Negli ultimi giorni sono state pubblicate alcune foto spettacolari di quelle che vengono chiamate “Slurpee Waves”: onde marine alte fino a un metro che, in condizioni di temperatura particolarmente rigida e su un fondale relativamente basso, arrivano alla costa parzialmente congelate, come se fossero fatte di granita. Questo fenomeno è stato immortalato sull’isola di Nantucket, a una cinquantina di chilometri da Cape Cod nel Massachussets, dal fotografo e surfista Jonathan Nimerfroh, che ha pubblicato i suoi scatti su Stay Wild Magazine lo scorso 24 febbraio. Il giorno successivo, la costa era ghiacciata fino a circa 2-300 metri dalla riva ed è stato possibile addirittura sciare sul mare.

Non è rarissimo a dire il vero che l’acqua di mare ghiacci, ma il fatto che non siamo molto abituati a vederlo è dovuto a una serie di fattori: l’acqua di mare, contenendo una percentuale di sali disciolti relativamente alta, deve scendere a una temperatura più bassa per congelare (circa -1.4°C) rispetto all’acqua dolce. Le molecole dei sali marini infatti si scindono in ioni che interferiscono con la crescita dei cristalli di ghiaccio. Inoltre, poiché l’oceano contiene un volume stimato di oltre un miliardo di chilometri cubi d’acqua, la sua capacità termica è molto alta, il che significa che è in grado di immagazzinare moltissima energia termica, a cui la superficie dell’acqua ha la possibilità di attingere tramite moti convettivi (cioè correnti macroscopiche che portano l’acqua fredda in profondità e l’acqua più calda in superficie). Essendo quindi rifornita continuamente di energia termica, è difficile che la superficie dell’acqua di mare finisca al di sotto della temperatura di congelamento. Infine, il moto ondoso rende difficile la formazione di strutture cristalline come il ghiaccio.

Tuttavia, in condizioni estreme come quelle registrate a Nantucket nell’ultima settimana di febbraio, in cui le temperature si sono mantenute tra i –15 e i –7°C, il ghiaccio si può formare lungo le coste marine in due modi. Nel primo caso, se la profondità dell’acqua in prossimità della costa è relativamente bassa, la circolazione dei moti convettivi è meno efficace; cominciano quindi a formarsi sottili strati superficiali di ghiaccio che le onde, via via, depositano sulla costa.

CostaGhiacciataMa a Nantucket la maggior parte del ghiaccio proveniva dal largo. Per capire come sia stato possibile, bisogna considerare la particolare persistenza di un fronte freddo che ha portato temperature estremamente rigide – le più rigide degli ultimi 81 anni nel Massachussets. L’oceanografo Carin Ashijan spiega che in queste condizioni di tempo estremo, in cui la superficie marina è battuta dai venti gelidi per un periodo di tempo sufficientemente lungo, il raffreddamento interessa uno strato d’acqua che può raggiungere lo spessore di diversi metri. Quando la parte più superficiale di questo strato scende al di sotto della temperatura di congelamento, il volume d’acqua immediatamente sottostante non può più rifornirla di calore, e quindi la superficie comincia a congelare. Per qualche tempo, il moto ondoso impedisce la formazione di grossi blocchi di ghiaccio, ma a lungo andare le dimensioni di questi blocchi aumentano e possono diventare considerevoli. Un fenomeno analogo ad esempio è quello che dà origine alla banchisa e al pack nelle regioni polari, dove però l’acqua è molto calma e quindi congela più facilmente; solitamente, le onde spezzano il ghiaccio, come succede ad esempio in Alaska. Invece a Nantucket è stato il ghiaccio a vincere sulle onde.

BanquiseIl giorno prima che il mare nei pressi della costa di Nantucket congelasse, esso conteneva un’altissima concentrazione di cristalli di ghiaccio che non si erano ancora compattati, trasportati verso l’isola dai venti e dalle correnti. Concentrazioni tali da rendere la “granita” di acqua e ghiaccio estremamente viscosa, al punto che le onde apparivano come al rallentatore e quasi non emettevano alcun suono, in un’atmosfera surreale. Pescatori e surfisti della zona negano di aver mai visto qualcosa del genere. Qualcuno ha anche provato a cavalcare le onde, ma l’impresa si è rivelata ardua: il ghiaccio è meno denso dell’acqua e, per il principio di Archimede, è più difficile restare a galla su un fluido di minor densità. Inoltre non bisogna sottovalutare la forza con cui uno dei pezzi di ghiaccio può colpire un surfista incauto.

C’è chi grida all’allarme sostenendo che questi fenomeni non sono “normali” e sono un indice di un cambiamento climatico generalizzato che porta all’aumento degli eventi meteorologici estremi (e alcuni, prevedibilmente, arrivano a scomodare l’ingegneria climatica). C’è invece chi sostiene che eventi simili siano perfettamente naturali e facciano parte di un ciclo climatico, per cui si sono già verificati in passato e saranno nuovamente osservati in futuro. Nel dubbio, possiamo lasciarci suggestionare da queste immagini ancora per un po’.