I tragici attentati di Bruxelles mi hanno riportato alla mente un articolo comparso su Nature un anno fa, in seguito agli attacchi alla redazione di Charlie Hebdo, in cui il giornalista Quirin Schiermeier riportava alcuni studi in merito alla possibilità di previsione di attacchi terroristici. Un obiettivo cruciale per governi e agenzie di sicurezza, ma anche una scienza ben lungi dall’essere esatta, per via dell’enorme mole di variabili imprevedibili in gioco.

Per calcolare i rischi di un attacco terroristico, i ricercatori hanno bisogno di analizzare gli eventi passati già accaduti, impresa possibile grazie al lavoro di un gruppo di analisti guidati da Erin Miller, dell’Università del Maryland, che ha reso disponibile un database degli eventi terroristici degli ultimi decenni. Il gruppo ha definito terrorismo “la minaccia o l’effettivo utilizzo di forza e violenza illegali ad opera di un attore che non sia uno Stato al fine di ottenere un obiettivo politico, economico, religioso o sociale attraverso la paura, la coercizione o l’intimidazione”. Il risultato di questo lavoro è il Global Terrorism Database (GTD), uno strumento di grandissima utilità per lo studio dei fenomeni terroristici.

A partire dai dati del GTD, Aaron Clauset, informatico dell’Università del Colorado, e Ryan Woodward, statistico dell’Istituto di Tecnologia di Zurigo, nel 2013 hanno pubblicato un articolo nel quale mettono in evidenza come l’entità degli attacchi terroristici sia caratterizzata da un andamento di tipo legge di potenza.

Le leggi di potenza sono relazioni matematiche estremamente affascinanti, perché in grado di descrivere un’enorme varietà di fenomeni fisici, economici e sociali: le distribuzioni di magnitudo dei terremoti, l’intensità delle esplosioni solari, le popolazioni delle città, le visite a pagine web, i follower di pagine social, le citazioni di articoli, il numero di morti nelle guerre, la ripartizione del reddito, i collassi finanziari e molto altro. La caratteristica che accomuna tutti i fenomeni che rispecchiano una legge di potenza è la presenza di moltissimi eventi di lieve entità, intervallati da rari eventi di grande intensità.

Utilizzando un algoritmo per analizzare 13274 attacchi terroristici mortali in tutto il mondo dal 1968 al 2007, Clauset e Woodward hanno calcolato che la “probabilità storica” di osservare almeno un evento di gravità paragonabile o superiore a quella dell’11 settembre 2001 (quasi 3000 morti) in quel periodo fosse compresa fra l’11% e il 35%.

Ma lo studio va oltre: a partire dai dati analizzati, gli scienziati hanno calcolato una probabilità compresa fra il 19% e il 46% che un altro attacco di intensità paragonabile all’11 settembre avvenga nel prossimo decennio, da qualche parte nel mondo.

Tali predizioni sono rilevanti su scala globale, ma purtroppo non sono di aiuto nel valutare i rischi locali, per una specifica città. “Tale modellizzazione assomiglia a quella di una partita di poker, che dipende dall’imprevedibile comportamento umano e da informazioni incomplete”, commenta scoraggiato Schiermeier.

 

Erwann Michael-Kerjan, direttore esecutivo del Wharton Risk Center all’Università della Pennsylvania, aggiunge che i governi e gli scienziati si sentono sperduti quando si tratta di valutare tali rischi.

Una considerazione piuttosto pessimistica che si rispecchia, purtroppo, nei numeri degli attacchi terroristici occorsi da inizio 2016. Come faceva giustamente notare il mio amico Andreas, per trovare quelli di Bruxelles bisogna scorrere una lista molto lunga.

(Nell’immagine di copertina, gli attimi successivi all’attentato durante la Maratona di Boston del 2013. Aaron Tang via wikimedia.)

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