File:2005-1103mars-full.jpgÈ  di questi giorni l’annuncio provocatorio del magnate e turista spaziale Dennis Tito di voler realizzare privatamente una missione umana su Marte entro il 2018. Il programma  è talmente ambizioso da essere quasi  irrealizzabile; potrebbe però dare una spinta notevole allo sviluppo dell’esplorazione con fondi privati dello spazio. La missione vorrebbe far orbitare un equipaggio umano (un uomo ed una donna) intorno al pianeta rosso, senza le complessità logistiche e tecniche dell’atterraggio e decollo dalla superficie di Marte.  I problemi di un volo del genere sono comunque molteplici: isolamento dell’equipaggio  in una missione della durata di circa due anni, radiazione cosmica e tempeste solari, mancanza di razzi e capsule in grado di raggiungere l’orbita ed affrontare il viaggio….

Il vettore Energia prima del lancio
dello shuttle russo Buran dal
cosmodromo di Baikonur, 1988

Tuttavia la proposta provocatoria della fondazione di  Tito potrebbe avere ricadute importanti per il programma spaziale umano. I  successi (sia pur con qualche problema) del lanciatore Falcon 9 e della capsula Dragon, alla sua terza missione di rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale, hanno dato infatti notevole impulso allo sviluppo del settore privato. 

Con la fine della guerra fredda, purtroppo, l’esplorazione umana dello spazio si è limitata alla fondamentale ma costosa stazione spaziale internazionale, posta a “soli” 400 chilometri sopra le nostre teste.  Le due ex-superpotenze hanno da tempo  perso le  tecnologie in grado di mandare l’uomo di nuovo sulla Luna e meno che mai su altri pianeti.  Gli alti costi (sempre trascurabili rispetto alle spese militari) e scelte errate del passato hanno fatto hanno causato un peggioramento delle capacità astronautiche negli ultimi decenni. Gli ultimi esemplari del Saturno V –  il più potente lanciatore mai costruito e chiave delle missioni sulla Luna –  giacciono nei musei; il vettore Energia, in grado di lanciare il Buran, lo shuttle sovietico, e di mandare 100 tonnellate su Marte nella configurazione con 8 booster è stato abbandonato con la fine dell’Unione Sovietica.

In questo triste panorama di regresso tecnologico, dovuto ad una miopica politica ed alla mancanza di una forte motivazione economica, proposte come quella di Tito rappresentano un’ottima seppur flebile speranza per la ripresa dell’esplorazione del cosmo. 

 

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