Panico e paura alla matura

22 giugno, nella mailing list della redazione di Scientificast arriva la proposta:

“Chi ha voglia/tempo di prendere le tracce del tema scientifico della maturità e fare qualcosa per il blog?
Poi lo correggiamo 😀 e mettiamo il giudizio sotto il pezzo.
Potrebbe essere un bel modo per esorcizzare un po’ di angoscia dei maturandi che ci leggono…”

C’è un po’ di batti e ribatti e alla fine Andrea (forte dei suoi trascorsi di grande prosatore, che gli meritarono una rimandatura con la media del 4 in seconda liceo), anche per celebrare il ventennale della sua maturità, decide di cimentarsi.

Astrofotografia spettroscopica di Marte con la zanzariera

In questi giorni Marte è particolarmente luminoso e vicino alla terra. Qui abbiamo visto come fotografarlo. Per mettere in evidenza la luminosità e il colore del pianeta rosso e di altri corpi celesti  possiamomo utilizzare una zanzariera (qui un articolo analogo). La struttura reticolare  della rete blocca la propagazione della luce in maniera rettilinea e ne fa interferire le onde elettromagnetiche che la costituiscono, producendo dei massimi luminosi in punti diversi a seconda della frequenza della luce.

schema
Schema sperimentale. La macchina fotografica è a 50 cm dalla zanzariera che funge da reticolo di diffrazione.

In figura sotto è mostrata la luna piena del 20 maggio. Oltre al disco principale abbiamo anche una struttura a doppia croce, nelle direzioni in cui l’onda elettromagnetica del nostro satellie interferisce in maniera costruttiva. La luna è molto luminosa, per cui in questa foto sono visibili solo righe bianche.

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La figura di diffrazione della Luna (al centro) attraverso la zanzariera.

Se puntiamo su Marte, sorgente molto più piccola e meno luminosa della luna, compare una struttura a colori che può essere sfruttata per mettere meglio a fuoco l’obiettivo della macchina fotografica.  La zanzariera funziona come un semplice spettrometro, permettendo di separare la luce nelle sue varie componenti come avviene in un prisma.

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In realtà, nelle figure di interferenza e diffrazione l’ordine dei colori è invertito, ossia il blu compare spostato di meno del verde e rosso, mentre nella rifrazione luminosa del prisma avviene il contrario (aberrazione cromatica). Questo principio viene anche sfruttato in alcuni telescopi spaziali  ottenere così un’immagine migliore. Nel caso di Marte è possibile vedere una forte presenza del colore rosso e una luminosità molto maggiore di Saturno, che infatti presenta solo la struttura a croce principale.

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Se poi confrontiamo le emissioni con una stella blu come Spica le differenze di emissione sono ancora più evidenti e possiamo – con un cielo migliore di quello di queste foto – fare spettroscopia stellare.

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Anche senza zanzariera, basta lasciare l’otturatore aperto per qualche secondo per vedere ciascuna traccia luminosa delle stelle ha un colore diverso, che noi non percepiamo perché la nostra visione notturna è essenzialmente in bianco e nero.

 

@casolinomarco


Immagine di copertina: diffrazione da reticolo (wikimedia commons)

Occhi su Saturno – 25 Giugno 2016

Come accennato nel nostro post, Giugno è sicuramente il mese migliore per osservare uno dei pianeti più iconici del nostro sistema solare: stiamo parlando ovviamente di Saturno.

Il pianeta, noto già nell’antichità ed oggetto di osservazioni approfondite anche da parte di Galileo, fu analizzato attentamente nella seconda metà ‘600 da un italiano, Gian Domenico Cassini. Con i mezzi dell’epoca fu in grado di dettagliare la sua scoperta in maniera sorprendente evidenziando una divisione tra gli anelli – ancora oggi nota come “Divisione di Cassini” -, e quattro dei suoi satelliti: Giapeto, Rea, Teti e Dione.
Diverse osservazioni si susseguirono poi negli anni portando alla scoperta di altri satelliti ed ulteriori peculiarità; tra i principali astronomi che se ne occuparono vi furono anche lo scozzese James Clerk Maxwell e l’americano William Henry Pickering.

