Che cavolo vuoi?

Di fronte a un pastore bergamasco e a un carlino dobbiamo smettere per un attimo di credere a quello che vediamo e fidarci di ciò che ci hanno raccontato fin da bambini per convincerci che i due appartengano alla stessa specie, Canis lupus.

Se quello del cane è l’esempio più famoso di come una specie possa essere plasmata in molte forme diverse, dobbiamo spostarci nel regno vegetale per apprezzare la potenza della selezione artificiale operata dall’uomo sulla natura. Questo processo va di pari passo con la domesticazione, che nel caso delle piante è guidata dalla comparsa e selezione di mutazioni genetiche che le rendono più utili e adatte a essere consumate. Oggi, nell’era della biologia molecolare e della genetica, gli agronomi svolgono il loro lavoro in modo altamente specializzato e con approccio scientifico, ma dobbiamo pensare che agli albori dell’agricoltura questo processo doveva avvenire in maniera quasi del tutto inconsapevole. E così possiamo immaginare che circa diecimila anni fa qualche contadino delle regioni mediterranee coltivava una piantina non particolarmente appetibile, ma che produceva dei semi oleosi ed energetici.

Mosche, mosconi e animaletti simpatici – Scientificast #93

Come mosche ronzanti, tornano Paolo e Simone alla conduzione del podcast di scienza più ascoltato dello “stivale”; ovviamente con la consueta carrellata di entertainment science che vi terrà compagnia per una mezz’ora abbondante questa settimana.
 

Mosche, mosconi e animaletti simpatici
 Abbiamo ospite Davide Dal Pos che questa volta, a grande richiesta del nostro pubblico, ci parla di mosche [qui il link alla pagina inglese di Wikipedia]. Questi simpatici animaletti appartenenti a specie molto diverse, con abitudini alimentari e riproduttive non proprio simpatiche. L’avete chiesto voi, non lamentatevi se poi provate ribrezzo!
 
Aggiornamento astronautico
 Marco Zambianchi di AstronautiCast ci racconta le ultime notizie sul fronte spaziale. Diversi satelliti sono attualmente dislocati nel nostro sistema solare ed alcuni verranno lanciati a breve alla volta di Marte e la fascia degli asteroidi.
 
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Rumour e onde gravitazionali

Ovvero, del perché si parla da mesi di un articolo che continua a non uscire.

Tutto questo tempo passato a discutere sui rumour che circolano sui social media e sui giornali può sembrare strano, per questo diventa interessante sapere come funziona una grande collaborazione internazionale di scienziati. LIGO è una collaborazione di oltre 1000 persone, provenienti da 83 istituti in 15 paesi, in America del Nord e del Sud, Europa, Asia e Oceania. Già fare una riunione telefonica senza tener sveglio qualcuno la notte è impossibile.

I primi fondi per la costruzione del rivelatore sono stati stanziati nel 1992. I primi dati sono stati raccolti nel 2002 e il primo run è durato 9 anni. Tra il 2010 e il 2015 il rivelatore è rimasto spento per installare un certo numero di migliorie e alcuni mesi fa è stato riacceso, col nuovo nome di Advanced LIGO. Il primo promotore, Kip Thorne, era un professore nel pieno della carriera, quando il progetto è partito: oggi ha 75 anni, è ancora in attività e aspetta ancora i frutti di una vita di lavoro.

Il metro cubo più freddo dell’Universo

Dov’è il metro cubo più freddo dell’Universo? Non troppo lontano, anzi proprio in Italia, più precisamente nell’Appennino Abruzzese, presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso. Lì si trova la base operativa di CUORE, una collaborazione internazionale di circa 130 scienziati. L’acronimo sta per Cryogenic Underground Observatory for Rare Events (osservatorio criogenico sotterraneo per eventi rari). L’obiettivo dell’esperimento è misurare alcune proprietà dei neutrini. A questo scopo, nell’ottobre del 2014, un recipiente di rame di circa un metro cubo di volume e 400 kg di massa è stato portato a 6 millesimi di gradi Kelvin (ricordiamo che lo zero della scala Kelvin si trova alla temperatura di -273.15 °C), ed è stato mantenuto a queste temperature per circa 15 giorni. Si tratta della temperatura più bassa mai raggiunta stabilmente da un corpo di queste dimensioni e di massa simile.

Statisticamente irrilevante

Ogni giorno leggiamo sui giornali e sui social network almeno un articolo che inizia con “Uno studio scientifico dimostra che…” e continua con qualcosa di più o meno strano e interessante.

