Immagine di copertiuna: Cognitive bias concept word cloud background – Shutterstock

(Questo post è la traduzione e l’adattamento dell’articolo di George Dvorsky pubblicato su io9, qui riprodotto con il permesso dell’autore.)

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(immagine: wikimedia commons)

Abbiamo bisogno della scienza ora più che mai. Ne siamo sempre più dipendenti, e allo stesso tempo è lo strumento più potente che abbiamo per capire e trasformare il mondo. Eppure non solo per molti è difficile reperire informazioni accurate sul metodo scientifico e sui suoi risultati, ma a rendere le cose ancora più difficili vi è la persistenza di molti luoghi comuni infondati sulla scienza, che portano individui o associazioni a guardarla perfino con sospetto e ad adoperarsi per screditarne il valore.

 

Il problema è che molti degli argomenti utilizzati per contestare o disconoscere le scoperte scientifiche (o anche lo stesso metodo scientifico) sono pieni zeppi di fallacie logiche, cioè errori nel ragionamento logico-deduttivo.

Qui di seguito vediamo otto fra i più comuni errori che alimentano le tesi antiscientifiche.

 

 

[blogoma_title type=”h4″ ]FALSA EQUIVALENZA[/blogoma_title]

 

Nessuno mette in dubbio che sia importante tenere conto di punti di vista diversi quando si discute un argomento. Ma questo non significa che ogni singola prospettiva su un tema controverso meriti la stessa considerazione o che vi si debba dedicare lo stesso tempo di ascolto. Questo errore è conosciuto col nome di falsa equivalenza: si attesta una pari dignità logica tra due o più opinioni divergenti, quando tale parità non sussiste.

È un errore in cui si incorre spesso quando giornalisti e opinionisti provano ad offrire un dibattito “alla pari” tra un punto di vista scientifico ed uno negazionista (come nel caso del celebre dibattito tra Bill Nye e Ken Ham su evoluzionismo e creazionismo). Molto spesso la parte avversaria non dispone di vere prove, o presenta prove insufficienti o di dubbio valore. Il punto è proprio che non sempre le due parti di un dibattito sono in grado di offrire un uguale contributo in termini di qualità e di prove a supporto delle loro teorie; ma lo spettatore medio può avere difficoltà a rendersene conto.

 

Il dibattito tra Bill Nye e Ken Ham su evoluzionismo e creazionismo. (Immagine: Pixgood)

Il dibattito tra Bill Nye e Ken Ham su evoluzionismo e creazionismo. (Immagine: Pixgood)

 

Il blog “The Skeptical Raptor” spiega bene questo punto:

 

Si guardi una discussione sul cambiamento climatico antropogenico (cioè causato dall’uomo) trasmessa da uno qualsiasi fra i principali organi di informazione. Vi verranno mostrati uno scienziato che, parlando da uno schermo, cerca di esporre dati in modo ponderato. Tipicamente è una persona che non si trova a suo agio con i “dibattiti” pubblici, e dovrà confrontarsi con un avversario fotogenico, magari uno scienziato (in un ambito però completamente diverso dalla climatologia), che si serve di deduzioni logiche fallaci e manipola i dati con disinvoltura per sostenere le sue conclusioni. È così che lo spettatore si convince che gli scienziati sono divisi a metà tra chi afferma e chi nega il cambiamento climatico antropogenico. Tuttavia, le vere cifre parlano di 97 scienziati su 100 che sostengono il cambiamento climatico antropogenico e solo 2-3 che lo contestano, almeno secondo una rivista scientifica seria e autorevole come i Proceedings of the National Academy of Science.

I negazionisti/scettici della scienza, sempre secondo The Skeptical Raptor, tentano di creare la falsa equivalenza con vari metodi, tra cui la pretesa di considerare la scienza una democrazia (cosa che non è), gli appelli alle autorità, le teorie del complotto e la creazione di controversie inesistenti.

