Sfiorati da un asteroide

La notte tra il 27 e il 28 agosto scorsi un asteroide di una trentina di metri di diametro ha sfiorato la Terra. Di questo oggetto, chiamato 2016-QA2, sappiamo in realtà molto poco: conosciamo approssimativamente le dimensioni, comprese tra i 15 e i 55 metri, e l’orbita percorsa nelle ultime ore: la prima osservazione di 2016-QA2 risale infatti a poche ore prima del passaggio ravvicinato. La minima distanza dalla Terra è stata di soli 85.000 km circa, il 20% della distanza media tra Terra e Luna.

Lo sguardo verso Proxima Centauri… – Scientificast #120

Con il dramma del terremoto del centro Italia sullo sfondo, cerchiamo di portarvi comunque una ventata di ottimismo e qualche notizia scientifica interessante anche nella puntata 120 del nostro podcast.

Buchi Neri, le novità
Andrea argomenta le ultime notizie in merito allo studio di questi interessanti quanto singolari corpi celesti.

Il terremoto in centro Italia
Non approfondiremo la notizia da un punto di vista tecnico, lo faremo nella prossima puntata. Oggi vogliamo solo chiedervi, nel caso foste interessati a sostenere le nostre attività, a non farlo optando invece per una donazione alla Croce Rossa Italiana o altri enti ufficiali che attualmente stanno agendo nei luoghi della tragedia. Vi segnaliamo anche “Io non rischio” iniziativa della Protezione Civile per la prevenzione del rischio da terremoti e dissesto idrogeologico che si svolgerà in molte piazze italiane ad Ottobre; vi aggiorneremo.

Proxima b, un pianeta per Proxima Centauri
In seguito all’approfondimento su questa scoperta di un pianeta in orbita attorno a Proxima Centauri (appena 4 anni luce da noi) postato da Sara questa settimana sul nostro blog, abbiamo in studio Luca Perri (Scienziati squilibrati, INAF) che ci racconta fatti ed implicazioni di questa entusiasmante scoperta.

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CREDITS
Immagine di copertina: Telescopio via Shutterstock
Speaker: Paolo Bianchi, Simone Angioni
Montaggio e post-produzione: Paolo Bianchi
Interventi di: Andrea Bersani
Ospite: Luca Perri
Musiche: Lucio Disarò per Scientificast

Proxima b – Un esopianeta per Proxima Centauri

In una conferenza stampa presso la sede centrale dell’ESO è stato annunciata la scoperta di un pianeta di massa comparabile alla Terra in orbita intorno a Proxima Centauri. Il pianeta si trova in quella che viene definita zona abitabile, ossia è a una distanza dalla stella per cui la temperatura di equilibrio planetaria è tale da poter permettere la presenza di acqua liquida sulla sua superficie.

Uomini e donne nello sport, sessismo e differenze

Le Olimpiadi si sono chiuse con lacrime di gioia e di disperazione, cadute imbarazzanti e salti mirabolanti, nuovi record e record inattaccabili, ma anche gallerie delle atlete più sexy e degli atleti più “dotati”. Tutto questo, insieme alla scarsa attenzione linguistica di molti giornalisti, ha scatenato le immancabili polemiche sul sessismo che non riesce a essere eliminato nemmeno dalla vetrina sportiva più importante del mondo. Le differenze tra uomini e donne però ci sono, tant’è vero che la maggior parte delle discipline prevede gare maschili e femminili separate. In alcuni casi, invece, uomini e donne concorrono insieme, come nell’equitazione, oppure esiste solo la gara per un sesso e non per l’altro: è il caso, ad esempio, della lotta greco-romana solo maschile o della ginnastica ritmica solo femminile.

Poltergeist, squa-lich e cose più serie… – Scientificast #119

Un agosto con Scientificast tutte le settimane. Cosa volete di più? E grazie alla morte agostana delle radio commerciali, siamo arrivati al numero 1 della classifica di iTunes. Evviva! Anche questa settimana abbiamo preparato una puntata leggera per accompagnare le vostre ultime (ahah) ore di vacanza.
 

