Spesso si identifica il pericolo di un vulcano con le sue immediate vicinanze, pensando ad esempio a Pompei, Ercolano e all’area vesuviana in generale.

Tale sensazione è di per se corretta ma limitata, infatti la pericolosità di una eruzione può manifestarsi anche a chilometri di distanza dal vulcano con fenomeni come i Lahar.

I Lahar (termine di origine Indonesiana) sono colate di fango e rocce che si originano e fluiscono sulle pendici dei vulcani e possono innescarsi principalmente a seguito di

  1. piogge torrenziali su depositi di ceneri appena depositatesi a seguito di una eruzione vulcanica (ad esempio dopo l’eruzione del Pinatubo nel 1991 nelle Filippine),
  2. scioglimento dei ghiacciai impostati su vulcani

i quali, incanalandosi nei letti dei torrenti (spesso confinati in strette ed alte valli) ed erodendone i sedimenti, incrementano significativamente il loro volume (fino a 5-10 volte quello iniziale) e possono mantenere la velocità elevata per tutto il percorso (50-70 km/h).

Un lahar può quindi travolgere edifici, strade, ferrovie (e se non vengono distrutti, sono trasportati via), o riempire un area con uno strato cementificato di sedimenti anche di decine di metri. La distruzione di ponti e strade può inoltre intrappolare le persone in aree vulnerabili ad altri pericoli dovuti all’attività vulcanica specialmente se il lahar lascia depositi troppo profondi, troppo molli o troppo caldi da attraversare, rendendo anche molto difficili se non impossibili i soccorsi. Questo potenziale distruttivo può arrivare anche a 100km di distanza.

Di seguito un esempio di Lahar filmato da un elicottero sul Monte Ruapehu in Nuova Zelanda

29 anni fa, il 13 novembre 1985 alle 09:08, un’eruzione relativamente modesta di un vulcano poco conosciuto in Colombia, di nome Nevado del Ruiz, divenne una delle peggiori tragedie causata da un’eruzione vulcanica.

Il Nevado del Ruiz, uno stratovulcano andino, è il più alto Vulcano della Colombia con attività documentata storica, ha un’altezza di 5389m ed è coperto da circa 25 kmq di ghiacciai.

Nevado del Ruiz (fonte sito USGS)

Nevado del Ruiz (fonte sito USGS)

A partire dal Novembre 1984, dopo 69 anni di inattività, il vulcano ha cominciano a manifestare segni di risveglio, con terremoti, aumento dell’attività fumarolica sommitale e piccole esplosioni freatiche (causate di interazione tra acqua e magma). Data la situazione, le Autorità Colombiane chiesero anche la consulenza da due professori Italiani (il Prof. Franco Barberi dell’Università di Pisa e il Prof. Moreno Martini dell’Università di Firenze) chiamati appositamente dalle Autorità Colombiane in quanto massimi esperti del settore) che confermarono la pericolosità del vulcano e la sua probabile imminente eruzione. I due professori individuarono anche tutti i depositi cinerei lungo le pendici del vulcano identificando tra i vari pericoli anche quello delle colate di fango che si sarebbero riversate sulle città ubicate a decine di chilometri di distanza.

L’eruzione era stata quindi attesa da mesi.

Quando avvenne l’eruzione, che interessò solamente la cima del vulcano, questa causò lo scioglimento di parte dei ghiacciai presenti sul vulcano stesso, generando Lahar devastanti, che, come previsto, si incanalarono nella lunga alta e stretta valle del Rio Lagunillas, sommersero, a partire dalle 11:25 la città di Armero (distante 50 km in linea d’aria dalla cima del vulcano, 100 km reali) e distrussero parzialmente diversi altri abitati, uccidendo complessivamente 23 mila persone.

Quello che resta della città di Armero un tempo al centro foto (fonte sito USGS)

Quello che resta della città di Armero un tempo al centro foto (fonte sito USGS)

Mancò quindi qualsiasi tipo di coordinamento e allerta (data solo parzialmente e con sensibile ritardo), pensate sarebbe bastato che la popolazione di Armero si fosse spostata di poche centinaia di metri, ad una quota più alta e si sarebbero salvate, il Lahar ha impiegato due ore e mezza per raggiungere la cittadina, ci sarebbe stato tutto il tempo per salvare se non tutta almeno buona parte delle vittime, invece è stata una strage causata da un fallimento totale di coordinamento e di comunicazione.

Il video sotto riportato mostra l’effetto della colata di fango su Armero 29 anni fa. – ATTENZIONE E’ MOLTO DURO ED ESPLICITO E SENZA CENSURA.

Dopo questa tragedia la vulcanologia mondiale si è impegnata per la prevenzione da questi pericoli, in modo che tragedie di questo genere non potessero più accadere.

Il banco di prova si presentò presto……. l’eruzione del Monte Pinatubo nelle Filippine nel 1991 (…..to be continued)

Sitografia: http://volcanoes.usgs.gov/hazards/lahar/ruiz.php

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