Il sarcofago del reattore n. 4 della centrale di Chernobyl

Il 26 aprile di 27 anni fa, alle ore 1:23 ebbe luogo il terribile incidente al reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl. La violazione delle procedure operative e di sicurezza, la scarsa conoscenza del funzionamento e comportamento del reattore e la mancanza di comunicazione tra gli addetti coinvolti all’atto dell’incidente furono la causa di quella catastrofe. Infatti, in un pericoloso quanto mal pianificato esperimento per verificare il comportamento del reattore in condizioni critiche, i responsabili in turno alla centrale disinserirono molti dei sistemi di sicurezza ed esclusero il sistema di raffreddamento di emergenza. Il reattore fu portato ad operare in un regime estremamente instabile di bassa potenza e con poche barre di controllo inserite. L’elevata temperatura dell’acqua di raffreddamento formò delle bolle simili – ma più grandi – a quelle che compaiono nell’acqua in una teiera prima che giunga ad ebollizione. La presenza di queste bolle di vapore riduceva la presenza di acqua e dunque la capacità di assorbire i neutroni della reazione a catena. Meno acqua implicava una reazione nucleare più intensa che aumentava il calore che a sua volta faceva bollire ancora più acqua formando bolle sempre più grandi e aumentando ancora la reazione nucleare, la temperatura e la pressione del reattore. Questo circolo vizioso fu rotto solo dall’esplosione termica del reattore, che liberò isotopi radioattivi (cesio-137, iodio-131, plutonio-239, 240, 241) in una grande regione, spinti in alto dall’incendio innescato dalla grafite (essenzialmente carbone) che era usata per moderare il reattore. Si calcola che circa 33.000 Tera Bq (ossia 33 miliardi di miliardi di Bq ) siano stati sparsi nell’aria dall’incidente di Chernobyl. Più di 100 persone furono esposte radiazione in dosi di svariati Sievert, vale a dire migliaia di volte più alta di quanto sinora avvenuto a Fukushima. Di questi – secondo il rapporto UNSCEAR – il numero di morti accertati è pari a 58:  si trattava di addetti alla centrale, di piloti, di pompieri, cameraman. Gli abitanti della città di Pripyat, Chernobyl e di più di un centinaio di villaggi, per un totale di circa di 120.000 persone, dovettero essere evacuati nei giorni seguenti: non avrebbero fatto più ritorno nelle loro case. Nella regione vi fu un aumento dell’incidenza dei tumori alla tiroide, che però dovrebbero essere stati individuati in tempo grazie ad un accurato monitoraggio tra la popolazione, senza causare vittime.  La nube contenente cesio  radioattivo si sparse per l’Europa dove è ancora rivelabile ad esempio nei cinghiali del nord Italia. 

Marco Casolino

 

Un ottimo libro che analizza in dettaglio l’incidente di Chernobyl, le sue cause, gli effetti fisici a breve  e lungo termine è:

R. F. Mould, Chernoby Record. The Definitive History of the Chernobyl Catastrophe, IOP publishing 2000

Su Amazon  è di sponibile a  più di 100 $, ma sono consultabili molte pagine in anteprima.