The Conjuring 2 – Il caso di Enfield
Esce un film horror al cinema, basato su un caso di presunta attività paranormale realmente accaduto negli anni ’70. Simone racconta come sono andate veramente le cose.
 
Le news della settimana
Uno squalo di 400 anni si aggira per le acque dell’Artico. Forse una nuova trama per un film della Asylum? No, è tutto vero.
 
Si può fare: la rete in 10 parole
Intervistiamo Elisabetta Tola, giornalista scientifica e comunicatrice della scienza. Elisabetta ci parla di un bel progetto realizzato per Radio 3 Scienza: “Si può fare: la rete in 10 parole”. I podcast delle puntate e il relativo ebook si possono scaricare gratuitamente a questo link.
 
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Speaker: Paolo Bianchi, Simone Angioni
Montaggio e post-produzione: Paolo Bianchi
Interventi di: Anna Rita Longo
Ospite: Elisabetta Tola
Musiche: Lucio Disarò per Scientificast
 
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Scie chimiche: uno studio scientifico scopre l’ovvio

Da qualche giorno sulla stampa nazionale si è parlato di un recentissimo studio pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Research Letters il quale analizza le migliori prove prodotte negli anni dai sostenitori del complotto globale e le sottopone a dei ricercatori specializzati in analisi del suolo e fisica dell’atmosfera. Indovinate un po’ come è andata a finire?

Lo studio, nonostante sia stato rilanciato dalla stampa con titoli altisonanti, si propone solamente di sottoporre ai maggiori esperti di analisi del suolo e di fisica atmosferica le affermazioni di coloro che sostengono l’esistenza delle scie chimiche.
Lo scopo degli autori era di far conoscere al pubblico il parere degli esperti nella maniera più completa possibile. Il problema è che una rivista scientifica peer review non è sicuramente il modo migliore per avvicinare gli esperti al pubblico e, infatti, sono pochissimi i media che hanno riportato il link all’articolo originale e penso ancora meno saranno quelli che l’hanno letto tutto, mentre ovviamente la fanno da padrone i commenti al vetriolo di chi, anche di fronte all’evidenza, continua a credere in questa favola.

