All’improvviso un neutrino, da una galassia lontana lontana…

Nell’Universo ci sono ancora un sacco di oggetti misteriosi, in particolare se andiamo a curiosare molto lontano da noi. Per questo costruiamo telescopi sempre più potenti e rivelatori in grado di misurare particelle provenienti dagli angoli più remoti del cosmo. I ricercatori di IceCube, un telescopio per neutrini operante nei ghiacci dell’Antartide, hanno finalmente identificato un neutrino proveniente da una sorgente posta al di fuori della nostra galassia: è un primo piccolo passo che apre un nuovo capitolo dell’astronomia e dell’astrofisica.

Entanglement ed ‘erpenti – Scientificast #103

Puntualissima (oppure no, lo saprete solo osservando bene la data di uscita), ecco online la puntata numero 103 del podcast di Scientificast! Tornano in studio Paolo e Simone (o forse no) con graditissimi ospiti (forse, non si sa).
 

L’equazione di Dirac spiegata bene
Come avrete capito, insieme a Marco Casolino ci addentriamo nel significato vero dell’equazione di Dirac e dell’ entanglement quantistico, al di là della distorsione da romanzo rosa che spesso se ne fa. Ne abbiamo parlato anche in un recente articolo.
 
Paleontologia e importanza della ricerca paleontologica
Con Andrea Villa della Società Paleontologica Italiana, approfondiamo la definizione e le attività che ruotano intorno a questa interessante disciplina. I Giovani della SPI andranno a congresso la terza settimana di questo mese. Seguiteli su Facebook!
 
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Grazie, Internet. Ti vogliamo bene

Pisa, via Santa Maria. 30 aprile 1986, ore 18 circa.

Da un computer del CNUCE-Cnr, istituto nato dal Centro Nazionale Universitario di Calcolo del’Università di Pisa, viene digitato un comando di sole quattro lettere: ping. Un pacchetto di dati di pochi bit parte dalla macchina e viaggia attraverso un cavo della SIP fino a Frascati, per poi essere smistato a Fucino, in Abruzzo. Da lì, un’antenna di Telespazio ancora in funzione, invia il segnale al satellite Intelsat IV, in orbita geostazionaria sopra l’Atlantico, che lo recapita infine ad un altro computer presso la stazione satellitare di Roaring Creek, in Pennsylvania, negli Stati Uniti.

Dopo meno di un secondo arriva la risposta: ok.

 

Era la prima volta che un computer italiano si connetteva ad Arpanet, la rete americana antenata dell’odierna Internet.

L’Italia è stata il quarto paese europeo a raggiungere questo traguardo, dopo Inghilterra, Norvegia e Germania: un’impresa tecnologica e burocratica non da poco, che ha per protagonisti Luciano Lenzini, scienziato responsabile del progetto, Stefano Trumpy, direttore del CNUCE, e Antonio “Blasco” Bonito, l’informatico che si occupò di collegare il computer di Pisa con quello americano. Un progetto reso possibile anche grazie al router inviato direttamente dagli Stati Uniti, che stazionò alla dogana di Pisa per qualche settimana: un apparecchio chiamato Butterfly Getaway, che viene descritto “grande come un frigorifero” e che utilizzava un Macintosh come consolle.

 

In una bella intervista pubblicata sul sito della Rai, Marco Sommani, collaboratore al CNUCE nel 1986, restituisce bene la sensazione che dovevano provare i ricercatori in quei momenti.

«Nessuno di noi aveva l’impressione di fare una cosa particolarmente importante», confessa Sommani, che aggiunge «Nessuno di noi poteva immaginare che [internet] avrebbe avuto un futuro anche al di fuori dal ristretto ambito di università e ricerca come era allora».

