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Embrione di pollo. (foto di Brian Smith)

 

Sappiamo tutti che per assegnare il genere ad  un essere vivente (o almeno a gran parte degli esseri viventi) il più delle volte è sufficiente controllare se l’esemplare che abbiamo sotto mano possieda o meno un pene. Ma come succede di avere un pene? Dal punto di vista genetico l’assegnazione del genere avviene su base cromosomica ma a livello di sviluppo c’è un preciso percorso biologico che porta alla formazione di questo organo. E da qualche giorno sappiamo anche com’è che succede.

Accade spesso che due gruppi di ricercatori lavorino con lo stesso scopo e, di nuovo spesso, accade che i due gruppi arrivino ad una scoperta più o meno nello stesso momento. Così è stato anche per la scoperta dell’origine anatomica del pene, che oltre ad essere curiosa (e capitare a puntino in questo periodo in cui ad alcuni organi sessuali secondari è stato assegnato un ruolo nella divulgazione della scienza in Italia) ha anche un’enorme importanza per capire e risolvere i numerosi casi di malformazioni genitali di cui soffrono milioni di persone.

Nel primo studio è stata tracciata la formazione del pene in embrioni di topo, lucertola, pollo e serpente e da questa osservazione si è capito che nei rettili le cellule che formeranno il pene originano da quei tessuti che andranno (o non andranno nel caso dei serpenti) a costituire le zampe posteriori, nel topo, invece, sono le cellule destinate ad essere la coda che sono responsabili dello stesso processo. Il pollo sta a metà: un po’ di cellule delle future zampe posteriori e un po’ di quelle della futura coda. Quello che però hanno tutti in comune è il coinvolgimento della cloaca, cioè la camera dalla quale si formeranno l’intestino, l’apparato riproduttore e l’apparato urinario. La cloaca, infatti, è responsabile dei “segnali” per la formazione del pene e si trova più vicina agli arti posteriori nei rettili e più vicino alla coda nei mammiferi. Trapiantare un pezzo di tessuto della cloaca in un altro posto a caso nell’embrione risulta nella crescita di un pene dove non avrebbe dovuto crescere.

Nel secondo studio c’è un’altra scoperta importante: le cellule che andranno a formare il pene non sono per forza contigue per tutto lo sviluppo ma, anzi, provengono da due lati opposti dell’embrione: ad un certo punto l’embrione ha la forma di un foglio piatto e poi si “arrotola”. Quando i due lati opposti del foglietto si congiungono formano una gemma che andrà a formare un pene. O due peni come nel caso dei serpenti.

Fino ad ora non sapevamo quali fossero le istruzioni per avere un pene, ora che ce le abbiamo attendiamo con impazienza quelle per capire che possederne uno non dia diritto a uno stipendio più alto.

 

Patrick Tschopp, Emma Sherratt, Thomas J. Sanger, Anna C. Groner, Ariel C. Aspiras, Jimmy K. Hu, Olivier Pourquié, Jérôme Gros      & Clifford J Tabin A relative shift in cloacal location repositions external genitalia in amniote evolution Nature (2014) doi:10.1038/Published online 05 November 2014

Ana M. Herrera & Martin J. Cohn Embryonic origin and compartmental organization of the external genitalia Scientific Reports 4, Article number: 6896 doi:10.1038/srep06896

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