Dimmi qualcosa di romantico: Amore e quantum entanglement

Al termine della cena lei gli disse: “Dimmi qualcosa di bello!”.
 
Lui le rispose scrivendo su un fazzoletto: “(∂ + m) ψ = 0”.
 
La luce delle candele che lei aveva messo sul tavolo  illuminava fiocamente l’equazione. Lei si avvicinò confusa e chiese: “Cos’è questa roba?”

Ad ogni vino il suo bicchiere

L’interesse per il mondo del vino e per l’enogastronomia in generale sono in continua crescita: da un lato, questo è molto positivo, perché spinge verso una qualità sempre maggiore e un consumo via via più consapevole, dall’altro ci porta ad accrescere le nostre aspettative ed esigenze, non solo su cosa consumiamo, ma anche su come lo consumiamo. Il vino non fa eccezione e sempre più spesso richiediamo che il bicchiere sia proprio quello giusto, per la bottiglia che stiamo aprendo.

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Bicchieri comunemente usati per il vino, da sinistra la flûte per gli spumanti secchi, un calice per vini bianchi, uno per vini rossi, uno per vini rossi di grande struttura e invecchiamento, una coppa da spumanti dolci e un piccolo calice per vini passiti o liquorosi. (immagini da http://willmurray.name/)

Ma questa attenzione ha solo una valenza estetica o c’è qualche motivo scientifico per preferire un bicchiere piuttosto che un altro? A questa domanda ha cercato di rispondere un gruppo di ricercatori giapponesi; il gruppo ha costruito uno strumento in grado di misurare come le molecole aromatiche salgano dal vino al naso dell’assaggiatore in funzione della forma del bicchiere. In realtà esistono già degli strumenti in grado di misurare un sacco di caratteristiche chimiche del vino ma in questo caso lo scopo degli scienziati è proprio fare una “mappa in tempo reale” del profumo che sale dal vino, essendo così sensibili al bicchiere, come già accennato ma anche, ad esempio, alla temperatura di servizio.

Cerchi nel grano su Google Maps

Google Maps è la celebre il servizio di mappe e navigazione di google che per mette di esplorare il mondo grazie a immagini satellitari e aeree di ottima qualità. Praticamente tutto il mondo è mappato, tuttavia le foto non sono aggiornate in tempo reale. Spesso le immagini che vedete sono vecchie di qualche anno e quindi è molto difficile trovare immortalati eventi particolari e di breve durata. Difficile, ma non impossibile. Se inserite su Google Maps le coordinate 44.933465, 7.828536 e selezionate l’opzione “earth” potrete ammirare un campo con all’interno un affascinante cerchio nel grano. Non è la prima volta che succede, in Gran Bretagna è già capitato diverse volte, ma questa è la prima volta che accade in Italia.

Il cerchio nel grano immortalato si trova nei pressi di Torino ed è stato realizzato da un gruppo di circle maker che da anni realizza opere di questo tipo e di cui ho l’onore di far parte.

Let’s do the drive warp again!

Delle bufale sulle astronavi più veloci della luce abbiamo parlato in più occasioni. La cosa che ha sempre lasciato perplessi è come mai la NASA ospitasse sul suo sito testi mai pubblicati su riviste scientifiche e con un linguaggio volutamente più simile a Star Trek (con tutti i conseguanti roboanti rilanci sui siti web) che a quello tecnico ma realistico di un ente spaziale.
Di recente la NASA sembra aver finalmente fatto pulizia: In questo articolo “Is Warp drive real?” afferma chiaramente che il volo più veloce della luce rimane a livello di speculazione fantascientifica e che le conoscenze attuali concludono – per il momento – che è (purtroppo) impossibile.
L’articolo conclude succinto riportando che ” Past articles of warp drive found at this location have been archived.”, ossia “articoli precedenti del warp drive sono stati archiviati”.
La speranza di oltrepassare la velocità della luce resta comunque viva, ma non è certo con un motore a bufale che ciò potrà avvenire.
Per ironia della sorte il di solito ottimo sito IFLScience trae la conclusione opposta (!) chiedendosi se la NASA abbia creato il Warp Drive e linkando però all’articolo sopra.

Consoliamoci con chi il Time Warp l’ha fatto davvero…

Aggiornamenti da Fukushima e dintorni

1. E’ di queste ore la notizia che nel parco di Tokyo, vicino alla stazione di  Ikebukuro è stato rinvenuto un hotspot,  di natura artificiale, in cui la radiazione è 480 microSv/ora. Se confermato, questo è un valore molto elevato, da confrontarsi con 0.3 microSv/ora a Roma e  2 microSv/ora in aereo. A detta del Japantimes, ci si è accorti  dell’elevato livello di radiazioni ed ha avvisato le autorità. Presumibilmente si tratta di una sorgente radioattiva sepolta nel parco ma non è chiaro a questo punto da: a) quanto tempo stia lì  b) chi se ne sia accorto c) come abbiano fatto a notare questo hotspot, dato che il monitoraggio della radiazione di Tokyo non è più continuo come in passato. Aggiornamento del 27/4: Un contenitore (presumibilmente contenente radio) è stato rimosso dal parco, che è stato aperto dopo il 2012 ripulendo un deposito di rottami. Presumibilmente il contenitore di radio era lì da tempo, come nel caso di Setagaya del 2011.

2. Nei giorni scorsi è  stato rinvenuto un drone sul tetto della residenza del Premier Abe.