Sono stati moltissimi gli errori che arbitri e guardialinee hanno effettuato nel giudicare fallose azioni che, in realtà, alla moviola, si sono rivelate regolari. Ora che i Mondiali sono alle porte, torna alla mente, ad esempio, la finale dei Mondiali del 2006 tra Italia e Francia nella quale venne annullato un goal di testa di Luca Toni per un fuorigioco che fu poi molto discusso… meno male che, all’epoca, ce la cavammo ai rigori!
In ogni caso, vista la passione che anima molta tifoseria, c’è chi grida subito all'”arbitro venduto”, ma la scienza instilla il beneficio del dubbio grazie a studi che, tra principi di ottica e illusioni di cui può cadere vittima il nostro cervello, spiegano come, talvolta, questi errori possano essere compiuti in completa buona fede.
Son già passati più di 10 anni da quando su Nature uscì uno dei primi lavori a riguardo. Il gruppo di ricercatori, coordinati da Raôul Oudejans, assoldò tre guardalinee professionisti che furono chiamati a giudicare duecento potenziali posizioni di fuorigioco. Gli errori complessivamente effettuati furono quaranta, cioè il 20%. In particolare, gli scienziati classificarono le decisioni sbagliate in due categorie: il flag error, cioè la segnalazione quando la posizione è regolare, e il non-flag error, nel caso opposto.
Per comprendere quali potessero essere i motivi degli errori, furono analizzati i filmati registrati durante la prova e si notò come i guardalinee tendessero a posizionarsi sempre circa un metro oltre l’ultimo difensore, cioè non perfettamente allineati rispetto alla posizione di sospetto fuorigioco. È questo il punto cruciale: infatti, esaminando l’azione da tale angolo visivo, le immagini percepite dagli occhi dei guardalinee sono affette da un errore prospettico. Come si vede dalla figura sottostante, se il difensore (pallino blu) è interposto tra attaccante (triangolo rosso) e guardialinee (bandiera gialla), quest’ultimo crede di vedere una posizione irregolare anche se gli atleti sono in linea (flag error, FE); viceversa, quando l’attaccante si trova tra guardalinee e difensore, all’osservatore i giocatori sembrano essere allineati, e quindi sarà portato a non chiamare il fuorigioco (non-flag error, NFE).
Questa situazione accade sia se l’azione avviene dal lato opposto del campo rispetto dall’arbitro (figura b) sia se avviene dallo stesso lato (figura c).
Ma non finisce qui. Sembra che il nostro cervello abbia un piccolo “bug” che influisce nel falsare la percezione delle posizioni di oggetti in movimento quando si desidera determinarne la posizione nell’esatto istante in cui avviene un altro evento. Tale effetto è chiamato “flash lag effect”. Vi invito a provare su voi stessi la potenza di questa illusione ottica tramite il test che potete effettuare a questo link, credo ne rimarrete stupiti quanto me! Tale illusione porta a stimare la posizione dell’oggetto in movimento più avanti rispetto a quello che effettivamente sia nel momento in cui accade un altro evento (nel nostro caso il passaggio del pallone a un attaccante).
Sembra quindi che gli errori commessi dai guardalinee nella valutazione del fuorigioco non dipendano (non sempre almeno!) dalla loro imperizia o malafede, ma siano spesso inevitabili in quanto causati dai limiti della percezione sensoriale umana.
Chissà se dopo queste scoperte saremmo un po’ più indulgenti nei confronti degli errori arbitrali durante i prossimi Mondiali…
Riferimenti
http://www.nature.com/nature/journal/v404/n6773/abs/404033a0.html
http://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/02640410903518184
http://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/02640410500298065
http://www.brainbugs.org/FlashLagEffect.php

L’articolo inizia male: “Sono stati moltissimi gli errori che arbitri e guardialinee hanno effettuato nel giudicare fallose azioni che, in realtà, alla moviola, si sono rivelate regolari” è non solo falso, ma lesivo della categoria.
