, durante il periodo classico.

Osservazioni astronomiche

I sacerdoti maya avevano un compito di formidabile difficoltà: per poter effettuare predizioni corrette dovevano mettere in relazione i cicli del sole e della luna con una comune scala temporale e con l’almanacco divinatorio di 260 giorni.  Per raggiungere questo scopo, effettuarono misure dei periodi orbitali della luna e dei pianeti di gran lunga più accurate di quelle dei contemporanei europei, riuscendo a raggiungere una precisione dello 0.001% (10-5). Per rendere l’idea, sarebbe come

Una pagina del Codice di Dresda, una delle più importanti fonti delle conoscenze astronomiche dei Maya

misurare l’altezza di un uomo con una accuratezza pari ad un decimo dello spessore di un capello. Questo ha fatto nascere le più fantastiche leggende circa il possesso, da parte dei Maya, delle più svariate tecnologie, riguardo presunte conoscenze misteriose e – immancabilmente – a proposito del coinvolgimento di civiltà aliene.

In realtà i Maya si avvalevano di strumenti molto semplici, simili a quelli in uso in Europa prima dell’invenzione del telescopio: gnomoni, ossia aste per traguardare la posizione degli astri, linee tracciate sul suolo o allineamenti tra edifici appositamente costruiti. Il loro “segreto” – se così si può chiamare – consisteva nell’effettuare la misurazione su un periodo di tempo molto lungo: dovevano passare decenni di pazienti e meticolose osservazioni prima di poter raggiungere la precisione necessaria. Infatti, non conoscendo (o non utilizzando) le frazioni ma i soli numeri interi, esprimevano i periodi dei corpi celesti in termini “sinodici”, ossia indicando il numero di giorni che dovevano trascorrere fino a che un dato corpo celeste tornasse nella posizione iniziale[i]. Queste misurazioni a lungo termine sembrano straordinarie perché la storia dell’Occidente e del Medio Oriente ben di rado ha offerto periodi di pace e prosperità sufficientemente lunghi per eseguire le osservazioni, riflettere ed estrarre dai dati la relativa conoscenza. Ma anche in questo caso la straordinarietà è tutta nella prospettiva. Il periodo di rivoluzione della Luna misurato a Copan stabiliva che 149 lune nuove richiedevano 4.400 giorni, corrispondenti ad un periodo di 29,53020 giorni. Una misura analoga a Palenque riportava che per 81 lune nuove occorrevano 2.392 giorni, corrispondenti a 29,53086 giorni o ad uno scarto tra le due misure di meno di due secondi al giorno. Ancora più complesso e stupefacente si rivela il metodo di raccordo tra i loro anni ed il periodo sinodico di Venere, astro molto importante nella cultura maya ed alla base di un ulteriore calendario[ii], della durata di 584 giorni. In questo caso furono necessari studi continuativi per molte generazioni e con il coinvolgimento di più osservatori di regni diversi. Alla fine di questa mastodontica campagna di misure, antesignana delle odierne collaborazioni scientifiche, fu possibile ridurre l’errore della misura dell’anno sinodico di Venere a un solo giorno su seimila anni, facendo coincidere i calendari ogni 65 anni circa, altra occasione per maestose celebrazioni.

La cosmologia mayaLa cosmologia dei Maya si limitava alla Luna ed ai pianeti più luminosi transitanti sullo sfondo delle selle fisse della volta celeste. Non vi è alcuna traccia del fatto che avessero compreso che i corpi celesti più luminosi fossero pianeti e che ruotassero attorno al Sole. Del resto, l’interesse dei Maya risiedeva nel determinare – dalla posizione degli astri e secondo le ricorrenze del loro calendario – i giorni e i periodi favorevoli e quelli sfavorevoli. Inoltre nessuna iscrizione o documento mostra che avessero avanzato alcuna ipotesi circa la natura della nostra galassia e riguardo alla relazione che il sistema solare ha con essa. La Via Lattea era considerata nel periodo classico un mostro cosmico con due teste che si fronteggiano nel punto in cui interseca l’eclittica, il piano in cui appaiono muoversi il sole e i pianeti. Nel Popol Vuh queste due linee celesti sono alla base della leggenda della creazione e delle quattro strade colorate, corrispondenti al dio Itzamna dal corpo quadripartito in colori diversi.

Astronomia galattica?

Per questo ogni ipotesi che essi potessero aver previsto un eventuale attraversamento del piano galattico, alla base di alcune variazioni sul tema della ‘profezia maya’,  è completamente priva di fondamento: i Maya non possedevano le categorie mentali di base per immaginare un tale transito. Anche ammettendo che questa conoscenza potesse provenir loro da potenze soprannaturali o visioni indotte da droghe, va ricordato che il movimento del sole nella galassia è molto lento: per compiere un solo giro completo sono necessari 250 milioni di anni. Quindi, di anno in anno, la posizione del sistema solare rispetto alla galassia resta praticamente immutata e qualunque peculiare allineamento cosmico che si verifichi nel solstizio d’inverno si ripete identico per almeno vari decenni. Inoltre, dall’analisi delle estinzioni avvenute nell’avvicendarsi delle varie ere geologiche è possibile ravvisare una qualche periodicità di alcune catastrofi, ma queste periodicità hanno tempi di varie decine di milioni di anni e non di appena 5.000 anni, come si evincerebbe dalla versione abbreviata del calendario Maya.

2. continua Qui il primo post (Matematica maya) Qui il libro in formato elettronico (pdf, epub, mobi/kindle) e qui la presentazione del testo. 

Bibliografia

Aveni A., in Vail, G. e Aveni A., eds, The Madrid Codex: new approaches to understanding an ancient Maya manuscript, capitol 6, Intervallic Structure and Cognate Almanacs in the Madrid and Dresden Codices, University Press of Colorado 2004.

Ifrah, G., The Universal History of Numbers: From Prehistory to the Invention of the Computer. Harvill Press Ltd. 1998.

Saturno, W.A. et al., Ancient Maya Astronomical Tables from Xultun, Guatemala, Science 336, 714, 2012.

Thompson, E.,La civiltà Maya, Einaudi 1970.

Thompson, E.,A Commentary on the Dresden Codex: A Maya Hieroglyphic Book, Philadelphia: American Philosophical Society, 1972.

 


[i]In termini algebrici si può scrivere come m Gterrestre = n Tlunare con m ed n numeri interi, Gterrestre è la durata del giorno e Tlunare è il periodo di rivoluzione della luna attorno al nostro pianeta. Perciò Tlunare = m/n Gterrestre.

[ii]L’anno sinodico è il tempo che occorre ad un corpo celeste per tornare nella stessa posizione apparente sulla volta celeste. Nel caso di Venere, il periodo di rivoluzione attorno (periodo siderale) al sole è di 224.7 giorni. Da questo esempio sembrerebbe che il periodo sinodico sia approssimativamente dato dalla somma dei due periodi orbitali. Tuttavia la formula, sviluppata da Copernico, è più complessa. Ad esempio Mercurio ha periodo siderale di 87.97 giorni ed un periodo sinodico di 115.87 giorni.

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