L’Associazione Stellaria, con la quale ormai collaboriamo da diverso di tempo, propone anche quest’anno l’iniziativa “Occhi Su Saturno”, giunta al suo quinto anniversario. L’iniziativa è nata nel 2012 da un’idea dell’associazione di Perinaldo (IM) per celebrare i 300 anni dalla scomparsa di Gian Domenico Cassini, nato proprio nel piccolo borgo ligure.

saturnogiugno2016

Nel primo sabato d’estate, 25 Giugno 2016, 119 eventi in tutta Italia con la collaborazione di molte realtà di divulgazione scientifica e gruppi di astrofili vedranno lo sguardo puntato verso il cielo, nella direzione di Saturno. Una occasione davvero imperdibile che unirà tutto lo stivale, da Milano a Palermo, passando per Roma, Genova, Ancona, Lecce fino ad arrivare al confine con la Francia, a Ventimiglia. Sul sito ufficiale dell’evento trovate tutti i dettagli: http://www.occhisusaturno.it/eventi-2016/. Noi non mancheremo sicuramente.

Xylella e buchi neri – Scientificast #110

Puntata 110 condotta da Paolo e Simone, con la partecipazione di Andrea Bersani e Anna Rita Longo.
 

LIGO l’ha fatto ancora. Nuove onde gravitazionali, nuovi buchi neri
La notizia della settimana è sicuramente quella dei nuovi dati pubblicati da parte della collaborazione LIGO. Nonostante un antipatico episodio riguardante l’embargo della notizia, i dati sono eccezionali: nuove onde gravitazionali e nuovi possibili scenari in merito ai buchi neri dell’universo e possibilmente a nuovi aspetti dell’astrofisica mai toccati prima. Leggi il post di approfondimento sul nostro blog.
 
Nel consueto intermezzo polemico ci concentriamo su una dinamica social piuttosto diffusa: è giusto elemosinare follower e condivisioni? Noi pensiamo di no, che prima valgano i contenuti e vi spieghiamo perché.
 
Emergenza Xylella in Puglia
Ospite della puntata Milly Barba, giornalista scientifica, che ha realizzato insieme ai ragazzi e ai docenti del Liceo “Quinto Ennio” di Gallipoli un documentario sull’emergenza Xylella fastidiosa. Per essere certi di fare corretta informazione, i responsabili del progetto si sono affidati a scienziati e ricercatori tra i massimi esperti del settore. Il filmato ha ricevuto anche il plauso di Unesco Associated Schools. Il documentario è visibile su YouTube, a questo link.

 
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Quante volte sono stati addomesticati i cani?

L’addomesticamento dei cani è stato un processo lungo e non semplice. Per questo motivo, finora si pensava che fosse avvenuto una volta sola. Tuttavia, i risultati delle analisti genetiche e archeologiche sui reperti di cani domestici creano confusione, e fino a questo momento non si è stati in grado di dire con certezza se il processo di addomesticamento sia avvenuto in Europa, in Estremo Oriente oppure nell’Asia Centrale.

Recentemente è stato pubblicato uno studio su Science (del quale abbiamo parlato anche nel nostro podcast) in cui viene presentata una possibile soluzione a questo dilemma: l’addomesticamento potrebbe essere avvenuto non una, bensì due volte, in modo del tutto indipendente, a partire da due popolazioni separate di lupi selvatici presenti in Estremo Oriente e in Europa.

Quando essere più deboli rende più forti

Le larve e le pupe delle api orientali, Apis cerana, sono più vulnerabili all’attacco del parassita Varroa destructor rispetto a quelle delle api europee, Apis mellifera: questo, però, consente alle colonie di api orientali di avere una più alta efficienza immunitaria e contribuisce alla loro sopravvivenza.

Questo è il controintuitivo risultato a cui è giunto un team di ricercatori dell’Agroscope e dell’Institute of Bee Health dell’Università di Berna (Svizzera), in collaborazione con colleghi della Chiang Mai University (Tailandia) e la Zhejiang University (Cina) e pubblicato sulla rivista open-access Scientific Reports del gruppo Nature.

Altri buchi neri che si scontrano! Ma quanti ce ne sono?

