Le larve e le pupe delle api orientali, Apis cerana, sono più vulnerabili all’attacco del parassita Varroa destructor rispetto a quelle delle api europee, Apis mellifera: questo, però, consente alle colonie di api orientali di avere una più alta efficienza immunitaria e contribuisce alla loro sopravvivenza.

Questo è il controintuitivo risultato a cui è giunto un team di ricercatori dell’Agroscope e dell’Institute of Bee Health dell’Università di Berna (Svizzera), in collaborazione con colleghi della Chiang Mai University (Tailandia) e la Zhejiang University (Cina) e pubblicato sulla rivista open-access Scientific Reports del gruppo Nature.

Apis mellifera e Apis cerana sono le uniche specie di api allevate dall’uomo: alla prima specie appartengono le api che abitualmente vediamo, mentre le seconde sono diffuse nell’Asia meridionale e sud-orientale. Entrambe le specie, come tutte le api, del resto, sono insetti eusociali, cioè organismi che manifestano un altissimo livello di organizzazione sociale, che va dalla cura cooperativa della prole alla suddivisione del lavoro tra gruppi in grado di riprodursi e altri sterili. L’eusocialità è studiata principalmente tra gli imenotteri (formiche, api, vespe) e le termiti, ma sono stati osservati esempi di eusocialità nei crostacei e persino nei mammiferi.

Varroa destructor è un acaro parassita originariamente identificato nelle colonie di api orientali e successivamente diffuso tra le api occidentali a partire dagli anni Sessanta e Settanta. A oggi, l’acaro varroa costituisce la più grave minaccia biotica per la sopravvivenza di Apis mellifera su scala globale: indebolisce le api succhiando loro l’emolinfa e nel processo trasmette virus altamente debilitanti; un’infestazione si conclude solitamente con la morte della colonia nel giro di due o tre anni. Di contro, le colonie ospiti originarie di api orientali resistono piuttosto bene alle infestazioni.

Varroa destructor

Acaro parassita Varroa destructor sul corpo di una pupa di Apis mellifera

(Gilles San Martin via wikimedia)

L’immunità sociale gioca un ruolo fondamentale nelle strategie di sopravvivenza della colonia: le operaie adulte collaborano per individuare e rimuovere le larve e le pupe infestate dall’acaro. Evidentemente, le abilità delle api orientali in questi meccanismi di “igiene sanitaria” sono maggiori di quelle delle api occidentali. E lo studio pubblicato ci può fornire una chiave per capire l’origine di questo successo.

I ricercatori hanno infestato centinaia di larve provenienti da colonie di api orientali e api occidentali con acari varroa, osservando l’evoluzione dell’insetto nei giorni seguenti. Risultato: lo sviluppo delle larve infestate di ape europea non presentava particolari differenze rispetto alle colonie di controllo non infestate, mentre quello delle api orientali risultava rallentato e il tasso di mortalità delle larve infestate molto elevato. Secondo gli autori dello studio, In presenza delle operaie adulte, questa maggiore vulnerabilità all’attacco dell’acaro varroa potrebbe comportare una più grande facilità nell’individuazione dell’infestazione e di conseguenza più efficienza nella rimozione delle larve infestanti e, in generale, un’immunità sociale potenziata.

Secondo il padre della sociobiologia, Edward Wilson, una colonia di api può essere vista come un superorganismo, nel quale individui di generazioni diverse svolgono funzioni comparabili a quelle delle cellule in un organismo pluricellulare. Il risultato di questo studio mostra che individui vulnerabili possono dare un vantaggio al superorganismo e va contro l’assunzione comune che prevede necessariamente la presenza di individui “forti” per assicurare la sopravvivenza del gruppo. Fornisce inoltre un supporto alle teorie di “suicidio” negli insetti sociali, secondo le quali alcuni individui sono sacrificati per aumentare le probabilità di sopravvivenza della colonia. In questo senso, sottolineano gli autori, questo comportamento costituisce un analogo sociale dell’apoptosi, il meccanismo che previene la diffusione delle infezioni attraverso il sacrificio di parti dell’organismo, e potrebbe costituire un efficace meccanismo di difesa degli insetti sociali per ostacolare la diffusione di malattie e infestazioni.

Comprendere tali principi risulta importantissimo: frenare le ingenti perdite di colonie di A. mellifera è cruciale non solo per l’apicoltura, ma soprattutto per assicurarci i preziosi servigi di questi animali nell’impollinazione e nell’equilibrio dell’ecosistema.