 

 

[blogoma_title type=”h4″ ]APPELLO ALLA NATURA E LA FALLACIA NATURALISTICA[/blogoma_title]

 

Poche cose hanno compromesso il lavoro degli scienziati come l’appello alla natura e la fallacia naturalistica. Il primo è la convinzione che ciò che è naturale sia anche “buono” e “giusto”, la seconda consiste nel far derivare “ciò che deve essere” da “ciò che è”. Entrambi sono stati usati per dichiarare che il progresso della scienza e della tecnologia rappresentano una minaccia all’ordine naturale delle cose. Si elogia tutto ciò che è naturale come sano, e al contempo si condanna tutto ciò che è non naturale come nocivo e sgradevole.

 

(Immagine: Pixabay)

(Immagine: Pixabay)

 

Alla radice di questa convinzione vi è la supposizione infondata che le conquiste scientifiche e tecnologiche dell’umanità si collochino in qualche modo al di fuori della natura, e che le nostre attività nell’Universo operino per la distruzione del flusso o equilibrio naturale delle cose. Questa tesi è stata motivo di tensione e ha contribuito alla formulazione di espliciti divieti, alcuni dei quali riguardano la ricerca biologica di base e la genomica, mentre allo stesso tempo ha contribuito allo sviluppo di idee pseudoscientifiche come il Darwinismo sociale.

 

Il filosofo George E. Moore stabilì in modo inoppugnabile che è un errore cercare di definire il concetto di “buono” in termini di una qualche proprietà naturale. David Hume sottolineò come la fallacia naturalistica implichi un salto logico inutile dall’essere al dover essere. Inoltre, è sbagliato cercare di porre delle distanze tra l’umanità, con le sue attività, e gli altri aspetti dell’Universo. Dopotutto, noi lavoriamo nell’Universo seguendo le sue leggi, mai in violazione di esse; ciò che facciamo, ciò che produciamo al suo interno è naturale proprio come tutto il resto.

 

 

[blogoma_title type=”h4″ ]SELEZIONE OSSERVATIVA[/blogoma_title]

 

Molti critici della scienza, chi deliberatamente, chi meno, selezionano e condividono solo le informazioni che servono a confutare alcune specifiche dichiarazioni scientifiche, ignorando allo stesso tempo altre informazioni che invece supporterebbero delle ipotesi più credibili.

 

(Immagine: Flickr)

(Immagine: Flickr)

 

Ad esempio: “Mia nonna fumava e mangiava schifezze, eppure è campata fino a cent’anni e non si è mai ammalata” (frase che peraltro include un’altra fallacia, quella delle statistiche sui piccoli numeri). Oppure, far notare le circostanze favorevoli ignorando o minimizzando quelle sfavorevoli (o viceversa), ad esempio pubblicizzando i vincitori al casinò senza far parola di tutti coloro che perdono; o dichiarando che il crimine dilaga dopo aver visto il TG della sera, mentre le statistiche sui crimini al contrario mostrano un trend in decrescita (e qualcosa di simile si può affermare sulla probabilità individuale di cadere vittima di un attacco terroristico).

 

 

[blogoma_title type=”h4″ ]APPELLO ALLA FEDE[/blogoma_title]

[blogoma_blockquote ]Non mi interessano le prove, io ho fede in ciò in cui credo e quindi so che è vero.

Discutere su Dio è inutile perché Dio è al di là delle ragioni e degli argomenti della scienza.

Mi rifiuto di credere a questa idea disfattista del riscaldamento globale, Dio non permetterebbe mai che ci capitasse qualcosa del genere.[/blogoma_blockquote]

 

Vi ricorda qualcosa? Questi ritornelli vengono riproposti in continuazione da chi ha deciso di appellarsi alla propria fede nel sostenere una discussione. In questa fallacia, le convinzioni religiose si fondono con la ragione e le dimostrazioni. Di fatto la scelta di credere in qualcosa non può fungere da sostituto della scienza, anche se molti di coloro che la compiono credono di agire razionalmente.