L’era dell’osservazione del Cosmo con le onde gravitazionali è finalmente cominciata: la collaborazione VIRGO-LIGO ha annunciato un secondo evento, dopo l’epocale scoperta del settembre 2015, molto simile al primo. Si tratta della fusione di due buchi neri, più piccoli rispetto al caso precedente, ma pur sempre dotati di una massa complessiva pari a oltre venti volte il nostro Sole, che si sono scontrati a circa un miliardo e mezzo di anni luce da noi. L’evento è stato registrato nella notte del 26 dicembre (no, quando l’esperimento prende dati non ci sono vacanze di Natale che tengano) e, se da una parte ci conforta il fatto che effettivamente anche il primo evento dovesse essere “buono”, dall’altra ci fa nascere una domanda: se in pochi mesi abbiamo visto due eventi molto energetici, quanto sono frequenti questi scontri di buchi neri nell’Universo? Quanti sono i buchi neri, là fuori?

L’esperimento spaziale PAMELA compie dieci anni

In questi giorni l’esperimento spaziale PAMELA (in cui lavoro)  ha compiuto dieci anni.

Il lancio (qui il video)  dello spettrometro magnetico è avvenuto  il 15 giugno 2006 dal cosmodromo di Bajkonur (Kazakistan), la stessa rampa usata per il satellite  Sputnik e per il volo di Yuri Gagarin.

Lo strumento, del peso complessivo di 470 kg ed alto circa 1.3 m, è alloggiato in un contenitore pressurizzato nel satellite russo Resurs DK1 ed è composto di una serie di  rivelatori rivolti allo studio dei raggi cosmici, ossia elettroni, protoni e nuclei presenti nella nostra galassia.

Matematica, chimica… e architettura del pallone da calcio

Chiudete gli occhi e pensate a un pallone da calcio. Molto probabilmente, l’immagine che avete visualizzato è un insieme di esagoni bianchi e pentagoni neri, quello che per molti di noi è IL pallone da calcio. In realtà, questo design è stato introdotto nei primi anni Sessanta da una ditta danese, Select Sport, che dichiarò di essersi ispirata alle “cupole geodetiche” dell’architetto americano Richard Buckminster Fuller, che aveva ideato una tecnica costruttiva basata su una travatura che seguisse le linee più brevi congiungenti diversi punti posti su una sfera. Queste linee sono chiamate appunto geodetiche e hanno una grande importanza in tutte le geometrie non euclidee, dalla descrizione del moto di un corpo sulla superficie terrestre alla relatività generale.

Date il pane al dinocane – Scientificast #109

A grande richiesta tornano Ilaria e Simone alla conduzione di Scientificast. Controllare le scemate questa volta sarà ancora più difficile, quindi sedetevi comodi e godetevi questo delirio in chiave scientifica.
 

La creazione di nuovi elementi
Dopo avervi elencato i principali elementi della tavola periodica, nelle ultime puntate non facciamo altro che deridere i nomi degli ultimi e più assurdi elementi chimici. Ma se sono così inutili perché sbattersi per crearli? E’ così figo avere un elemento con il proprio nome che esiste solo una frazione di secondo prima di decadere in un atomo con il nome di un altro? Andrea ci spiega la scienza dietro la creazione dei nuovi elementi chimici e ci ricorda, per la cronaca, che l’atomo 109 è il Meitnerio

Almanacco della settimana
Con Ilaria alla conduzione torna l’almanacco. Quali scienziati sono nati questa settimana? Quei due disgraziati di Simone e Ilaria non avranno sicuramente preso i più famosi. L’almanacco degli scienziati “diversamente famosi” è solo per voi sulle frequenze virtuali di Scientificast.

Cani preistorici

Com’erano i cani prima dell’arrivo dell’uomo?
Erano forse i migliori amici dei dinosauri e poi si sono riciclati con l’uomo quando è diventata la specie dominante? Avrà ragione Simone quando dice che nella preistoria tutto era più grande? I cani erano grandi come autotreni? Scopriamolo insieme a Paolo e Saverio Bartolini dell’Università di Firenze e membro della società paleontologica italiana.

 
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