Siamo abituati ad essere sempre connessi, con il computer e anche con telefonini e tablet. L’impressione che abbiamo è di essere immersi in un mare di informazioni senza soluzione di continuità, perfetto e in grado di raggiungerci ovunque. Questo strato “utente” è in realtà un’astrazione di uno strato fisico molto meno etereo, fatto di cavi, fibre ottiche, computer e apparati di rete piuttosto complicati. Il protocollo di rete generico è formato da 7 strati (secondo lo standard ISO/OSI), in fondo al quale sta proprio questo strato fisico: se qualcosa di questo si rompe, tutta la struttura che sta sopra crolla come un castello di carte. Normalmente si cerca di costruire un sistema che abbia alta resilienza (ovvero una forte capacità di non smettere di funzionare se si rompe qualcosa), ma non sempre questo basta.

Un angolo di datacenter dove vengono alloggiati apparati di rete: i nostri sms e i nostri like transitano in quei cavi gialli, avanti e indietro per il mondo, per arrivare alla nostra amata o a Mark Zuckenberg.

Un angolo di datacenter dove vengono alloggiati apparati di rete: i nostri sms e i nostri like transitano in quei cavi gialli, avanti e indietro per il mondo, per arrivare alla nostra amata o a Mark Zuckerberg.

La notizia di oggi è stato un down di servizi Wind, Libero e Infostrada che ha reso praticamente impossibile la navigazione a molti milioni di italiani. Le spiegazioni, anche fantasiose, come l’effetto di una tempesta solare (che in effetti, sotto certe condizioni, può influire sulle nostre telecomunicazioni, ma difficilmente lo fa in modo selettivo contro un operatore piuttosto che un altro), o mistiche, visto che oggi è venerdì 13, si sono sprecate. La spiegazione più razionale, probabilmente, arriva da una piccola testata internet abruzzese, AbruzzoWeb.it, che riporta di un guasto ad un grosso data center di Milano. Non abbiamo i mezzi per confermare questa interpretazione, ma sembra estremamente ragionevole (anche se poco romanzesca, purtroppo).

Se un grosso nodo della rete viene a mancare, in teoria la rete si “riassesta” facendo transitare le informazioni su percorsi diversi, che schivano quel nodo. Il problema dei protocolli di trasmissione dati su grande distanza è che sono quasi sempre asincroni, ovvero i dati sono accolti in un nodo e spediti al nodo successivo con un’informazione temporale, ma in tempi non fissati. Se un nodo smette di rispondere, un certo numero di pacchetti rimangono “appesi” in attesa al nodo precedente, e, se sono in numero sufficiente, possono causare ritardi e un effetto a catena su una frazione di rete anche molto vasta. Molto probabilmente questo è ciò che è successo oggi in Italia, con il corollario di decine di tecnici che hanno passato un tranquillo venerdì di paura a riavviare sistemi e cercare di capire come riconfigurarli perché tutto questo non succeda più.

Già si parla di cause e richieste di rimborsi, ma, tutto sommato, avendo una certa conoscenza delle problematiche dell’amministratore di reti di calcolatori, mi sento solidale con chi, in poche ore, sta riportando internet a qualche milione di utenti.

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