Marco Fabio Quintiliano oratore e maestro di retorica nella Roma del I sec d.C. diceva: ”La mente deve essere formata con una lettura attenta e profonda, non con la lettura di molti libri”.

Qualche giorno fa parlavo sul treno con un caro amico delle presunte differenze che ci sono in Italia tra le materie umanistiche e quelle scientifiche. Un divario che sembra incolmabile, ma che a mio parere riserva una ricchezza inestimabile in termini di stimoli e sfide per evitare che questo si trasformi in baratro, ma anche per riscoprire le radici comuni della nostra cultura.

Alla fine della nostra chiacchierata si è arrivati alla conclusione che qualunque sia il tema, per acquisire conoscenza c’è bisogno di usare i concetti che si imparano e soprattutto c’è bisogno di usare un solido metodo comune che aiuti a studiare. Oggi nelle scuole e nelle sempre più affollate Università, affinché si sviluppi un sapere aperto e libero, è necessario adottare un metodo che non ostruisca le propensioni dello studente, ma che riesca a trovare il giusto rapporto tra qualità e quantità, coniugando il nozionismo alla consapevolezza.

Tra i maggiori interpreti e studiosi della “questione metodo” trovo interessante citare Joseph Novak, ideatore della celebre mappa concettuale. Nato nel 1932, Novak insegna prima biologia al Kansas State Teachers College, poi dal ’67 fino al ’95 diventa professore di didattica della biologia presso il dipartimento di scienza dell’educazione alla Cornell University.

Tra le sue numerose pubblicazioni, “Imparando ad imparare” del 1984, è l’opera in cui meglio espone la sua opinione riguardo i metodi di apprendimento e i metodi per l’applicazione di idee e strumenti educativi negli ambienti scolastici, aziendali e non solo. La principale innovazione dei metodi di Novak consiste nell’introduzione di un metodo cognitivo di tipo costruttivista, quindi fondato sull’esperienza dell’osservatore che interpreta un fenomeno e lo assimila in base ai propri filtri cognitivi.

Novak assume come presupposto il fatto che ognuno di noi è autore del proprio percorso conoscitivo all’interno di un determinato contesto. Così, partendo da una certa parola chiave, è possibile rappresentare graficamente tutte le conoscenze a essa collegate. Tutto ciò è mirato alla realizzazione di un apprendimento di tipo “significativo” e non di tipo mnemonico e meccanico. Fare proprie le conoscenze apprese, in modo da non dimenticarle più e facendole così entrare a far parte del proprio bagaglio culturale.

Per iniziare questo tipo di lavoro, Novak suggerisce di mantenere un certo schema che consta di quattro fasi:

  1.       stabilire la “domanda focale” – il centro del tema da sviluppare;
  2.       cercare di procedere con un ordine – possibilmente dall’alto verso il basso*;
  3.       identificare i concetti fondamentali;
  4.      collegare i concetti in modo chiaro e semplice.

Ecco quindi come nasce una mappa concettuale, uno schema semplice in grado di fornire un valido supporto intellettuale, capace di strutturare i concetti con precisione rendendoli malleabili e adattabili ai vari contesti. In ambito matematico e scientifico questo metodo può sicuramente essere una valida guida, nonché un esercizio linguistico per identificare e tradurre in parole quello che la logica della scienza affida ai numeri. Inoltre, se da un lato questo metodo si rivela utile per semplificare concetti scientifici, dall’altro è un valido strumento anche per schematizzare e analizzare meglio ampie porzioni di testo.

In rete è possibile trovare diversi esempi di mappe concettuali, dalla mappa della divina Commedia a quella delle equazioni di secondo grado o quella della relatività di Einstein, ed è anche possibile scaricare un tool sviluppato dal Florida Institute for Human & Machine Cognition (http://cmap.ihmc.us/), completamente gratuito e approvato dallo stesso Novak, per creare le vostre mappe concettuali.

Che siate studenti o insegnanti non importa, una mappa concettuale può salvarvi la lezione!

 


*Il fatto di spostarsi dall’alto verso il basso è fondamentale! Se invece vi spostate dal centro verso l’esterno state creando (probabilmente) una mappa mentale. Quest’ultima ha regole scopi ben diversi da quelli pensati da Novak.

Immagine di copertina: runLenarun by Shutterstock