La felicità ai tempi del coronavirus, prima parte.

Un breve viaggio attraverso la letteratura che indaga la correlazione fra spazi verdi e riduzione dello stress e come la realtà virtuale può aiutarci a questo scopo.

È un altro sabato di lock-down: i bar e i cinema sono chiusi, i musei anche, di andare a trovare gli amici neanche a parlarne. Dopo una settimana passata al chiuso o davanti al computer sentite il bisogno di uscire ed immergervi nella natura, che sia il parco cittadino, il fiume, le montagne, o magari anche solo i giardinetti dietro casa. Se vi sembra che la vista degli alberi, l’odore dell’erba e il cinguettio degli uccellini possano in qualche modo rinfrescarvi la mente e diluire un po’ lo stress accumulato, ci sono ottime notizie.

Diversi studi negli ultimi decenni hanno infatti investigato la relazione fra gli spazi verdi e il benessere mentale. Nonostante i risultati siano spesso a favore di una correlazione positiva tra questi due elementi, risalire alle sue cause non è scontato. A rendere ingarbugliata la vicenda c’è il fatto che ognuno degli studi ha utilizzato condizioni sperimentali, task, tempistiche e ambientazioni diverse, oltre ad aver misurato parametri diversi: dalla percezione soggettiva di varie emozioni, ai livelli di attenzione, fino a vere e proprie misurazioni corporee come la concentrazione di cortisolo nella saliva, lo stato del sistema immunitario, l’attività cardiaca o cerebrale.

Laddove i risultati differiscono parzialmente uno dall’altro, capire il perché di queste differenze è un rompicapo. È forse perché uno studio ha utilizzato soggetti donne e un altro soltanto uomini? O un gruppo di volontari scelti a caso invece che soggetti ansiosi/depressi? E poi: fa differenza testare gli effetti sulla riduzione dell’ansia del prato di un college e quelli di una foresta? Le misurazioni sono state fatte anche durante o soltanto dopo il task (da sedere o passeggiare in vari ambienti, ad attività più complesse) in questione? Senza contare che, purtroppo, non sempre questo tipo di studi è ben controllato o randomizzato. Per fare un esempio, in alcuni casi i vari soggetti di cui è stata analizzata la reazione fisiologica a diversi contesti (come potrebbero essere un bosco, la città e uno spazio al chiuso) erano stati esposti alle varie condizioni sempre nello stesso ordine, rendendo difficile osservare l’effetto “indipendente” di ogni contesto. 

Un tentativo di mettere ordine in questa giungla lo trovate qui. L’articolo in questione è una metanalisi, cioè una pubblicazione in cui si confrontano tutti gli studi effettuati negli anni precedenti su un argomento e si cerca di estrarre la significatività statistica complessiva di ogni risultato, al netto delle problematiche di cui si diceva prima. Il messaggio conclusivo – per farla molto, molto breve – è che sì, a parità di attività, stare immersi nella natura piuttosto che in un ambiente urbanizzato qualcosa di buono all’umore lo fa, ma ancora non sappiamo bene il perché, e c’è comunque bisogno di studi meglio controllati.

 

 

In ogni caso, mentre mi avventuravo in questa selva di articoli di psicologia, salute pubblica e urbanistica, mi sono imbattuta in uno studio del 2013, anch’esso non del tutto scevro di limitazioni tecniche, come si vedrà fra poco, ma che ho trovato particolarmente curioso e interessante, sia per le metodiche utilizzate sia per la nuova prospettiva che offre su che cosa vuol dire “stare nella natura”. 

Per parlarne, però, bisogna prima di tutto sapere che cos’è un CAVE (spoiler: è un ambiente immersivo per la realtà virtuale, costituito in pratica da uno stanzino sulle cui pareti vengono proiettate delle immagini in grado di cambiare in risposta ai movimenti dell’utente, il quale indossa occhiali 3D e cuffie), e in cosa consiste un Trier Social Stress Test, o TSST. Mai sentito? In breve, è un test psicologico che prevede l’esposizione a una serie di situazioni sociali potenzialmente stressanti. In un esperimento di TSST al partecipante viene prima detto che ha 5 minuti per prepararsi a un colloquio di lavoro di 5 minuti di durata e gli si forniscono penna e bloc notes, quindi le note gli vengono sottratte subito prima del colloquio, e infine il malcapitato si ritrova di fronte alla “commissione di esperti” che dovrà valutarlo. I commissari sono istruiti a non mostrare nessuna espressione facciale o reazione vocale alle sue parole: soltanto il membro più anziano parlerà in caso nel candidato si fermi prima del tempo, incitandolo a usare tutti i 5 minuti. Questa parte è poi seguita da altri 5 minuti di prova di aritmetica “a voce”, sempre davanti alla commissione: il partecipante deve contare all’indietro in step di 13 a partire da un numero casuale come 1022. Ogni volta che fa un errore deve ricominciare da capo. Anche in questo caso, i membri della commissione rimangono totalmente impassibili. 