Spesso ci capitano cose del tipo “… le persone che hanno questo vizio sono più intelligenti”, e può essere il bere alcolici, essere ritardatari cronici, disordinati senza speranze o un sacco di altre cose. Non prenderò in considerazione questi articoli, che mi sembrano già abbastanza surreali senza bisogno di ulteriori commenti. Intendo quelli dall’aspetto più serio, come questi due che trattano il problema dell’insorgenza di tumori nella “terra dei fuochi”:

http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/16_gennaio_27/i-nuovi-dati-tumori-pediatrici-terra-fuochi-47a81fd2-c4db-11e5-9850-7f16b4fde305.shtml

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/01/11/news/istituto_superiore_della_sanita_nella_terra_dei_fuochi_piu_morti_di_tumore_-131038582/

Molestie sessuali e materia oscura

La ragazza cadde giù dal letto tentando di agguantare il telefono che stava squillando. Allungò un braccio cercando, a tentoni, lo smartphone sul comodino ma riuscì solo a far cadere per terra un portaoggetti. La coppa, di un verde brillante, si ruppe spargendo per la stanza le chincaglierie che conteneva. Dopo un po’ riuscì ad afferrare il telefono e a rispondere. Era una videochiamata da Anna.

“Pronto?”, disse lei con voce funerea.

“Ma che succede, stai bene?”, chiese Anna.

“Sì, No, sì, sono tornata ieri notte dall’estero. Scuola di fisica”.

“Scusami non volevo svegliarti”, rispose Anna. Aveva il volto rigato dalle lacrime.

Letteratura Virale – Scientificast #92

Epidemie, compleanni e viaggi dal microscopio alle stelle. Dai microfoni della redazione genovese di Scientificast, l’insolita coppia Julien e Ilaria vi presenta la puntata numero 92.

John Boyd Dunlop, uno scienziato con una gran barba!
John Boyd Dunlop, uno scienziato con una gran barba!

 

Cos’è lo zika virus? Dobbiamo preoccuparci? Giorgio Guzzetta, ricercatore in modelli epidemiologici alla fondazione Bruno Kessler di Trento, ci aiuta a far chiarezza sul famigerato Zika virus: come si propaga? Siamo a rischio epidemia? Quali sono le misure di prevenzione che dobbiamo adottare per scongiurarne la diffusione?

 

Per la rubrica Scientifibook, Giuliana e Annarita ci parlano del libro di  “Vedere, guardare. Dal microscopio alle stelle, viaggio attraverso la luce”, UTET Editore.

 

Consigliamo, a chi passerà da Genova nei prossimi mesi, di visitare la mostra “ Garbage Patch – il tempo scorre, la plastica rimane” 

 

>>SCARICA L’EPISODIO 92<<

NASA: Ricerche che definiranno una nuova era dell’aviazione

Grazie alle tecnologie ecologiche sviluppate e raffinate dai ricercatori aeronautici della NASA, le compagnie aeree della Nazione Americana potranno risparmiare circa 250 miliardi di dollari nei prossimi sei anni.

Queste nuove tecnologie, che sono sotto la competenza dell’Environmentally Responsible Aviation (ERA) della NASA, potrebbero ridurre il consumo di carburante delle compagnie aeree del 50%, l’inquinamento del 75% e l’inquinamento acustico a quasi un ottavo dei livelli attuali.

Zika Virus e microencefalia

In questi giorni i media riportano diverse notizie riguardanti Zika virus. Che cos’è? Dobbiamo averne paura? Cosa causa?

Il virus Zika è un virus della famiglia dei flavivirus a cui appartengono anche Dengue e West nile di cui abbiamo già parlato, e che come questi, è trasmesso dalle zanzare.

Il virus è stato isolato la prima volta nel 1947 in Uganda, nella foresta di Zika, da cui prende il nome. Solo recentemente ha raggiunto il continente americano, e in particolare si registrano casi in Sud America. Dal febbraio 2014 al gennaio 2016 la presenza del virus circolante è stata confermata in 18 paesi tra cui il Brasile.

I reattori nucleari di Madre Natura

I reattori nucleari, qualunque sia l’opinione che se ne ha in merito, sono un prodigio  scientifico e tecnologico. Non a caso Isaac Asimov, nel ciclo della Fondazione, riteneva la capacità di gestire l’energia nucleare come l’emblema di una civiltà evoluta. Lo scrittore russo aveva ragione, infatti sono pochi i paesi che hanno sviluppato una propria tecnologia di reattori nucleari, tra questi troviamo infatti Stati Uniti, Russia, Canada, Regno Unito, Francia, Italia, Corea del Sud e Giappone; ciò è dovuto agli ingenti costi di ricerca e sviluppo e alla necessità di grossi investimenti iniziali. Lo sforzo tecnologico per costruire un reattore nucleare è enorme: anche solo per scoprire come controllare una reazione a catena c’è voluta una schiera di geni, tra cui Enrico Fermi. Ma la natura ha battuto tutti loro, con due miliardi di anni di anticipo. Ma prima di parlare di questo, vediamo quali sono gli ingredienti fondamentali del nocciolo dei reattori nucleari più diffusi.