Chi ha un gatto lo sa: questi felini domestici adorano infilarsi per dormire o giocare nelle scatole di cartone abbandonate per casa nei momenti di disordine della nostra giornata. Quindi paradossalmente, non è stato Schrodinger a mettere il gatto nella scatola, ma è stato il gatto stesso ad entrarci. Il perché di questo comportamento è stato spiegato in un articolo pubblicato nel Settembre 2014 su Applied Animal Behaviour Science a firma di C.M.Vinke et al, della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Utrecht, Olanda.

Lo studio è stato effettuato su un gruppo felino di un gattile, dove è stato mostrato che i gatti subiscono un forte stress che può portare ad un aumento di cortisolo e infine a una immunodeficienza. L’esperimento è poi proseguito dividendo una popolazione di nuovi 19 gatti in due gruppi, il primo è stato posto in un ambiente privo di nascondigli e scatole di cartone, mentre il secondo è stato introdotto in un ambiente nel quale i ricercatori avevano posto scatole di cartone e nascondigli in abbondanza.
La popolazione di studio è stata quindi posta sotto osservazione per un periodo di 14 giorni, durante il quale è stato misurato il cosiddetto CSS o Cat-Stress Score, un parametro empirico sviluppato nel 1997 dai due etologi Kessler e Turner, basato sui comportamenti dei felini.
Ebbene, i gatti introdotti in un ambiente pieno di scatole di cartone hanno mostrato un livello di adattamento al nuovo ambiente molto più elevato e di conseguenza uno stress limitato e minori rischi. Secondo i ricercatori inoltre, l’affinità dei gatti con le scatole di cartone potrebbe essere dettato dal loro particolare odore che per motivi ancora oggetto di studio, sembra piacere loro molto.

La ricerca comunque non è conclusa. I ricercatori si ripromettono di compiere ulteriori esperimenti sui gatti che vivono in appartamento per valutare eventuali differenze di comportamento e cogliere ulteriori sfumature di questo particolare amore tra felini e scatole vuote.

Per approfondire:
L’articolo originale di Vinke, C.M. et al., Applied Animal Behaviour Science , Volume 160 , 86 – 93