 

(Immagine: Times Higher Education)

(Immagine: Times Higher Education)

 

Come fece notare il filosofo George M. Felis, appellarsi alla fede è non solo un errore logico, ma anche un fallimento morale:

 

Il motivo per cui la faccenda è così importante non risiede semplicemente nel fatto che le persone che abbracciano la fede possano sviluppare convinzioni scorrette. La ragione non funge solo da ente regolatore nel senso minimo, secondo cui ci sono confini entro i quali deve operare o altrimenti non è più ragione. Esiste anche una componente etica della ragione, perché le proprie convinzioni sono intimamente collegate alle proprie azioni. Alcune delle proprie credenze sono esse stesse regolatrici: credenze su ciò che è giusto o sbagliato, sul perché, sul valore della vita, per quali persone e in quali modi (si vedano i dibattiti sull’eutanasia e sull’aborto). E le convinzioni fattuali sono altrettanto importanti, dato che il modo in cui comprendiamo il mondo in cui agiamo influenza le nostre azioni allo stesso modo dei nostri valori e dei nostri scopi. Se qualcuno rinuncia alla ragione in virtù del proprio credo, rinuncia all’unico accesso alla verità di cui disponiamo. Gli umani non hanno nessuna capacità percettiva che consenta loro di discernere la verità immediatamente, allo stesso modo in cui discerniamo colori e forme (se l’illuminazione è adeguata e se la nostra vista è in buono stato). Il massimo a cui possiamo arrivare è la giustificazione delle nostre convinzioni. La fede non è una giustificazione, è la sospensione di ogni valido criterio per una giustificazione. La fede dichiara che alcune credenze, quelle più importanti, che si trovano al centro della mia visione del mondo e che influenzano il modo in cui vedo molte altre cose, non hanno bisogno di alcuna giustificazione.

 

[blogoma_title type=”h4″ ]IL DIO DEI VUOTI[/blogoma_title]

 

La scienza non ha tutte le risposte, né pretende di averle. Non sappiamo ancora come funziona la coscienza, non sappiamo cosa ha scatenato il Big Bang, e ci sono ancora lacune nella nostra comprensione di come alcuni tratti somatici emergano tramite la selezione naturale. Questo non implica che si tratti di problemi insolubili; è anzi piuttosto probabile che un giorno li risolveremo. Nel frattempo, è importante raccogliere osservazioni, fare delle ipotesi e supporre che valga il paradigma naturalistico (ovvero che ogni fenomeno possa essere spiegato senza dover invocare le azioni di una forza divina).

 

(Immagine: Wikimedia Commons)

(Immagine: Wikimedia Commons)

 

Purtroppo tuttavia, vi è una tendenza, tra coloro che intendono screditare la scienza, a colmare i vuoti nella comprensione con spiegazioni metafisiche o soprannaturali. Ad esempio, spesso i creazionisti sostengono che la selezione naturale non può spiegare in modo adeguato la diversità, la “irriducibile” complessità e l’apparente progettualità della vita sulla Terra. In modo simile, si tende ad affibbiare spiegazioni soprannaturali a fenomeni neurologici come le esperienze ai confini della morte, o agli episodi allucinatori come la percezione di una presenza esterna, quando spiegazioni più semplici non solo esistono, ma sono più probabili e plausibili.

Come scrisse il matematico Charles A. Coulson nel 1955, “Non esiste un ‘Dio dei vuoti’ che prenda il sopravvento in quei punti strategici dove la scienza non riesce ad arrivare; e la ragione è che i vuoti di questo tipo hanno la tendenza inevitabile a restringersi” e aggiunse anche “O Dio è la Natura intera, senza vuoti, o non esiste affatto”.

 

 

[blogoma_title type=”h4″ ]APPELLO ALLE CONSEGUENZE[/blogoma_title]

 

Fare appello alle conseguenze può essere considerato una specie di principio cautelativo, una diffida a intraprendere attività o sforzi scientifici che rischino di provocare danno (o conseguenze indesiderabili) per la salute umana o per l’ambiente, in considerazione di una imprevedibile serie di eventi a cascata (concetto legato a un’altra fallacia logica, detta “argomentazione a catena”). Tuttavia, in molti casi, i gruppi antiscientifici finiscono per contestare una particolare linea di indagine scientifica farcendo le loro argomentazioni di presunte conseguenze filosofiche o morali, concludendo che una premessa debba essere errata sulla base di presunte conseguenze sgradevoli, e viceversa.

