Ci siamo. Dopo un lunghissimo viaggio durato nove anni, la sonda NASA New Horizons effettuerà un flyby ravvicinato di Plutone il prossimo 14 Luglio. Già in queste ore riceviamo le prime emozionanti immagini del planetoide e riusciamo a distinguerne le prime formazioni geologiche, i primi canyon, le prime anomalie. Mai una macchina sofisticata come New Horizons si era spinta così lontano. Cerchiamo di cogliere ora qualche elemento di questa straordinaria missione.
Anzitutto cos’è Plutone? Un pianeta? Una palla di roccia ghiacciata? Tante se ne sono dette su questo copro celeste del nostro Sistema Solare ma poche cose sono note con certezza. Anzitutto dobbiamo la sua scoperta a Clyde Tombaugh, astronomo statunitense che per primo lo osservò nel 1930. Sappiamo che ha un satellite poco più piccolo di lui stesso chiamato Caronte e che con esso presenta un equilibrio gravitazionale unico. Nelle Immagini giunte sino a noi oggi ciò risulta evidente.

Plutone e Caronte nella prima immagine a colori (e ad alta risoluzione) della storia (foto NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute)
Sappiamo anche che dev’essere un posto estremamente freddo. Si trova infatti a più di 5 miliardi di km dal sole per il suo semiasse orbitale maggiore e ciò lo rende probabilmente una roccia ghiacciata con una letale atmosfera di azoto, monossido di carbonio e metano; niente acqua su Plutone a quanto ne sappiamo, solo un inferno inospitale per la vita. Nell’Agosto 2006 il pianeta fu declassato a pianeta nano a causa delle sue piccole dimensioni e alla forte similitudine con altri corpi celesti presenti a quella distanza, tutti presumibilmente appartenenti alla cosiddetta “Fascia di Kuiper”. Si tratta di una cintura di asteroidi e planetoidi che si estende dall’orbita di Nettuno fino a 50 UA dal Sole; questa fascia di asteroidi è molto più estesa e massiccia della più nota Fascia degli Asteroidi vicina a noi e sita tra l’orbita di Marte e quella di Giove.
Agli albori dell’esplorazione spaziale, le missioni Voyager scelsero pianeti più facilmente raggiungibili, ritardando l’esplorazione di Plutone a causa della sua orbita molto ampia e delle sue dimensioni limitate, che rendono l’impresa estremamente difficile. Con grande entusiasmo, superando battute d’arresto, la NASA ha reperito fondi per circa 650 milioni di dollari (soldi ben spesi perché come è noto la tecnologia spaziale ha sempre avuto forti ricadute nelle applicazioni tecnologiche civili), avviando nel 2003 il programma New Horizons. Il lancio della sonda omonima avvenne nel Gennaio 2006 (pensate, otto mesi prima che Plutone venisse declassato): oggi, dopo quasi un decennio di attesa ha quasi raggiunto la sua la meta, prevista per domani! Attimi di panico lo scorso 5 Luglio, si è temuto il peggio: un’anomalia dei sistemi di bordo ha fatto infatti entrare la sonda in “safe mode” con blocco totale di tutta la sua dotazione scientifica. Tutto si è risolto per il meglio dopo poche ore e pare che la causa sia da imputare ad un errore umano dei comandi inviati a New Horizons.
Già da settimane, con il lento avvicinamento a Plutone, sono giunte a terra immagini straordinarie. Tutto il mondo le ha potute ammirare, ci soffermeremo sulle ultime, giunte appena da 5,4 milioni di km da Plutone. Un’immagine che mostra formazioni geologiche, creste e fosse mai osservate prima e che accrescono senz’altro l’hype per questo appuntamento atteso da ben 9 anni.

La più recente immagine (ad oggi) di Plutone, vediamo sottolineate alcune delle strutture che già possiamo riconoscere (foto NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute)
Il payload scientifico della sonda è di tutto rispetto, ad esempio LORRI (Long Range Reconnaissance Imager), uno strumento fotografico ad alta risoluzione e responsabile delle prime immagini ricevute sulla Terra, fino ad arrivare a spettrometri operanti su frequenze e radiazioni molto diverse, ognuno rcon il compito di mappare la superficie di Plutone, a oggi completamente sconosciuta e caratterizzarne con precisione l’atmosfera e gli aspetti geologici noti. In secondo luogo sarà interessante saggiare le caratteristiche chimiche di vari punti del corpo celeste e dei suoi satelliti così come valutare l’eventuale presenza di magnetosfera e l’influenza del vento solare sulla superficie del pianeta. Il compito è quindi quello di esplorare da cima a fondo un oggetto che è ancora in larga parte sconosciuto e richiama molto lo spirito e le emozioni degli albori dei programmi d’esplorazione nello spazio profondo e, come potete immaginare, questo genera molta attesa sia nella comunità scientifica, sia tra gli appassionati di spazio.
La missione di New Horizons non sarà limitata a Plutone. Il programma prevede un’approfondita osservazione e analisi dei suoi satelliti noti, unita a una ricerca di eventuali corpi celesti, anelli o anomalie ad oggi non conosciute. Una parte importante del programma prevede anche l’esplorazione e l’osservazione dei corpi che compongono la Fascia di Kuiper che condivide parte dell’orbita plutoniana, presenta oggetti dalla composizione molto simile a quella delle comete e rappresenta quindi un’ulteriore fonte di informazioni che faranno seguito a quelle raccolte dalla pionieristica missione ESA Rosetta dello scorso autunno.
Approfondire la conoscenza di questi corpi che costituiscono il nostro vicinato è un’attività fondamentale per comprendere – tra l’altro – i meccanismi di formazione del nostro sistema solare e della nascita della vita sulla Terra, con implicazioni che possono anche potenzialmente influenzare il nostro quotidiano.
Grande attesa dunque per la giornata di domani. Molti la seguiranno in diretta, seguiteci sui social network di Scientificast e ve la racconteremo.
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Immagine di copertina: immagine artistica di New Horizons in arrivo al sistema plutoniano (immagine NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute)
Per essere precisi, Plutone non è stato declassato a pianeta nano “a causa delle sue piccole dimensioni”, ma per non aver ripulito le vicinanze intorno alla sua orbita da corpi di dimensioni comparabili (dominanza orbitale: https://it.wikipedia.org/wiki/Dominanza_orbitale).
Invece, “la forte similitudine con altri corpi celesti presenti a quella distanza” indica implicitamente proprio il motivo del declassamento (manca la dominanza orbitale).
Grazie per la precisazione. La questione è comunque ancora molto dibattuta ed è molto interessante.