 

L’Internet degli albori era molto diverso da quello che possiamo utilizzare oggigiorno. Non esistevano gli applicativi che lo rendono così fruibile a tutti: non esisteva il web, soprattutto, che sarebbe stato sviluppato solo nei primissimi anni ‘90 da Tim Berners-Lee e Robert Cailliau. Non c’erano interfacce grafiche e l’unico modo di interagire con la rete era per mezzo di linea di comando. In un articolo dell’almanacco del Cnr, si legge che quello stesso giorno fu diramato anche un comunicato stampa, che però non venne ripreso da nessun giornale: le prime pagine di quei giorni di 30 anni fa parlavano dell’attacco missilistico a Lampedusa, dello scandalo del vino al metanolo e del recente disastro nucleare di Chernobyl.

 

A distanza di trent’anni da quel simbolico primo collegamento, Internet è diventato il protagonista indiscusso di una nuova era delle telecomunicazioni, della condivisione di informazioni e di idee.

 

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1 minuto su Internet, oggi. (Fonte: visualcapitalist

Per festeggiare l’evento, in tutta Italia si è celebrato l’Internet Day, con numerose manifestazioni su tutto il territorio ed è stato prodotto un cortometraggio ad opera di Riccardo Luna e diretto dalla giovane e brava Alice Tomassini, dedicato alla storia di quel giorno di 30 anni fa. Un giorno che ha cambiato radicalmente le nostre vite.

Grazie, Internet. Ti vogliamo bene.

 

 

Immagine di copertina: Proclaiming my love at a scenic overlook on top of a mountain (2010) di Justin Kemp.

Il ventennale di BeppoSAX, che ha svelato il mistero dei lampi gamma cosmici

Il 30 aprile 1996, con un lancio da Cape Canaveral, venne messo in orbita SAX, Satellite per l’Astronomia a raggi X, poi affettuosamente ribattezzato BeppoSAX in onore dell’astronomo milanese Giuseppe “Beppo” Occhialini. In questi giorni ricorre il ventennale di questo progetto dell’Agenzia Spaziale Italiana, realizzato in collaborazione con la sua omologa olandese NIVR e il dipartimento di scienza spaziale dell’ESA. Il satellite concluse le sue osservazioni il 30 aprile 2002, per rientrare nell’atmosfera, una volta decaduta l’orbita, inabissandosi nell’Oceano Pacifico, il 29 aprile del 2003. Nata con l’obiettivo di caratterizzare ad ampio spettro le sorgenti celesti che emettono raggi X, BeppoSAX è stata fondamentale, in particolare, nello studio dei lampi gamma – in inglese, Gamma-ray Bursts. Ma, prima di tutto, che cosa sono questi lampi gamma e perché suscitano tanto interesse tra gli astronomi?

Cosa respiriamo con il fumo di sigaretta?

Coloro che, tra i nostri lettori, sono fumatori potrebbero odiarmi un po’ dopo aver letto questo post. A dire la verità, pure io fumo ogni tanto, la pipa per la precisione, quindi, per scrivere questo articolo, anche io mi sono fatto un po’ del male. E’ però risaputo che il fumo, sia esso passivo o attivo, è nocivo per la salute, quindi è bene comprendere a fondo cosa introduciamo nel nostro organismo ad ogni boccata.

Vi siete mai domandati quali e quante sostanze chimiche respiriamo con un tiro di sigaretta?

Marte e Mercurio nel cielo di maggio

Maggio come Aprile è precursore del cielo estivo vero e proprio. Le splendide costellazioni invernali, che ci hanno accompagnato nei mesi di Gennaio, Febbraio e anche Marzo sono ormai uno sfuocato ricordo.

Fa la sua comparsa, anche se ancora molto basso sull’orizzonte, il Triangolo Estivo, un asterismo formato dalle stelle Deneb dell’Aquila, Altair del Cigno e Vega della Lira. Come abbiamo visto, Vega è la regina dei prossimi mesi, insieme ad Arturo del Boote – le due stelle più luminose del cielo estivo.

Individuabili con facilità in cielo altri asterismi suggestivi che abbiamo già imparato a conoscere, quali il Triangolo di Primavera, formato dalle stelle Arturo, Spica della Vergine e Denebola del Leone, e il triangolo isoscele formato da Vega, Stella Polare e Arturo.

