Per chi ancora non lo sapesse, Dibattito Scienza è un gruppo di costruttiva discussione nato in occasione delle scorse elezioni politiche nazionali per stimolare nel dibattito politico un approccio sensato e rispettoso del mondo della scienza.

Pur con un buon ritorno e una buona risposta da parte di quasi tutti i candidati, la situazione in Parlamento è letteralmente degenerata nelle ultime settimane, dopo l’approvazione del decreto Balduzzi sulla sperimentazione di Stamina e dopo il nuovo decreto legge sugli OGM, che rischia di creare un danno economico al paese. Se ne è già parlato qui e altrove e non approfondirò nuovamente questi temi. La gravità di queste azioni è palese agli occhi di tutti coloro che “masticano” un minimo di scienza ed è in forte contraddizione con tante affermazioni fatte in campagna elettorale in merito al mondo della ricerca e al rispetto e isupporto che tale mondo meriterebbe.

All’interno del gruppo di Dibattito Scienza è nata dunque una discussione su come fare un passo in avanti: la situazione è grave, non possiamo stare fermi e bisogna trovare un modo per arginare e combattere questa marea di scelte irrazionali che la politica e la società in generale stanno portando avanti in questo periodo, da qualcuno definito “cialtronevo”. Il rischio è una vera e propria involuzione della società umana (non esagero). Gente più autorevole del sottoscritto ha descritto meglio questa pericolosa deriva e lascio a voi qualche riferimento qui.

Insomma, fare qualcosa. Ma come? Da dove partire? Sarò estremamente franco perché la posta in gioco è alta. Anzi, altissima.

Negli ultimi anni sono nate molte associazione e movimenti dal potenziale enorme. Penso all’energia di Pro Test e dell’8 Giugno, energia che andrebbe incanalata a dovere e con maggiore precisione ed efficacia. Penso a Scientificast, che pure deve ancora imparare molto (e vi assicuro che ce la sta mettendo tutta). Penso anche a realtà più veterane come il CICAP e il Gruppo 2003, che contano su una vasta esperienza, ma forse devono trovare nuovo slancio. Penso alla comunità dei giornalisti scientifici, professionisti senza i quali probabilmente non sapremmo dove sbattere la testa, ma (e so che questa affermazione non la digeriranno tutti) rappresentano solo un pezzo del puzzle, uno dei tanti. Tutte queste energie insieme possono fare la differenza, ma se non coordinate rischiano di aumentare solo l’ “entropia del sistema”.

Incanalare queste energie in un modello condiviso che riesca effettivamente a premere sull’opinione pubblica e sui politici al fine di ristabilire il rispetto della scienza, delle sue affermazioni, delle sue verità e dei suoi protagonisti contro il “cialtronevo” risulta una operazione complessa. Qualcuno, però, lo ha fatto. Diversi esempi, che possiamo predendere come riferimento, si ritrovano nel mondo anglosassone, dove un certo numero di modalità organizzative sono state messe in cantiere. Vedrò di analizzarne una in particolare che trovo adatta a noi, per poi vedere come adattarla o come creare ex-novo qualcosa di simile qui in Italia: il prossimo passo per Dibattito Scienza dunque.

 

Science is Vital http://scienceisvital.org.uk/ un gruppo di scienziati, accademici, giornalisti scientifici e appassionati, tutti volontari, basano le loro azioni su donazioni (supportate anche da società scientifiche) e fondi. SiV è nato nel 2010 a seguito di un annuncio di tagli alla ricerca da parte del governo inglese ed è oggi attivo con petizioni per chiedere con forza attenzione per la ricerca e mobilitare le persone sul territorio. Durante il loro incontro pubblico del 2012 hanno ribadito alcune “milestones” che condivido con voi:

  • Focalizzarsi sulla questione principale: i fondi per la scienza.
  • Espandersi oltre le università
  • Agire localmente
  • Mantere la pressione sulla politica
  • Continuare a costruire una base di evidenze a supporto.

Vi consiglio vivamente di andare ad approfondire questi punti su questo breve rapporto (in inglese) della loro riunione.

Prendo spunto dalle loro milestones per analizzare la questione italiana (diversa da quella inglese), stimolare il nostro dibattito e proporre qualche passo in avanti.

Focalizzarsi su una questione principale. Qual è per noi la questione principale? Combattere l’ignoranza scientifica tout court? Premere sulla classe politica affinché certi temi vengano affrontati nel giusto modo? Focalizzarci su un tema specifico? Gli OGM? Le cellule staminali? La sperimentazione animale? In questo momento, in Italia, ci sono tante questioni scottanti, ma a SiV affermano, secondo me giustamente, che “one reason for our 2010 success was our single issue focus”. Dividere in mille rivoli sforzi e pressioni limita necessariamente la nostra forza d’impatto. Lo so che l’Italia dà sempre spunto per uscire da questa strada e parlare di tante cose, ma il rischio è di non trovare il giusto spazio e il giusto grip per portare a casa un risultato. Parliamone.