L’articolo pubblicato non è altro che un sondaggio fra una selezione di ricercatori esperti nelle tematiche toccate dal presunto complotto delle scie chimiche. In particolare sono stati valutati due punti cardine della teoria: le anomalie delle scie bianche degli aerei (persistenza, interruzioni, curve, etc) e la contaminazione di suolo, acqua e neve.
Abbiamo già visto in passato come le argomentazioni dei sostenitori dell’esistenza del complotto si riducano a “basta guardare il cielo” e “si stava meglio quando si stava peggio”, quindi dubito che un articolo scientifico possa in qualche modo spostare di qualche millimetro le loro convinzioni. Ne sono convinti anche gli autori che, sin dalle prime righe, chiariscono l’intento di informare i dubbiosi e non di convincere chi sa già a cosa credere.
Se volete un po’ di numeri, in un sondaggio internazionale di 3015 persone, il 2,6% ritiene assolutamente vero che esista un complotto governativo mondiale per irrorare sostanze nocive per mezzo di aerei. Il 14% ritiene la stessa affermazione parzialmente vera. Questo significa che solo una minoranza (se il 2.6% può essere considerata minoranza) crede fermamente nell’esistenza delle scie chimiche, mentre con un 14% è possibile discutere e magari far valere qualche evidenza scientifica.
Il lavoro, a dire il vero, non aggiunge molto al dibattito. Pur essendo il primo articolo scientifico a parlare di scie chimiche, non produce alcun elemento nuovo. Dei 77 esperti intervistati (49 sull’atmosfera e 28 sulle analisi), 76 non ritengono ci siano evidenze di un complotto globale volto a rilasciare scie chimiche. Uno solo lo ha ritenuto possibile sulla base di una analisi ambientale che aveva effettuato anni prima e che aveva rivelato concentrazioni di bario anomale.
Ecco il punto dolente che rende lo studio buono per la stampa e un po’ meno per la scienza. Le posizioni dei 77 esperti sono solo opinioni. Lo studio si basa su un sondaggio nel quale gli scienziati dovevano analizzare delle foto di scie di condensazione e delle analisi chimiche prodotte dai sostenitori del complotto e poi dichiarare se per loro ci fossero elementi anomali oppure se fosse tutto normale. Le risposte, per quanto compatte nel non ritenere plausibile l’esistenza delle scie chimiche, hanno rivelato una certa discordanza di opinioni. Emblematiche sono le risposte su un metodo di campionamento per acqua piovana e neve suggerito su un sito complottista. La metodica suggerita prevedeva di prendere un barattolo di vetro, metterci dentro la neve/acqua e chiudere con un tappo metallico. Agitare bene e portare in un laboratorio in zona il prima possibile. La metodica è stata ritenuta da 9 esperti accettabile, mentre 19 hanno ritenuto il metodo completamente scorretto. Ora, non voglio fare il solito polemico, ma se portate un barattolo di neve a fare delle analisi di bario, alluminio e stronzio, vi sembra il caso di chiudere il tutto con un tappo metallico, probabilmente in alluminio, e agitare bene? Come possono 9 scienziati aver trovato accettabile la metodica?
Un aspetto positivo è che le risposte dei ricercatori dovevano far riferimento a pubblicazioni di chimica e fisica dell’atmosfera già note, quindi questo è il primo lavoro scientifico che parla direttamente di scie chimiche, in realtà si fonda su 100 anni di pubblicazioni sulle scie di condensazione, purtroppo questo aspetto è stato poco rimarcato dai media che hanno ripreso la notizia, dando l’impressione si trattasse esclusivamente di opinioni.
Le risposte a tutte le anomalie riscontrate dai sostenitori del complotto sono già disponibili da anni. Davvero le opinioni, per quanto circostanziate, di un gruppo di ricercatori aggiunge qualcosa ad una leggenda metropolitana che da oltre 20 anni ci avvisa che stiamo per morire tutti?
Questo studio si concentra solo su 4 immagini anomale ritenute, dagli autori, le più significative, ma anche questa è un’opinione. Sicuramente i sostenitori del complotto diranno “eh no quelle si sa che sono scie di condensazione, perché non avete analizzato queste altre?”
Il metodo di spostare i paletti ogni volta che viene fornita una risposta è una costante quando si discute di complotti e questo caso non farà eccezione. Le scie chimiche erano, sono e saranno sempre una bufala che oggi è di moda perché fa leva sui sentimenti ambientalisti della gente. D’altro canto il complotto delle scie chimiche ricicla le stesse argomentazioni ormai da anni. Le anomalie invocate sono sempre le stesse, le discussioni portano tutte a “sì, ma il cielo non è più come una volta”, nessun campionamento in quota ha dimostrato il rilascio di sostanze inattese, ma soprattutto non è successo nulla. Piogge torrenziali, siccità devastanti, controllo del pensiero, imposizioni di colture OGM, combustione di obiettivi tattici a distanza, dispersione di nanomacchine, creazione di un tappeto olografico per proiettare una falsa invasione aliena o una parusia del Cristo*… sono passati 20 anni, non è ora di cambiare il soggetto e aggiornarlo con qualcosa di più moderno e plausibile? Tipo avete mai notato che i gatti vi osservano mentre dormite? Io fossi in voi farei attenzione.
* L’elenco degli scopi delle scie chimiche è tratto da siti/forum/community che trattano del presunto complotto delle scie chimiche. Si tratta di un elenco parziale che non rende giustizia alla fantasia degli utenti che popolano questi ambienti.