 

A lungo si è temuto che i progressi nella fisica nucleare potessero creare i presupposti per una guerra atomica. (Immagine: Wikimedia Commons)

A lungo si è temuto che i progressi nella fisica nucleare potessero creare i presupposti per una guerra atomica. (Immagine: Wikimedia Commons)

 

Ad esempio, esiste la paura che l’evoluzionismo condurrà al genocidio, o che porterà a ritenere che gli umani non siano che un altro animale nella foresta (cioè alla negazione dell’eccezionalismo). Un’altra preoccupazione comune è che l’ateismo/materialismo ci condurrà a una vita immorale e priva di scopo.

Un altro buon esempio viene da Neo in Matrix. Quando gli viene chiesto se crede nel destino, Neo risponde di no; ma quando gli viene chiesto perché, risponde “Perché non mi piace l’idea di non poter gestire la mia vita”. In questo esempio, Neo non si rifà all’evidenza, ma alla sensazione sgradevole associata al credere nel destino.

Chiaramente, alcune strade dell’indagine scientifica sono più pericolose di altre.

Il recente dibattito sugli esperimenti “gain-of-function” (quelli cioè che coinvolgono la creazione e manipolazione genetica di nuovi patogeni particolarmente aggressivi, NdT) è un ottimo esempio. Ma non sono gli scienziati o il metodo scientifico da mettere sotto processo, quanto piuttosto il modo in cui ci adattiamo alle scoperte recenti.

 

 

[blogoma_title type=”h4″ ]SOSPENSIONE DEL CONSENSO[/blogoma_title]

[blogoma_blockquote ]È solo una teoria.[/blogoma_blockquote]

No, talvolta non è solo una teoria. Certo, i principi scientifici come la selezione naturale e la relatività generale sono teorie, ma arriva il momento in cui le spiegazioni o i modelli diventano talmente istruttivi e utili da poter essere elevati al livello di assiomi, cioè di dichiarazioni o proposizioni assodate, accettate e di indubbia validità, al punto che dovremmo evitare di sospendere il consenso, perché sarebbe irragionevole.

 

I fringuelli delle Galapagos. Le differenze tra i loro becchi sottolineano il fenomeno della cosiddetta radiazione adattiva, la diversificazione di nuove specie a partire da un progenitore comune. (Immagine: Wikimedia Commons)

I fringuelli delle Galapagos. Le differenze tra i loro becchi sottolineano il fenomeno della cosiddetta radiazione adattiva, la diversificazione di nuove specie a partire da un progenitore comune. (Immagine: Wikimedia Commons)

 

Questo non significa abbandonare lo scetticismo, o smettere di provare a perfezionare questi assiomi. Ma è importante dare il giusto riconoscimento alle “teorie” utili quando le incontriamo, piuttosto che screditarle quando non ve ne è reale motivo.

 

[blogoma_title type=”h4″ ]SOSTITUIRSI A DIO[/blogoma_title]

 

Pensate a questo come al corollario religioso della fallacia naturalistica. Nonostante non si tratti formalmente di una fallacia logica, è un errore nel modo di pensare: l’idea che l’uomo non dovrebbe calpestare ciò che è tradizionalmente considerato il dominio di Dio, e che facendolo si dimostri arrogante, irriverente e sconsiderato.

 

(Immagine: Amazon)

(Immagine: Amazon)

 

Si teme di intraprendere attività che stanno al di là della nostra comprensione e del nostro controllo, rischiando di creare danni irreparabili e, magari, di scatenare pure la collera divina. Il soggetto di tali controversie sono solitamente questioni come il controllo delle nascite, l’aborto, l’eutanasia volontaria, l’ingegneria genetica e il prelievo di cellule staminali embrionali. In futuro potrebbero essere coinvolte anche la ricerca sull’estensione radicale della vita e la geoingegneria.

Ma una domanda che è stata spesso posta è: se non giochiamo noi a fare Dio, chi altri può? Questo è il lascito fondamentale dell’Illuminismo europeo e dell’Umanesimo secolare. Partendo dal presupposto che Dio non esista (o che quanto meno non intervenga nelle nostre questioni), ad emergere fu l’opinione diffusa secondo cui l’umanità ha l’obbligo morale di prendere l’iniziativa quando si tratta di capire realmente il mondo e renderlo un posto migliore. E le migliori possibilità ci sono date dalla ragione e dal metodo scientifico, piuttosto che dall’attesa indolente di una forza soprannaturale che non sembra esistere o curarsi minimamente di noi.

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