Espandersi oltre le università. Un solo commento da parte mia: amen!
Partiamo dalla giornata dell’8 Giugno che abbiamo supportato anche come Scientificast (nonostante una nostra scarsa disponibilità di personale in quel giorno preciso, ahimè): un’ottima iniziativa, ma da modificare, migliorare, ripensare. Non possiamo rivolgerci ad un pubblico di scienziati. Dobbiamo uscire, sforzarci di usare linguaggi e tecniche nuove per ampliare il nostro target di utenza. Nel Regno Unito lo sanno bene e da anni hanno messo in campo strumenti per raggiungere questo scopo. Per fare qualche esempio, si pensi a FameLab e alla filosofia di “Science Comedy” che sta dietro questo bellissimo evento. O al concetto di “soap-box science” in cui la scienza scende per le strade, parla con la gente, spiega, informa, ma soprattutto fa toccare con mano i risultati dei propri sforzi! Coraggio genti italiche! E’ giunta l’ora di indossare il camice, armarsi di ironia e di voglia di mescolarsi con la gente comune in maniera orizzontale, non cattedratica.

Agire localmente. Reinterpreto questo concetto, valido forse per una singola associazione ma non per un collettivo, con una frase: “ognuno faccia la sua parte”, con i propri strumenti e le proprie specialità. Senza timidezze, chiusure, personalismi. Dare tanto, generosamente e gratuitamente. Prestare una parte del proprio tempo per un obiettivo alto, che serve a noi e a tutti i nostri connazionali.

Mantenere la pressione sulla politica. Andate a vedere cosa combinano a SiV: la pressione è costante con lettere sul Guardian (per citare un giornale importante che ha ospitato i loro scritti), rilanciate da tutti i partner (tutti!) e petizioni rilanciate con efficacia che pongono un’attenzione costante e pressante sulle mosse del governo inglese nei confronti della scienza, supportate da dati, report, testimonianze pubblicate in maniera regolare. Un capolavoro, a mio avviso, che costituisce anche l’ultimo punto delle loro pietre miliari, ovvero continuare a costruire una base di evidenze a supporto delle loro azioni.

Ecco qualche primo elemento su come dare nuovo slancio a questa bella iniziativa comune che è Dibattito Scienza. Quale organizzazione precisa poi? So che Moreno, fondatore di DS, sta passando notti insonni pensando ai prossimi passi. Mi sono permesso di dargli qualche suggerimento in privato, ma riassumo qui qualche punto secondo me fondamentale.

Stimolare il dibattito alla pari tra i giganti della comunicazione e della buona scienza in Italia e le “nuove leve” che stanno muovendo i primi passi. Uno deve valere uno. Sul serio.

Tutti sono necessari, i giornalisti e comunicatori professionisti così come i volontari, i blogger e i ricercatori appassionati. Sarebbe opportuno che tutte le associazioni che si sono impegnate concretamente in questi mesi abbiano una rappresentanza nel board del DS a venire.

Sarà necessario un volto, qualcuno che si occuperà materialmente di coordinare chi sarà chiamato nel “board” di DS. L’importante è che la decisione venga presa al momento giusto e in maniera democratica. E che le persone scelte siano adeguatamente supportate e abbiano un mandato ben definito in termini temporali, evitando mandati a vita che penso non piacciano a nessuno.

Vedremo come si svilupperà il discorso tra noi nelle prossime settimane. Personalmente (e a nome di tutti qui a Scientificast) ci tenevo a mettere nero su bianco alcuni pensieri che spero siano condivisibili e stimolino ulteriori discussioni e un brainstorming costruttivo per plasmare la nostra azione nei mesi a venire.

Con tutti i nostri limiti e difetti, noi ci siamo e ci mettiamo in gioco.

Nota metodologica per la discussione.  Per favore evitiamo argomentazioni tipo “ma noi lo abbiamo già fatto, siamo già bravissimi” oppure ancora argomentazioni distruttive e trollate tali da generare scontri epici tipo “The great usenet flamewar del 1999”. Mi ci metto pure io a nome di Scientificast: siamo brutti, sporchi e cattivi, abbiamo un sacco di difetti ma forse anche qualche peculiarità. Ci interessa la discussione, non fare i primi della classe. Ci interessa il percorso comune, non il nostro destino individuale. Facciamo tesoro delle esperienze passate, ma ripensiamo il futuro. Spero che questo spirito accomuni tutti coloro che vorranno commentare questo mio pensiero.

 
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