Dotarsi di un deposito per i rifiuti radioattivi sta diventando una necessità sempre più impellente anche in Italia, scopriamo perché

Il nucleare oggi non è solo utilizzato per la produzione di energia elettrica, ma trova applicazione in svariati ambiti tra i quali l’industria, la medicina e la ricerca. Queste attività, per quanto diversificate, hanno come eredità comune la produzione di rifiuti radioattivi, che rappresenta l’aspetto più problematico e scomodo di questa preziosa risorsa. I rifiuti, infatti, sono materiali che emettono radiazioni rischiose per l’uomo, per un tempo che può essere anche molto lungo! Per questa ragione necessitano di un particolare processo di stoccaggio. Dove collocarli dunque? La risposta è il Deposito Nazionale, progettato, ma non ancora realizzato nel nostro paese. Il tema merita un’attenzione particolare poiché non coinvolge soltanto gli addetti ai lavori e più in generale la comunità scientifica, ma anche la società nel suo complesso.

Un deposito è una struttura in superficie che ha l’obiettivo di ospitare determinate categorie di rifiuti radioattivi. Questi rifiuti, opportunamente isolati, saranno trattenuti all’interno del deposito per un tempo di almeno 300 anni, periodo durante il quale i radionuclidi, cioè i nuclei radioattivi contenuti all’interno dei rifiuti, decadono, ovvero perdono gradualmente la propria radioattività, fino a che non rappresentano più un pericolo.

I rifiuti radioattivi provengono per esempio:

  • dagli impianti nucleari, in fase di esercizio e derivanti dal loro smantellamento;
  • dalle strutture sanitarie in cui i radionuclidi sono utilizzati per la diagnosi di malattie neurodegenerative e tumorali e nelle terapie per la cura del cancro;
  • dall’industria alimentare in cui le sorgenti radioattive sono utilizzate per sterilizzare gli alimenti;
  • da laboratori di radiografia industriale per effettuare controlli di saldature;
  • dalle numerose attività di ricerca che fanno uso di reattori e acceleratori di particelle.

I rifiuti sono classificati sulla base della loro radioattività e della concentrazione di radionuclidi che contengono. Vi sono quindi rifiuti ad attività molto bassa, bassa, intermedia ed alta. Il Deposito Nazionale raccoglierà i rifiuti a bassa e media attività, e per circa 50 anni anche quelli ad alta attività.

Attualmente i rifiuti sono trattenuti all’interno di depositi temporanei allestiti nei siti che li hanno prodotti; tuttavia, questo tipo di gestione non è destinata a garantire la sicurezza sul lungo termine. Risulta quindi fondamentale, alla luce di questo, provvedere a trasferirli in un opportuno deposito.

Come si garantisce la sicurezza della struttura? L’approccio ingegneristico adottato a tal fine è definito multi-barriera: sfrutta sistemi di isolamento successivi per minimizzare il rischio di rilascio all’esterno. I sistemi di isolamento si possono descrivere schematicamente così:

  1. il primo passo consiste nel condizionare il rifiuto, cioè nel lavorarlo in forma solida e nell’intrappolarlo in una matrice cementizia. Il rifiuto compattato è quindi inserito in un contenitore di acciaio. Il prodotto finale prende il nome di “fusto”;
  2. la seconda barriera è il modulo, un contenitore in calcestruzzo speciale in cui sono posizionati i fusti;
  3. la terza barriera è la cella, un ulteriore contenitore in calcestruzzo in grado di ospitare un numero elevato di moduli;
  4. l’ultima barriera è rappresentata dalla collina multistrato, che si compone di strati di materiali diversi e ha la funzione di impedire l’ingresso delle acque all’interno del deposito.

Altri paesi hanno realizzato depositi analoghi: Francia, Spagna, Regno Unito e Norvegia ne sono solo alcuni esempi. Quest’ultimo è un caso emblematico perché non ha mai prodotto energia elettrica da impianti nucleari eppure si è dotato di un deposito di rifiuti.

In conclusione, i rifiuti radioattivi sono così gestiti con una strategia attenta e responsabile, fornendo una soluzione a quello che oggi è percepito come il limite di questa tecnologia.

Per saperne di più:

IAEA Safety Standards “Classification of Radioactive Waste”
Savage “The Scientific and Regulatory basis for geological disposal of radioactive waste”
www.depositonazionale.it
www.sogin.it

Immagine di copertina: Nuclear power plant with green field via TTStudio/Shutterstock

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