Questo post non è scritto da un ricercatore. Nonostante ciò, nulla mi ha impedito di affrontare temi che con la ricerca scientifica hanno, ahimè, forte attinenza. Partiamo dunque da alcuni dati. Il lavoro precario in Italia è aumentato di quasi sei punti percentuali nell’ultimo quinquennio, coinvolgendo nel 2012 circa il 32% dell’intera forza produttiva del paese (fonte: United Nations – International labour organization – report 2013). Se invece cercassimo consolazione nei dati dell’ UE (Precarious Employment in Europe: A Comparative Study of Labour Market related Risks in Flexible Economies) verremmo immediatamente stroncati da dichiarazioni come questa: “ [the result] confirms Spain as probably the country with the highest rates of Precarious Employment; it likewise confirms Italy as the country where Precarious Employment in its different forms is most underestimated “ (vale a dire: «[il risultato] conferma che la Spagna è la nazione con il tasso più alto di lavoro precario; esso conferma allo stesso modo che l’Italia è la nazione in cui lavoro precario nelle sue diverse forme è più sottovalutato»).

Un modo eterodosso di correggere un lavoro che non ci convince al computer

Un modo eterodosso di correggere un lavoro che non ci convince al computer

Diversi giornalisti d’importanti testate nazionali imputano a questa situazione, ormai dilagante anche in ambito scientifico, la ragione di alcune notizie apparse negli ultimi giorni. «Truccate le foto delle cellule» titola il Corriere della Sera, spiegando di come si siano scoperti articoli scientifici truccati modificando alcune foto attraverso Photoshop. “In un mondo dove bisogna lottare per il rinnovo del proprio contratto, diventa prioritario produrre risultati e questo trend favorisce la possibilità che gli stessi vengano alterati in base alle convenienze” (Alessandro Milan – Radio 24 – il Sole 24 ore. Mercoledì 16 ottobre).

Vi dicevo che non sono un ricercatore scientifico, per cui, con evidente trasporto verso le dottrine umanistiche, mi piacerebbe evidenziare quanto il buon Hobbes e il suo “homo homini lupus” non abbia a che vedere strettamente con il precariato o con la ricerca scientifica. Anzi, il dibattito sul precariato nella ricerca è attivo e vivace. Se le citazioni precedenti sottolineano il suo impatto negativo sull’eccellenza della ricerca, altre posizioni premono per contro sul fatto che il garantismo nella ricerca universitaria non stimoli una costante produzione di qualità.

Nonostante ciò, stiamo, a mio avviso, portando avanti un dibattito sterile. Il punto cardine risiede invece in un altro aspetto. Lasciatemelo introdurre in maniera inconsueta.

Nel 1776 Adam Smith, padre dell’economia classica, enuncia la sua tesi sulla “mano invisibile”: Il libero mercato da lui professato si autocontrolla sulla base dell’equilibrio tra domanda e offerta. Le estreme conseguenze di questa teoria e le sue distorsioni sono, al giorno d’oggi, sotto gli occhi di tutti e non solo in ambito economico. E’ invece l’autorevolezza ed efficacia dei sistemi di controllo che rendono un qualunque sistema in grado di autosostenersi. Recentemente la rivista “Science” ha pubblicato un curioso studio. Dopo aver preparato un articolo scientifico evidentemente inconsistente, un giornalista di “Science” ha proposto il finto studio a 304 riviste scientifiche online. Più della metà delle riviste interpellate hanno finito per accettare l’articolo, evidenziando la quasi totale assenza di controlli.   Il discorso si può ampliare secondo interesse. Per esempio, la cooperazione internazionale ha prolificato negli ultimi anni attraverso organizzazioni non riconosciute dagli stati di origine, in un vacuum di controlli che rischia solo di andare a detrimento delle comunità nelle quali queste organizzazioni operano. In ambito economico, è notizia recente che l’agenzia di rating Fitch abbia minacciato un declassamento della solvibilità dell’economia americana, con un rischio di forti implicazioni sulla vita quotidiana di milioni di persone. Il punto cardine del discorso sta proprio qui. Ciò che sembrava valido e rassicurante nel recente passato non è piu sostenibile. Pensare ad sistema complesso regolamentato solo dall’equilibrio tra le libere iniziative dei suoi attori principali è ormai quantomeno onirico. Ben vengano quindi libere iniziatve, capitali privati e creative start up al nostro orizzonte purchè si determini alla base un sistema di controllo riconosciuto, autorevole e superpartes che renda sostenibile il sistema stesso.  Tanto in ambito scientifico, come in quello economico e sociale, quindi, l’unica discriminante che al giorno d’oggi renda o meno sostenibile tali realtà è un serio controllo delle fonti e delle dinamiche entro cui esse operano. Questo è il punto cardine.

 

FONTI:

articolo scientifico manipolato con Photoshop: http://www.blitzquotidiano.it/scienza-e-tecnologia/foto-truccate-per-fondi-alla-ricerca-sul-cancro-prof-e-ricercatrice-accusati-1693592/

Precarious Employment in Europe: A Comparative Study of Labour Market related Risks in Flexible Economies: ftp://ftp.cordis.europa.eu/pub/citizens/docs/kina21250ens_final_esope.pdf

ILO: http://www.ilo.org/global/lang–en/index.htm