#MIA14 fase 2 – Votateci come MIGLIOR PODCAST e MIGLIOR SITO TECNICO DIVULGATIVO!

blogawardE’ successo. Grazie al vostro supporto!
Scientificast è ufficialmente candidato ai #MIA14 in ben due categorie!!!

20. Miglior sito tecnico-divulgativo
22. Miglior radio / programma / podcast su web

In questa fase dunque non dovrete fare altro che esprimere la vostra preferenza nel form che trovate sul sito di Gianluca Neri.
Seguite attentamente le regole riportate.

Votate e coinvolgete i vostri amici.

E per chi ci sarà, il 13 Settembre ci vediamo a Rimini, alla FESTA DELLA RETE!
Cercateci. Indosseremo ovviamente le nostre magliette rosso fuoco con il simbolo dell’atomo ben in vista!

Scientificast #57 – Per fare un siero, ci vuole un… Albero?!?

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Il virus Ebola al microscopio elettronico

Il virus Ebola al microscopio elettronico

L’episodio 57 di Scientificast, complici le vacanze che hanno decimato la redazione, vi stupirà con una coppia inedita alla conduzione: PB e Ilaria.

Ilaria ci parla di una recentissima ricerca che svela i rischi della tintarella con crema solare: quando ci spalmiamo di protezione 30 e si spiaggiamo tranquilli di non fare niente di male in realtà miniamo alla sopravvivenza di un delicato ecosistema.
PER APPROFOINDIRE:
Sunscreens as a Source of Hydrogen Peroxide Production in Coastal Waters (David Sánchez-Quiles and Antonio Tovar-Sánchez, Environ. Sci. Technol., 2014, 48 (16), pp 9037–9042)

Continua l’allarme per l’epidemia di Ebola in Africa Centrale con nuovi sviluppi a riguardo di un siero sperimentale che si è dimostrato efficace nella cura di alcuni malati. Ilaria intervista Valeria Cagno, dottoranda presso il laboratorio di Virologia Molecolare dell’ Università di Torino, che ci spiega cos’è un siero, come si produce e come si sperimenta.
PER APPROFONDIRE:
- ZMapp (TM) FAQ (Mappbio.com)

PB ci parla della scoperta di una nuvola d’acqua su una stella un po’ strana e non troppo lontana da noi e poi anche di uno studio sul modo migliore di atterrare su una cometa dal terreno accidendato.
PER APPROFONDIRE
- Water clouds tentatively detected just 7 light years from Earth (Science)
- Sites picked for comet landing

Infine, per la rubrica Scientifibook, Giuliana e Anna Rita ci parlano del libro “AIDS, la verità negata” di Giovanni Maga, Il Pensiero Scientifico editore: un libro per conoscere la storia dell’AIDS, i pregiudizi che da sempre lo accompagnano, le teorie del complotto che lo circondano e soprattutto, come suggerisce il libro, capire come mai la sua esistenza viene negata, talvolta anche da parte di scienziati.

Vi ricordiamo che ci servono tutti i vostri click per Scientificast!
Votate Scientificast ai Macchianera Italian Award #MIA14 nelle categorie Miglior Podcast e Miglior Sito Tecnico-Divulgativo.

Ringraziamo Giovanni Argento di OMG Science! per il gentile supporto morale e tecnico.

Ringraziando tutti voi per il vostro insostituibile sostegno ricordiamo infine che sono disponibili le magliette di Scientificast, se siete interessati all’acquisto contattateci a info@scientificast.it al quale potete naturalmente rivolgere tutte le domande a cui vorreste una risposta da noi!

>>SCARICA L’EPISODIO 57 <<

Omeopatia: anche l’informazione è troppo diluita

In questi giorni, su Facebook, è stata condivisa da diversi contatti la notizia di una presunta condanna della Boiron, azienda leader nel campo dell’omeopatia, a pagare 12 milioni di dollari di risarcimento a dei clienti insoddisfatti. La motivazione, secondo questa notizia, sarebbe aver fornito informazioni fuorvianti sull’efficacia di uno dei suoi prodotti di punta contro l’influenza: l’Oscillococcinum. Prima di tutto la notizia è vecchia di quasi 2 anni (cari amici, leggete la data degli articoli che condividete) e si riferisce ad un accordo fatto tra la Boiron e i denuncianti. Nessuna condanna, ma tutto si è concluso con 5 milioni di dollari di risarcimento ai querelanti e una stima di 7 milioni di euro per rietichettare tutti i prodotti in modo da mettersi al riparo da altre denunce.
Da allora i prodotti Boiron in USA riportano la dicitura “queste applicazioni non sono state valutate dalla Food and Drug Administration”.

Anche se i fatti risalgono a due anni fa mi hanno fornito il pretesto per pormi una domanda forse non così banale: è giusto dire cos’è esattamente l’omeopatia?