La strana “riserva naturale” di Chernobyl

Nei giorni successivi al disastro di Chernobyl si procedette all’evacuazione totale di una zona di circa 4000 chilometri quadrati, per un totale di oltre centomila persone. Da allora, quell’area è chiamata “zona di esclusione” e gli insediamenti umani, tra cui la città di Pripyat a tre chilometri dalla centrale, sono disabitati.

Tuttavia, la vita ha trovato il modo di ristabilirsi e perfino prosperare all’interno della zona di esclusione. Già da una decina d’anni è evidente come le piante siano state in grado di adattarsi crescendo in modo cospicuo a Pripyat e dintorni, mentre lo stesso non poteva essere affermato con altrettanta evidenza per gli animali.   

In questi decenni, ricercatori afferenti a una collaborazione internazionale che fa capo alla Riserva Radioecologica di Polessye hanno condotto censimenti sulle popolazioni di fauna selvatica nei pressi di Chernobyl, scoprendo che l’area è stata ricolonizzata da varie specie di mammiferi.

Dentro la notizia – Scientificast #102

Puntata numero 102 del podcast di scienza più ascoltato d’Italia! PB e Julien ai microfoni, come veri veterani del podcasting italico.
 

Space Update
Lo spettacolare atterraggio del razzo Falcon 9 di Space X e gli ultimi aggiornamenti dal sistema solare nella rubrica di mMarco Zambianchi, in collaborazione con ISAA.
 
Come nasce una notizia scientifica?
Dal paper al giornale, il percorsa di una notizia scientifica è irto di difficoltà e di grandi opportunità. Ne parliamo in studio con Giuliano.
 
Scientifibook – Libri di scienza
torna la nostra rubrica dedicata ai libri di divulgazione scientifica. Oggi Giuliana ed Annarita vi raccontano in anteprima l’ultima opera di due professori dell’Università degli Studi di Pavia: “Storia di una cellula fantastica. Scienza, cultura e natura dell’uovo” di Carlo Alberto Redi e Manuela Monti Pagine 224, euro 18, Sironi Editore
 
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Chernobyl trent’anni dopo

Trent’anni fa, una mattina di primavera, una notizia drammatica e preoccupante iniziò a circolare per l’Europa. Un improvviso aumento delle radiazioni era stato misurato sugli abiti dei lavoratori di una centrale nucleare in Svezia, facendo partire una serie di controlli. Nelle stesse ore, anche in Finlandia era stato rilevato un aumento della radioattività ambientale, ma a causa di uno sciopero la notizia non aveva ancora avuto modo di diffondersi. I tecnici svedesi non impiegarono molto a rendersi conto che non c’erano perdite nel loro impianto, e nessuna notizia era arrivata da nessun altro paese dell’Europa occidentale: gli occhi di tutti si rivolsero allora verso l’Unione Sovietica. Era il 28 aprile 1986 e la nostra percezione delle centrali nucleari stava per cambiare per sempre.

Come funziona il magnetometro dello smartphone

Gli smartphone contengono una serie di rivelatori sensibilissimi che avrebbero fatto impazzire di gioia gli scienziati del passato. Il fatto che siano usati soprattutto per giocarci non ne impedisce usi più scientifici. Il magnetometro dello smartphone è uno di questi strumenti (basato su tecnologia  MEMS, come l’accelerometro di cui avevamo parlato qui) che permette di misurare l’intensità e la direzione dei campi magnetici, con varie App gratuite che visualizzano le tre componenti del campo magnetico e le sue variazioni nel tempo e nello spazio (vedi sotto la nota pizzosa sulla definizione del  campo magnetico).

Ponendo vicino al telefono una calamita è possibile misurare l’intensità del campo magnetico, o più correttamente il vettore induzione magnetica. Ruotando la calamita si può vedere come la direzione e il segno del campo magnetico cambiano di conseguenza. Allontanando la calamita il campo decresce rapidamente, ma non raggiunge mai lo zero.