Photo Credit: Mirek Zagórski – Airliners.net – Volo Vienna-Shanghai

Salto in alto: Fosbury o ventrale?

Il bello delle Olimpiadi è che possiamo fare una scorpacciata di sport stando comodamente seduti in poltrona e, soprattutto, possiamo vedere un’infinità di sport che di solito non esistono in TV. L’atletica è tra questi e in particolare c’è una disciplina che mi ha sempre affascinato: il salto in alto. Penso sia perché sono fisicamente tutto il contrario di quello che dovrebbe essere un saltatore, non so, ma mi affascina. Il salto in alto è anche molto interessante dal punto di vista medico e biomeccanico: cerchiamo di capire come si è svolta la ricerca del modo migliore per superare l’asticella. Da quasi quarant’anni, tutti gli atleti saltano con la tecnica Fosbury, ma non è sempre stato così (e forse non ha nemmeno senso che sia così ora, in effetti…).

Cos’è il Quantum Entanglement

“Sta mano può esse’ fero e può esse piuma”

oggi è stata ‘na piuma”

Nel linguaggio della meccanica quantistica il sistema ‘mano’ del grandissimo attore Mario Brega in ‘Bianco, Rosso e Verdone”, è descritto da una coesistenza di due stati, ‘ferro’ e ‘piuma’. Con l’iniezione, la Sora Lella ha misurato lo stato della mano e la funzione d’onda è decaduta nello stato ‘piuma’. Quando Gordon Scott fece la misura lo trovò nello stato ‘ferro’ (anche i ‘due di passaggio’ a Via Veneto ottennero lo stesso risultato).

Ferragosto a Rio 2016 – Scientificast #118

Anche a Ferragosto, Scientificast non molla. Mentre la gente normale griglia e se la spassa, noi mettiamo il podcast online!
Puntata breve insieme a Daniele e Simone per discutere la prima settimana di olimpiadi a Rio de Janeiro, tra cupping e prestazioni sportive che entreranno nella storia.
In attesa dell’atletica leggera, la vera regina dei giochi, in programma questa settimana.

Buon ascolto!

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Speaker: Simone Angioni, Daniele Molaro
Montaggio e post-produzione: Paolo Bianchi
Musiche: Samba, zagi2
 
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Rivoluzione Pokémon Go! L’app vincente nell’era dei Big Data

Si chiamano Big Data e sono decisamente l’argomento più rilevante degli ultimi decenni in ambito informatico.

Dal 2000 a oggi i dati a cui siamo sottoposti quotidianamente sono aumentati in modo quasi inconsapevole e con essi è aumentata anche la quantità di informazioni. Per questo oggi più che mai risulta fondamentale fare buon uso delle informazioni più importanti e scartare quelle inutili e ingombranti.

Con il termine Big Data si definisce quindi un grosso quantitativo di dati che può essere processato e reimpiegato per estrarre informazioni che portano a una maggiore conoscenza di un certo settore.

Lavorare in questo ambito vuol dire, quindi, lavorare anche con una serie di tecniche che permettono di analizzare e “scavare” nei dati. Queste tecniche sono definite “tecniche di data mining” (letteralmente, estrazione dei dati) e sono utilizzate negli ambiti più vari: dagli studi di settore legati alle preferenze degli acquisti in un supermercato, alle previsioni sportive nella sabermetrica.

Volendo dare una definizione analitica dei Big Data possiamo servirci di cinque parole che insieme formano il cosiddetto paradigma delle 5 V: volume, velocità, varietà, valore, veracità.