Omeopatia, ovvero la memoria dell'acqua... perché, oltre all'acqua, nel recipiente c'è proprio poco. (Image by NimKorko)

Omeopatia, ovvero la memoria dell’acqua… perché, oltre all’acqua, nel recipiente c’è proprio poco. (Image by NimKorko)

Ho interrogato amici e conoscenti che fanno uso di prodotti omeopatici, non vi stupirà sapere che nessuno di loro ha idea di cosa sia e come funzioni un farmaco omeopatico. L’omeopatia (dal greco sofferenza e simile) si basa sul principio che il simile cura il simile, ovvero una malattia può essere curata da una sostanza che genera sintomi simili in una persona sana. In realtà l’unica prova a sostegno di questa teoria venne dalla cincona, una pianta in grado di trattare efficacemente la malaria e che, su soggetti sani, era in grado di causare forti febbri. La teoria dei simili era affascinante, la scienza medica era agli albori, fatto sta che su questa base gli omeopati iniziarono a somministrare sostanze di tutti i tipi solo perché nei soggetti sani creavano sintomi simili ad alcune malattie. Non sto a farvi l’elenco perché alcune cose facevano veramente schifo. Siccome poi la gente ci restava spesso, si decise che, per ottenere l’effetto, erano sufficienti dosi molto basse e via di diluizione in diluzione fino ad arrivare all’omeopatia moderna dove il principio attivo non c’è più. Diluzioni comuni come 12C o 24D non presentano più alcuna traccia del principio attivo, ma solo il solvente: generalmente acqua e alcol o zucchero. Che efficacia può avere un prodotto che non contiene nulla? Nessuna, ovviamente, e infatti quando si fa presente questo, i compratori di omeopatia si trincerano dietro un incredulo “non è vero, con me ha funzionato”. Già, anche perché chi vende i prodotti, come dimostrato dalla class action statunitense, sta ben attendo a dire al cliente “guardate che non c’è nulla dentro, ma la potenza sta nella diluizione”. In fondo però che male fa l’omeopatia? A parte i rischio di allontanare il paziente dalle terapie tradizionali, di fatto i prodotti omeopatici non fanno bene, ma non fanno nemmeno male. Quindi se uno utilizza la Nux Vomica per farsi passare il mal di testa invece di un’aspirina a chi può importare? Importa eccome, prima di tutto perché piuttosto che prendere qualcosa di inefficace tanto vale non prendere nulla; secondo perché i prodotti omeopatici vengono venduti a caro prezzo e finché non verrà dimostrata la loro efficacia, di fatto, si sta pagando dell’acqua al prezzo dell’oro; terzo perché credere che l’acqua pura possa curare non è diverso dal credere che la maga sotto casa possa predire il futuro. Considerate, poi, le migliaia di pubblicazioni che riportano l’assenza di qualunque effetto superiore al placebo, direi che la strada per giustificare l’utilità dell’omeopatia è piuttosto in salita.

Certo, dire le cose come stanno è antipatico, forse un po’ saccente, ma chi criticherebbe qualcuno per aver fornito dettagli extra su un prodotto? Ai clienti piace la tracciabilità dei prodotti, è bello avere gli ingredienti dettagliati persino nei prodotti di gastronomia. Quando invece c’è in ballo la nostra salute ci vogliamo tappare gli occhi? Oppure da fastidio scoprire di essere così facilmente influenzabili? In ogni caso la colpa non è mai di coloro che dicono le cose come stanno, ma di chi cerca di omettere i fatti dietro belle parole come “naturale” o “senza contro indicazioni”.

P.S. Giusto per fare tre esempi: l’Oscillococcinum è un estratto di cuore e fegato di anatra muschiata, la Nux Vomica è un estratto dall’albero della stricnina: un potentissimo veleno, e l’apis mellifica è un estratto ottenuto per macerazione in alcol di api, ovviamente tutto diluito omeopaticamente.

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Scientificast è stato nominato come MIGLIOR PODCAST e MIGLIOR SITO TECNICO-DIVULGATIVO ai #MIA14. Votateci! Ci vediamo il 13 Settembre alla Festa della Rete!!!

Un deposito per i rifiuti nucleari

Alcune settimane fa, l’ISPRA ha diffuso il documento preliminare alla determinazione di un sito per il rifiuto nazionale di rifiuti radioattivi. Questo è un argomento delicato, da trattare, per questo pensiamo che sia utile cercare di far chiarezza sul tema. Perlomeno, ci vogliamo provare.

