A seguito di una richiesta ricevuta su Facebook, ho deciso di scrivere il presente articolo che credo possa essere di aiuto a diverse persone.

La domanda era più o meno questa:

“Da un po’ di giorni ho scaricato un’app che mostra i terremoti in Italia e vedo che ci sono in continuazione piccole scosse in zona Perugia. Come mai?”

In effetti ho anche io diverse app per i terremoti sul mio smartphone, ma essendo queste settate per magnitudo maggiori di 4, filtro diversi eventi. Mi sono quindi informato per fare un pochino di chiarezza.

In primis, nell’area è veramente in atto una sequenza sismica (sequenza sismica di Gubbio – Figura 1) che è iniziata lo scorso agosto ed è poi ripresa a metà dicembre, con scosse fino a magnitudo 4.0 Richter. In particolare sono presenti due centri sismici attivi:

  1. il bacino di Gubbio vero e proprio (con epicentri a pochi km dalla città verso NW)
  2. la zona del Metauro, ancora più a ovest, nei pressi di Pietralunga.
Figura 1: Sismicità registrata nell’area – anno 2013 (Fonte INGV)

Figura 1: Sismicità registrata nell’area – anno 2013 (Fonte INGV)

Da un punto di vista geologico-strutturale quest’area dell’Appennino umbro-marchigiano è caratterizzata da una tettonica distensiva (ovvero una forza che agisce “tirando” ai due lati di un blocco, vedi Figura 2).

Tale tipo di tettonica, di solito, genera:

  1. faglie (ovvero fratture di notevole estensione negli ammassi rocciosi in grado di dislocare una parte rispetto all’altra) di tipo normale (dove il movimento di un blocco rispetto all’altro risulta come in Figura 2)
  2. strutture ad Horst e Graben ovvero strutture
    1. ad alti (Horst) dove generalmente si innescano i fenomeni geomorfologici erosivi (pioggia, vento, escursione termica etc.)
    2. e bassi (Graben) dove generalmente si innescano i fenomeni geomorfologici di accumulo tramite la dinamica fluviale (sedimenti fluviali messi in posto dalla deposizione in alveo, esondazione di fiumi etc.), la creazione di laghi (con la sedimentazione lacustre) fino in talune aree, l’ingressione marina (depositi marini),

    separati da faglie normali (Figura 2 ).

Figura 2: Schema tettonica ad “Horst e Graben”

Figura 2: Schema tettonica ad “Horst e Graben”

Tale tettonica con strutture ad Horst e Graben nell’area interessata ha messo in contatto laterale i depositi recenti fluviali e lacustri con la serie stratigrafica rocciosa e ben più antica Umbro-Marchigiana (Figura 3 e 4).

Figura 3: Schema geologico della zona di Gubbio. Il bacino (la valle allungata in senso nordovest-sudest) è indicato con il grigio chiaro.  La faglia di Gubbio è la linea nera continua che borda il bacino intorno e a nord di Gubbio, mentre appare tratteggiata a sud, perché meno visibile in affioramento (da Collettini et al., 2003).

Figura 3: Schema geologico della zona di Gubbio. Il bacino (la valle allungata in senso nordovest-sudest) è indicato con le varie tonalità di grigio. La faglia di Gubbio è la linea nera continua che borda il bacino intorno e a nord di Gubbio, mentre appare tratteggiata a sud, perché meno visibile in affioramento (da Collettini et al., 2003).

Figura 4: Sezione geologica con in alto: a) veduta aerea del bacino; b) la faglia in affioramento; c) deformazione estensionale nel blocco a monte della faglia (mod. da Collettini et al., 2003).

Figura 4: Sezione geologica con in alto: a) veduta aerea del bacino; b) la faglia in affioramento; c) deformazione estensionale nel blocco a monte della faglia (mod. da Collettini et al., 2003).

Tali faglie sono state anche catalogate dall’INGV come strutture sismogenetiche (Figura 5), ovvero faglie in grado di muoversi per gli sforzi tettonici e conseguentemente in grado di generare terremoti.