  • La V di volume è certamente legata alla quantità di dati: lo ripetiamo, devono essere tanti… ma proprio tanti tanti!
  • Velocità: si riferisce alla velocità con cui i dati sono generati e registrati. Per esempio posso raccogliere dati costantemente da un segnale GPS sempre attivo, ma dovrò essere certo che ci sia un sistema attivo in grado di tenere costantemente traccia del segnale e registrare gli spostamenti in maniera praticamente istantanea.  
  • Varietà: più dati ho, più posso affinare le mie ricerche statistiche. E più sono eterogenei, meglio posso studiarli  e applicarli in più contesti. Quindi la varietà del dato ne definisce in un certo senso anche l’utilità e la “rivedibilità” (capirete tra un attimo cosa intendo).
  • Veracità: con questa parola si indica l’affidabilità del dato in termini di accuratezza. Tornando al caso del GPS, sicuramente è utile che venga segnalato in maniera repentina uno spostamento anche di pochi metri, ma è altrettanto importante che se cammino a Milano il movimento non venga registrato a Brescia.
  • La quinta V sta per Valore. A chi serve avere un grande ammontare di dati privi di utilità?

Qual è quindi il collegamento tra i Big Data e i pokémon? Semplice. A oggi il numero di utenti ad aver scaricato l’applicazione è di circa 30 milioni!

Immaginate come sono felici gli analisti dei Big Data? Pokémon Go è rivoluzionaria proprio per l’uso che ne fa.

Ogni volta che scarichiamo un’app dobbiamo concedere delle autorizzazioni, o grant, senza le quali non è possibile usufruire a pieno dei servizi a essa associati.

Nel caso di Pokémon Go, dove l’obiettivo è catturare tutti i “poket monsters” (151 per ora) in giro per il mondo, dovrete acconsentire a una serie di richieste d’accesso senza le quali l’applicazione non funzionerà correttamente. Negare l’uso della fotocamera vi rovinerà il piacere della “realtà aumentata”, e quindi di vedere un Rattata per le strade del centro!

Ma le richieste di permessi sono molte di più: account google (necessario per iscrivervi), data di nascita, lista contatti, GPS e altro ancora.

Pokemon_permessi pokemon_strada

Ma cosa se ne fa la Niantic di tutti questi dati? Semplice: li usa e li rivende. Scaricare PG è gratis e a meno che non siate troppo pigri da cercare i “pokéstop” per ricaricare le sfere Poké con le quali catturare i pokémon, non ci sarebbe necessità di comprarle.

In ogni caso, il vero guadagno dell’azienda è legato all’uso dei Big Data. Le aziende sono interessate a sapere come si muovono i suoi utenti (non solo spazialmente), cosa piace loro, quali sono i luoghi che frequentano e di cui parlano. In questo modo, per esempio, sarà più facile creare e collocare le pubblicità giuste al posto giusto. Oppure può essere un’idea quella di chiedere a Niantic di far capitare casualmente nel mio negozio un Pokémon raro.

E la privacy dell’utente? Beh, in termini di privacy c’è un mito da sfatare.

I dati del singolo non hanno alcuna rilevanza statistica se non sono collocati all’interno di quadri più generali e di un contesto più ampio. Quindi il signor Mario Rossi può dormire sonni tranquilli, nessuno lo vuole spiare. Sapere che il signor Rossi va a cercare Pokémon in riva al fiume alle 15.30 ogni mercoledì non ha alcuna importanza se non associo a questa informazione il fatto che il signor Rossi sia un uomo di una certa età, con una certa istruzione, che vive in una certa città di una certa nazione e all’interno di certi altri parametri che aiutano a categorizzare le informazioni ottenute.  

Per dirla con un dizionario da marketing, i dati assumono valore se è possibile “segmentare” gli utenti in tante categorie e rivendere queste informazioni ad aziende di strategia di mercato.

In conclusione PG non è assolutamente un’app da banalizzare o sottovalutare e il fatto che abbia avuto un così grande riscontro da parte del pubblico la porta a essere un fenomeno emblematico nell’era dei Big Data.

Euronics ha decisamente capito l’importanza del fenomeno globale PG. Attivare i moduli esca aiuta a catturare Pokémon … e clienti!
Euronics ha decisamente capito l’importanza del fenomeno globale PG. Attivare i moduli esca aiuta a catturare Pokémon … e clienti!