Bidoni di scorie radioattive in soluzione in acqua, ptonti per essere messi in deposito. (immagine da wikipedia)

Bidoni di scorie radioattive in soluzione in acqua, ptonti per essere messi in deposito. (immagine da wikipedia)

Iniziamo a capire cosa sono questi rifiuti nucleari. Ci sono diversi tipi di scorie radioattive, molto diverse tra loro per origine e pericolosità. La maggior parte dei rifiuti provengono dall’industria e dalla medicina, dove si utilizzano sorgenti radioattive anche intense, ma soprattutto in un sacco di applicazioni. Trattandosi di sorgenti poco attive, i materiali che ne sono venuti a contatto sono considerati contaminati, ma, di fatto, la loro pericolosità è estremamente limitata. Si tratta, ad esempio, degli strumenti utilizzati dai medici che lavorano nei reparti di medicina nucleare o delle tute dei lavoratori delle centrali nucleari. La loro contaminazione è minima e l’unico motivo per cui devono essere trattati come rifiuti speciali è un principio di precauzione, affinché non siano usati in modo davvero improprio. Sono definiti “rifiuti di basso livello” tutti quelli che non hanno bisogno di schermatura alcuna. L’uranio impoverito, di cui si è sentito molto parlare, in effetti fa parte di questa categoria, o meglio, non viene proprio considerato un rifiuto, ma una materia prima.

In natura, l’uranio è una mistura di diversi isotopi, il più comune dei quali è l’Uranio-238. Questo isotopo è difficile da sfruttare, sia per le centrali nucleari che soprattutto per le bombe atomiche. L’isotopo 235, invece, è molto più prezioso: per questo, si concentra l’Uranio-235 e si scarta l’Uranio-238 impoverito. Quest’ultimo ha una radioattività molto bassa, avendo un tempo di dimezzamento di circa 4,5 miliardi di anni. In termini di banane equivalenti, un grammo di Uranio-238 vale circa un migliaio di banane. Inoltre, emettendo principalmente particelle alfa, che vengono schermate da un foglio di carta o da pochi centimetri d’aria, non necessita di vere schermature. L’uranio impoverito viene utilizzato nell’industria aeronautica come zavorra, ad esempio nelle ali degli aerei, e nell’industria militare come materiale per proiettili, dato che, essendo molto più denso e più duro del piombo, ha proprietà di penetrazione eccellenti, riuscendo a forare anche la corazza di mezzi blindati. In questo tipo di applicazione, è possibile che una parte considerevole di uranio venga polverizzato: in questo caso, può essere inalato o ingerito e allora può davvero diventare molto pericoloso, sia perché, se decade mentre è all’interno del corpo umano, non c’è nessuna schermatura, sia perché è chimicamente molto tossico.

I rifiuti nucleari che hanno bisogno di una schermatura ma che non hanno bisogno di raffreddamento sono definiti “di livello intermedio”. Sono rifiuti di questo tipo tutti i materiali venuti a contatto con il combustibile delle centrali nucleari, ad esempio, o le strutture che hanno ospitato le sorgenti usate nell’industria metallurgica. Una volta ammassato, questo materiale ha bisogno di essere schermato per non essere pericoloso. A sua volta, questi materiali si dividono in due categorie, a seconda che si tratti di nuclei a vita media breve, come il Cobalto-60, che si può formare in tutte le leghe contenenti cobalto naturale se esposte ad irraggiamento con neutroni, o a vita media lunga, come i resti di combustibile dopo il riprocessamento. Il Cobalto-60 ha un tempo di dimezzamento di poco più di 5 anni, per cui in 40 anni la sua attività si è ridotta di un fattore 1000 circa. Un deposito per questi materiali deve essere costruito per durare alcuni decenni, e il compito risulta relativamente semplice. Per il materiale riprocessato il discorso è più complesso. Si tratta di elementi pesanti, più radioattivi dell’uranio impoverito, per cui vanno schermati, ma con vita media molto lunga, per cui i depositi devono essere progettati per resistere molte migliaia di anni.

Contributi alla radioattività dei principali isotopi "figli" dell'uranio in un reattore nucleare.

Contributi alla radioattività dei principali isotopi “figli” dell’uranio in un reattore nucleare.

Esistono infine i rifiuti di “alto livello”, ovvero i prodotti di fissione e gli elementi transuranici prodotti nei reattori. I prodotti di fissione sono nuclei che pesano circa la metà dell’Uranio-235 e che, di solito, hanno vite medie piuttosto brevi. Particolarmente famosi sono lo Iodio-131 (responsabile di gravi danni alla tiroide, per cui tutti quelli che vivono in prossimità di centrali nucleari ricevono pillole di iodio “pulito” per evitare che, in caso di incidente, il loro organismo ne sia “troppo ghiotto”) e il Cesio-137, uno dei più abbondanti dei nuclei figli, nonché quello con la vita media più lunga. Tutti questi materiali devono essere diluiti opportunamente per evitare che il calore prodotto dai decadimenti possa danneggiare i recipienti in cui sono contenuti e depositati in condizioni molto controllate. Si pensa che le miniere abbandonate di salgemma siano i migliori candidati per la loro stabilità geologica e per le rare infiltrazioni d’acqua. I transuranici sono, nonostante la quantità esigua che se ne produce, di gran lunga i clienti peggiori. Si tratta di Plutonio, Americio e altri elementi, molto pensanti pesanti, molto radioattivi e dalla vita media molto lunga: queste caratteristiche richiedono un deposito che sia affidabile per secoli o millenni, oltre che in grado di schermare efficacemente da radiazioni anche molto intense.