  Figura 5: Strutture sismogenetiche individuate con sismicità stotica[ARL2]  e strumentale (Database of Individual Seismogenic Sources, Version 3).


Figura 5: Strutture sismogenetiche individuate con sismicità storica e strumentale (Database of Individual Seismogenic Sources, Version 3).

Tale area dell’Appennino umbro-marchigiano è storicamente caratterizzata da un rilascio sismico pressoché continuo, ed è nota per terremoti di magnitudo M = 5 – 6 avvenuti in passato, tra i quali possiamo ricordare (Catalogo parametrico CPTI11 – INGV):

  • un evento verificatosi tra il 1693 e 1694, con una magnitudo momento (Mw) pari a 4,93; per un anno e mezzo ci furono ripetute scosse in tutta quell’area tra Gubbio, Pietralunga, Città di Castello e Sansepolcro;
  • un evento del 1984, verificatosi a sud di Gubbio, con una magnitudo momento (Mw) pari a 5.6 e sequenza sismica.

Relativamente alla sequenza sismica in atto, allo stato attuale, l’attività si manifesta con eventi a bassa magnitudo, per la maggior parte inferiore a M = 3.0. Ad oggi sono stati registrati quasi 1500 eventi, alcuni molto superficiali (circa a 2-3 km di profondità) e quindi, per tale motivo, anche i terremoti di M 2.4 vengono avvertiti dalla popolazione.

Il motivo di tutta questa attività registrata (anche di eventi inferiori a M = 1 e quindi al di sotto della soglia degli eventi normalmente registrati dalla rete sismica nazionale) è riconducibile al fatto che, in quell’area, la rete nazionale ha una densità enorme di stazioni, in quanto da circa 10 anni è stata integrata con una rete sismica locale, installata, nell’ambito di un progetto di studio, dall’INGV, sez. di Ancona.

La presenza di numerose stazioni fa scendere la soglia di rilevamento/localizzazione degli eventi sismici a magnitudo anche molto inferiori a M = 1, che poi si manifesta con uno smisurato numero di eventi mostrato dalle varie app presenti sul mercato. Si tratta insomma sicuramente di una attività “particolare”, ma niente di anormale.

 

Per maggiori informazioni si rimanda alla pagina informativa dell’INGVTerremoti:

http://ingvterremoti.wordpress.com/2013/12/22/sequenza-sismica-in-umbria-gubbio-approfondimento/

 

N.B. Si ringraziano i precari  INGV Dott. F. Bernardini e Dott. D. Piccinini per le informazioni sull’area.

 

Bibliografia

  1. INGVTerremoti (2013). Sequenza sismica in Umbria (Gubbio): approfondimento http://ingvterremoti.wordpress.com/2013/12/22/sequenza-sismica-in-umbria-gubbio-approfondimento/;
  2. Rovida, R. Camassi, P. Gasperini e M. Stucchi (a cura di), 2011. CPTI11, la versione 2011 del Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani. Milano, Bologna, http://emidius.mi.ingv.it/CPTI, DOI: 10.6092/INGV.IT-CPTI11
  3. Basili R., G. Valensise, P. Vannoli, P. Burrato, U. Fracassi, S. Mariano, M.M. Tiberti, E. Boschi (2008). The Database of Individual Seismogenic Sources (DISS), version 3: summarizing 20 years of research on Italy’s earthquake geology, Tectonophysics, doi:10.1016/j.tecto.2007.04.014
  4. DISS Working Group (2010). Database of Individual Seismogenic Sources (DISS), Version 3.1.1: A compilation of potential sources for earthquakes larger than M 5.5 in Italy and surrounding areas. http://diss.rm.ingv.it/diss/, © INGV 2010 – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – All rights reserved; DOI:10.6092/INGV.IT-DISS3.1.1
  5. Collettini, C., M. Barchi, L. Chiaraluce, F. Mirabella, S. Pucci (2003). The Gubbio fault: can different methods give pictures of the same object?  Journal of Geodynamics, 36 (2003) 51–66.
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