Come potete immaginare, lo scopo del TSST è quello di provocare uno stato di stress acuto nel partecipante, e questo può avere vari obiettivi. In particolare, nel nostro studio con il CAVE, in cui sia il TSST che la commissione sono virtuali, il TSST è usato come strumento per confrontare il potenziale di diverse esperienze “ristorative”, di 40 minuti di durata ognuna, a seguito di esso. I partecipanti allo studio sono infatti stati divisi in tre gruppi: per alcuni al TSST segue un periodo di permanenza nello stesso stanzino, in silenzio e con tutti i proiettori spenti, per un altro gruppo il CAVE si trasforma in una foresta virtuale le cui immagini sono proiettate sui muri, e per un terzo gruppo alle immagini della foresta si accompagnano anche i suoni della foresta (rumore d’acqua e canti di uccelli). I livelli di cortisolo nella saliva sono misurati a intervalli regolari, così come l’attività cardiaca e il respiro.

Cave automatic virtual environment (wikipedia)
Confermando risultati precedenti, si è visto che il setting virtuale del TSST è in grado di provocare cambiamenti nei livelli di cortisolo, nell’ansia percepita e nell’ampiezza delle onde T del cuore (tutti indicatori legati all’attività del sistema simpatico, che ci prepara alle situazioni di emergenza) in accordo coi risultati del “vero” TSST. Inoltre, la variabilità della frequenza cardiaca, cioè quanto varia l’intervallo fra battiti successivi del cuore (parametro legato all’attività del sistema parasimpatico, responsabile del mantenimento dell’omeostasi durante situazioni di tranquillità) è risultata significativamente aumentata nel corso della situazione ristorativa con immagini e suoni. In altre parole, la situazione più immersiva con suoni e immagini della natura ha avuto effetti di rilassamento post TSST maggiori rispetto a entrambe la situazione di controllo e quella con sole immagini. Il cortisolo, tuttavia, non ha mostrato variazioni significative fra i tre gruppi, come a dire che l’evento più importante -dal punto di vista di questo ormone, specificatamente- è la situazione di stress, e il modo in cui la sua concentrazione scende nella seconda parte dell’esperimento non è influenzato dalle circostanze di contorno. Gli effetti sul cuore della foresta virtuale con i suoni rimangono comunque molto interessanti.

Purtroppo, quello che manca nello studio è un gruppo esposto a soli suoni della natura. Non è chiaro infatti se in questo esperimento siano i suoni della foresta, di per sé, a causare il maggiore rilassamento, o se l’effetto sia dovuto, completamente o principalmente, alla congruenza fra suoni e immagini. (Per inciso, un altro studio indicherebbe un maggiore rilassamento post-stress, misurato in termini di conduttanza cutanea, legato all’ascolto di suoni naturali rispetto ai suoni del traffico, a parità di pressione sonora e in assenza di immagini, ma non è noto come entrambi si paragonino al silenzio.) Inoltre, il numero di partecipanti non molto elevato, 10 per gruppo, potrebbe aver mascherato ulteriori effetti interessanti, che potrebbero diventare evidenti con un campione più ampio. 

Aspettando studi più esaustivi, continuate pure la vostra passeggiata al parco, giornaliera o settimanale che sia, per contrastare lo stress da lock-down, ma fate anche attenzione ai suoni che vi circondano (e chissà, magari anche agli odori?): il vostro cuore ne sarà contento. E per chi non può uscire e godere della natura “vera”, perché in zona rossa o per altri motivi, sappiate che esistono delle alternative, probabilmente non equivalenti ma comunque efficaci, che consistono nel ricreare parte di quegli stimoli sensoriali così graditi al vostro sistema parasimpatico direttamente a casa vostra: se non avete a disposizione un dispositivo per la realtà virtuale immersiva, ci sono pur sempre i suoni naturali, registrati e facilmente reperibili online su youtube o attraverso app sviluppate a questo scopo. 

Buon rilassamento nell’epoca del lock-down!