Gli Assistenti dell’arbitro – non si chiamano più “guardalinee” da quindici anni! – anno una preparazione atletica e mentale tale che parlare di “moltissimi errori” risulta in un vero e proprio insulto per una categoria che si spende, fin dalle categorie dilettantistiche, per porre ordine in una materia estremamente complessa, con risultati incredibilmente efficaci.
Il fatto che in tv mostrino la valutazione errata, tralasciando le dozzine di valutazioni – e segnalazioni – corrette non dovrebbe giustificare una testata scientifica nel cadere in un errore così grossolano.
Beh, se qualcuno ha stimato un 20% di errori (o un 24% secondo un altro test) direi che possiamo pure dire “moltissimi”. Se ne sbagli uno su 4-5, si tratta di qualche errore per ogni singola partita.
Questo non significa che gli assistenti siano incapaci, ma solo che il loro compito non è per niente semplice, pur essendo molto preparati, e che quindi la scelta è fra tenerci un errore di questo tipo, o cercare di risolverli (più assistenti in posizioni diverse, uso della tecnologia, ecc.).
Nico
Caro Andrea, il mio intento non era affatto quello di ledere la categoria, anzi, se hai letto l’articolo, avrai notato che alla fine tutta la trattazione è volta ad una maggiore comprensione degli errori che possono essere commessi in quanto non dipendenti da impreparazione, ma da un limite fisico umano. Poco dopo l’incipit infatti scrivo “c’è chi grida subito all’”arbitro venduto”, ma la scienza instilla il beneficio del dubbio grazie a studi che, tra principi di ottica e illusioni di cui può cadere vittima il nostro cervello, spiegano come, talvolta, questi errori possano essere compiuti in completa buona fede.” Inoltre poco dopo ancora riprendo i risultati di Nature e specifico che, nel caso dell’esperimento gli errori sono stati il 20%, quindi li ho anche quantificati. Per quello che riguarda la scelta di chiamarli guardialinee posso dirti che nasce solo dall’intento comunicativo… hai ragione che il termine non è più usato nei regolamenti ufficiali della federazione, ma è comunque un termine rimasto nel linguaggio comune e che rende la figura più facilmente identificabile.
Andrea, non è lesivo, né errato. Sbagliamo tanto, tantissimo. Anche quando siamo bravissimi. Perché l’errore fa parte di noi. Se iniziassimo ad accettarlo, sarebbe meglio 😉
Lo scopo dell’articolo non era affatto denigratorio, anzi! Parliamo di una serie di studi scientifici volti a dimostrare che alcuni degli errori che vengono fatti sono dovuti a limitazioni oggettive delle capacità di percezione dell’essere umano, quello che nel mio settore di ricerca chiameremmo “fondo irriducibile”, il più difficile da trattare, perché non può essere elimitato in nessun modo. Per il resto, quello che dice Andrea è vero: molto spesso è più facile accorgersi degli errori che del lavoro ben fatto. Ciononostante, cercare di capire come migliorarsi e dove non sia possibile farlo penso sia importante, nel lavoro di scienziato è frequente sentirsi dire “qua stai sbagliando”, e molto spesso chi ce lo dice ha ragione, per cui continuamente dobbiamo abbandonare la strada che avevamo intrapreso per seguirne un’altra. Nel mondo del calcio, purtroppo, le analisi in tempo reale di ogni azione mettono fatalmente in luce ogni sbavatura degli arbitri (è vero, il termine “guardalinee” è desueto, ma molto più bello di “assistente dell’arbitro”!), creando un clima, in campo e sugli spalti, che spesso spinge verso il nervosismo e ulteriori errori (e irregolarità da parte dei giocatori). In molti sport si utilizzano nuove tecnologie, per aiutare gli arbitri a prendere decisioni inappellabili: nel calcio questo è sempre stato avversato e, personalmente, vedo ottimi motivi sia per il sì che per il no. In ogni caso, il post si chiude con la speranza che, anche se ci saranno degli errori, saremo più comprensivi, nei confronti di chi li fa! Buoni mondiali a tutti!