All’inizio degli anni ‘80 il mondo si è trovato ad affrontare un’epidemia di cui non conosceva il colpevole e che aveva una mortalità del 100%. La patologia fu denominata AIDS, sindrome da immunodeficienza acquisita. In pochissimi anni, grazie a un grosso investimento nella ricerca, l’agente infettivo responsabile dell’AIDS fu identificato e denominato HIV, virus dell’immunodeficienza umana.

L’HIV non si trasmette mai per contatto o per ingestione di alimenti, ma il contagio avviene attraverso liquidi biologici infetti, soprattutto sangue, sperma e liquido vaginale. Per quanto riguarda la saliva, la carica virale al suo interno non è sufficiente per il contagio, per trasmettere l’infezione con un bacio ci vorrebbero circa 10 litri di saliva! Di conseguenza, oltre alla trasmissione con trasfusioni di sangue, aghi infetti e trapianti, la maggiore fonte di contagio è la via sessuale (sia etero che omo). Purtroppo esiste un’altra via di trasmissione estremamente pericolosa: la via verticale, ovvero dalla mamma al feto o al neonato; infatti il virus può essere trasmesso anche attraverso la placenta, durante il parto o con l’allattamento.

Il virus infetta e distrugge lentamente i linfociti T, cellule con ruolo primario nel nostro sistema immunitario. Ma i sintomi legati alla diminuzione dei linfociti T si presentano dopo molti anni dal contagio, e l’infezione primaria, ovvero quella che si verifica quando si contrae il virus, dà sintomi assimilabili a una generica influenza, in questa fase l’individuo viene definito sieropositivo in quanto l’infezione è riscontrabile solo dalle analisi del sangue. L’AIDS conclamato si manifesta con la comparsa di infezioni opportunistiche, ovvero infezioni batteriche, virali e fungine di patogeni che normalmente sono tenute sotto controllo dal nostro sistema immunitario; nell’individuo con l’AIDS, invece, data la carenza di linfociti T, questo non avviene e simili infezioni diventano spesso causa di morte.

Il virus dell'immunodeficienza umana HIV (Immagine di wikipedia)

Il virus dell’immunodeficienza umana HIV (Immagine di wikipedia)

L’enorme sforzo degli scienziati, dagli anni ‘80 a oggi, ha permesso l’identificazione di una lunga serie di farmaci attivi contro questo virus, che consentono la sopravvivenza a circa 15 milioni di persone. Attualmente si somministra una terapia combinata, ovvero contente almeno 3 principi attivi, perché in caso di somministrazione di uno solo di essi, il virus in breve tempo sviluppa resistenza e il trattamento diviene inefficace. È importante sottolineare che la terapia attuale, chiamata antiretrovirale (essendo l’HIV un virus appartenente al gruppo dei retrovirus), se assunta secondo le indicazioni, consente un’aspettativa di vita pari a quella di un individuo sieronegativo e inoltre riduce sensibilmente la possibilità di contagio, sia in seguito a rapporti sessuali, sia durante la gravidanza.

Nel 2015, a più di trent’anni dall’inizio dell’epidemia, si stima ci siano circa 37 milioni di persone sieropositive al mondo, di cui 2.6 sono bambini. L’epidemia è tutt’altro che conclusa se si considera che nel 2014 ci sono stati circa 2 milioni nuovi contagiati. A oggi si contano 34 milioni di morti, di cui 1.2 milioni nell’ultimo anno. In Italia attualmente si stima vivano circa 123.000 sieropositivi, nel solo 2014 sono state segnalate 3.695 nuove diagnosi, mentre dall’inizio dell’epidemia i morti sono 42.000.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha da poco diffuso un piano strategico in cui si pone come obiettivo la fine dell’epidemia nel 2030. Ma quali sono i fattori limitanti per il raggiungimento di questo scopo?

Solamente il 51% di chi è sieropositivo sa di esserlo, questo comporta ovviamente la mancata adozione di precauzioni, la prosecuzione del contagio e il ritardato inizio della terapia. In Italia, ad esempio sono in aumento le persone la cui diagnosi di infezione da HIV avviene solo quando manifestano AIDS conclamato. I farmaci attuali permettono la cura, ma non l’eradicazione del virus. Impediscono all’HIV di replicarsi, ma quando la terapia viene sospesa il virus ricomincia la sua azione di distruzione del sistema immunitario. Questo è dovuto al fatto che il virus inserisce il suo genoma all’interno del genoma cellulare e al fatto che spesso si “nasconde” all’interno di linfociti T memoria, cellule che possono vivere per anni, o anche per tutta la vita. Sono in studio possibilità, tramite sofisticate modificazioni genetiche, di eliminare il genoma di HIV dalle cellule, ma ci vorrà sicuramente ancora molto tempo prima che vengano validate e possano essere applicate sui pazienti.

Un altro problema è relativo al costo elevato della terapia antiretrovirale, soprattutto considerando che la maggior parte degli individui infetti da HIV risiede in paesi poveri. Particolare è il caso del Brasile che fornisce medicinali antiretrovirali generici, prodotti nel paese, non pagando i diritti alle multinazionali farmaceutiche, in modo tale da poter consentire l’accesso alla terapia a tutti. Inoltre, non esiste ancora un vaccino attivo contro HIV, sebbene la ricerca scientifica stia investendo molto nel suo futuro sviluppo. Una delle idee in studio dai risultati più incoraggianti è quella di sfruttare lo “scheletro” di altri virus, tra i quali i più promettenti sembrano essere l’adenovirus e il citomegalovirus.

Il futuro di quest’epidemia non è solo nelle mani degli scienziati, ma anche in quelle di tutti noi, che pur sapendo che “prevenire è meglio che curare”, spesso sottovalutiamo l’importanza di usare semplici precauzioni, come il preservativo durante i rapporti sessuali, o non ci sottoponiamo periodicamente a controlli, pur essendo il test HIV effettuabile con un semplice prelievo del sangue gratuito.

 

http://www.outofsight.info/

http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs360/en/

http://www.lilapiemonte.org/info-hiv-aids/il-test-hiv-aids-domande-frequenti/

http://www.epicentro.iss.it/problemi/aids/epidItalia.asp

http://ecdc.europa.eu/en/press/news/_layouts/forms/News_DispForm.aspx?ID=1330&List=8db7286c-fe2d-476c-9133-18ff4cb1b568&Source=http%3A%2F%2Fecdc%2Eeuropa%2Eeu%2Fen%2Fhealthtopics%2Faids%2FPages%2Fnews%2Easpx

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