Il deposito che la Sogin (la società italiana che gestisce lo smantellamento delle centrali nucleari spente dopo il referendum del 1987) è chiamata a progettare e costruire è pensato per i rifiuti di livello basso e intermedio, mentre il trattamento dei rifiuti di alto livello è ancora un problema aperto: dopo la chiusura di due siti in Germania, uno dedicato principalmente a rifiuti di livello basso e intermedio e uno, nell’ex DDR, usato per tutti i generi di rifiuti, l’unico sito al mondo licenziato per lo stoccaggio di transuranici è il WIPP nel Nuovo Messico, che sarà utilizzato per altri 30 anni circa. Si tratta di una serie di gallerie a 300 metri di profondità nel deserto, sotto il letto prosciugato di un antico oceano, trasformato in uno strato di sale molto spesso ed impermeabile: non una cosetta che si trovi ovunque con facilità.

Il problema dello stoccaggio delle scorie per le centrali nucleari è molto grande, perché si tratta di scorie molto pericolose: d’altra parte, per queste viene seriamente preso in considerazione e si cercano attivamente delle soluzioni. Per altre forme di energia, semplicemente, questo problema non viene affrontato e, ad esempio, l’anidride carbonica viene tranquillamente rilasciata in atmosfera, con le conseguenze sul clima che stiamo osservando.

Scientificast #56 – Ultimi giorni per candidare Scientificast come MIGLIOR PODCAST 2014, EDUCATIONAL e TECNICO-DIVULGATIVO a #MIA14

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Carissimi, nell‘augurarvi buon ferragosto vi ricordiamo che scade domani il termine per candidare Scientificast ai  Macchianera Awards, ambito premio per i migliori blog italiani. Ne abbiamo già parlato in questo post a cui vi rimandiamo, comunque le regole sono semplicissime e vi occorrono meno di 5 minuti se volete votare noi e i vostri siti preferiti. Potete effettuare le votazioni del red carpet fino al 24 Agosto!

Il podcast riprenderà la sua programmazione periodica più regolare da metà settembre, nel frattempo però se, durante le vacanze, vi imbattete in strani fenomeni di cui non sapete darvi una spiegazione o in bizzarri animali che non conoscete, vi invitiamo a scattare una foto e ad inviarla alla nostra redazione che vi aiuterà a rispondere ai vostri quesiti!

Grazie del vostro sostegno e della vostra presenza, buone vacanze!!!

 

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Flash: Rosetta ha raggiunto la cometa!

Un paio di mesi fa avevamo parlato nel podcast della sonda spaziale Rosetta, lanciata dall’Agenzia Spaziale Europea nel 2004 per studiare da vicino una cometa, la 67P/Churyumov-Gerasimenko. Nel suo viaggio, lungo oltre sei miliardi di chilometri, Rosetta ha prima orbitato tra la Terra e Marte e, dopo un incontro ravvicinato con il pianeta rosso, verso il Sistema Solare esterno. Ci ha mandato sulla Terra preziose informazioni riguardo due asteroidi, 2867 Šteins e 21 Lutetia, il più grande asteroide osservato da vicino fino al raggiungimento di 4 Vesta da parte della missione Dawn della NASA.

Nell’ultima fase del suo avvicinamento alla cometa, la sonda era stata messa in stand-by per oltre due anni e mezzo, in modo da preservare energia via via che si allontanava dal Sole. A gennaio era stata risvegliata, e gli scienziati ebbero la notizia che tutto era OK ricevendo il messaggio che tutti i programmatori del mondo conoscono molto bene, HELLO WORLD.

Stamattina Rosetta ha effettuato l’ultima manovra per agganciare l’orbita della cometa e poterla così seguire per una parte del suo viaggio. Alle 11:40 ora italiana c’è stato l’annuncio ufficiale: con un “ciao cometa” in tutte le lingue dei paesi dell’ESA, @ESA_Rosetta ha salutato l’evento su Twitter.

A novembre la sonda invierà sulla superficie di 67P/Churyumov-Gerasimenko il lander Philae, che studierà chimica e fisica del piccolo corpo celeste. Fino ad allora, avremo un sacco di immagini di qualità senza precedenti della cometa e della formazione della sua coda, un bel primo piano ci è già arrivato, un paio di giorni fa…

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