In questi giorni si sono celebrate, come ogni anno ormai da 112 anni, le cerimonie di assegnazione del premio più prestigioso nel campo della fisica, medicina, chimica, letteratura, economia e pace, ovvero il premio Nobel (ahimé, purtroppo neanche quest’anno ce l’ho fatta, sarà per l’anno prossimo!). Come molti sapranno, la fondazione di questo premio trae origine dalla generosità dell’imprenditore e chimico svedese Alfred Nobel, che volle lasciare in eredità il suo ingente patrimonio sotto forma di cospicui premi in denaro.

Ma se esaminiamo la storia di questo nordico filantropo, scopriamo che all’origine di tutto questo c’é anche un pizzico d’Italia, e, per esserne un po’ orgogliosi, possiamo affermare che la fortuna di Nobel deriva tutta dall’ingegno di un nostro connazionale. Infatti, nel 1847, un medico italiano di Casale Monferrato, Ascanio Sobrero, trattando la glicerina con acido nitrico e acido solforico, scoprì una nuova sostanza: la nitroglicerina. Questo avvenne a Parigi, nei laboratori del chimico Théophile Pelouze, dove Ascanio stava lavorando, e dove conobbe il piccolo Alfred. Molte delle sostanze nitro derivate hanno una peculiarità: l’esplosività. Molti esperimenti precedenti avevano causato esplosioni (una delle quali lo  aveva anche ferito), e, come previsto, anche questo nuovo liquido era altamente esplosivo. Ascanio intuì subito il potenziale di questa scoperta, e non voleva che venisse utilizzata per  scopi malvagi. Inoltre, da buon chimico e medico, assaggiò la nuova sostanza (chi non lo farebbe?) guadagnandone un gran mal di testa. Sarà solo nel 1878 che il Dr. Murrell, studiando in dettaglio gli effetti della nitroglicerina, ne scoprirà l’efficacia come farmaco vasodilatatore, proprietà tutt’ora utilizzata in terapia per vari disturbi cardiovascolari.

  

La struttura della nitroglicerina               Ascanio Sobrero (1812- 1888), foto di Wikipedia

Sarà poi l’ingegnoso Alfred Nobel a sfruttare l’uso della sostanza come esplosivo. Il problema, però, era la sua instabilità, che la rendeva particolarmente pericolosa da maneggiare,  cosa che provocò diversi incidenti nelle sue prime fabbriche: le numerose esplosioni causarono la morte di molti collaboratori di Nobel, tra i quali quella di suo fratello Emil, nel 1864. La sua tenacia lo spinse, tuttavia, a continuare in quest’impresa, riuscendo, alla fine, a trovare un metodo per stabilizzare la nitroglicerina. Combinandola con della terra di diatomee (un materiale inerte) lo svedese riuscì a ottenere una pasta abbastanza stabile da essere maneggiata e trasportata, ma altrettanto esplosiva: la dinamite. Brevettando questa invenzione, e numerose altre successive, Alfred diventò estremamente ricco, fondando fabbriche in tutta Europa.

 

                                                      Alfred Nobel (1833-1896), foto di Wikipedia

Negli ultimi anni di vita Alfred fu costretto a curarsi usando la nitroglicerina, che nel frattempo era stata studiata e approvata come farmaco per l’angina. Una strana coincidenza! Nel 1896, ricco ma senza eredi diretti, decise di lasciare in eredità tutto il suo patrimonio alla scienza e alla cultura, probabilmente per un senso di colpa causato da tutte le vittime che le sue fabbriche avevano provocato. I soldi che vengono donati ai vincitori del premio, infatti, provengono dagli interessi del suo patrimonio, motivo per cui ogni anno la cifra cambia (negli ultimi anni si aggira intorno al milione di Euro a premio!). Alfred Nobel morì nella sua villa a Sanremo, in Italia,  paese con il quale ebbe un legame particolare,  per il fatto che diede i natali alla persona che fece la scoperta che gli cambiò la vita e lo rese immortale. Ascanio Sobrero ottenne come riconoscimento della sua scoperta una discreta pensione, un altro atto generoso di Alfred.

 

Fonti

Wikipedia

Nobelprize.org

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