Ho appena finito di vedere Narcos, e ora sono in astinenza. Tralasciando i giochi di parole, Narcos, per i pochi che non ne hanno sentito parlare, è una serie di Netflix che racconta la vita di Pablo Escobar, il più famoso narcotrafficante colombiano, che ha costruito il suo impero esportando cocaina negli Stati Uniti. Ma oltre alla storia può essere interessante approfondire quali sono, scientificamente, le caratteristiche della droga in oggetto.

La cocaina è un alcaloide derivato dalle foglie della pianta della coca (Erythroxylum coca), un arbusto che cresce soprattutto in Sud America, in cui la pianta trova il clima ideale per un’elevata produzione dell’alcaloide. Le foglie vengono raccolte, essiccate e sottoposte a un processo di estrazione a base di cherosene o altri solventi organici. Da qui, attraverso diversi passaggi, si ottiene la pasta di coca che viene poi successivamente purificata e trasformata nella nota polvere bianca. Generalmente per ottenere 1 kg di cocaina sono necessarie tra i 100 e i 150 kg di foglie secche.

La cocaina è uno stimolante in grado di causare effetti lievi se l’assunzione è limitata alla masticazione delle foglie, come avviene in molte popolazioni indigene del Sud America, ma anche effetti ben più gravi: la consumazione occidentale di cocaina è infatti legata all’assunzione intranasale della polvere, ciò permette al principio attivo di arrivare molto più rapidamente al cervello e in maggiore quantità, rispetto alla masticazione delle foglie, e di avere effetti molto più drastici a livello nervoso. Tali effetti sono anche legati alla maggiore concentrazione di alcaloide nella polvere rispetto alle foglie.   

Il meccanismo d’azione della cocaina è legato all’inibizione della ricaptazione della dopamina: i neuroni comunicano gli uni con gli altri a livello sinaptico, dove lo stimolo elettrico che corre lungo gli assoni, ovvero la parte dei neuroni che trasmette l’informazione, causa il rilascio di un neurotrasmettitore che attiva i dendriti, ovvero la parte dei neuroni che riceve l’informazione, del secondo neurone che a sua volta trasferirà l’informazione e medierà l’effetto finale. Nell’efficienza del sistema è importante che il neurotrasmettitore resti a livello sinaptico per poco tempo. La cocaina agisce sulla ricaptazione della dopamina, che non viene riassorbita e rimane a livello sinaptico con conseguenti effetti a breve termine come l’euforia, l’assenza di fame sete e sonno, distorsione cognitiva ed effetti psicotropi che ne causano l’utilizzo ricreativo. A lungo termine subentra, però, l’induzione di dipendenza legata al fatto che le sinapsi si “abituano” ad avere grosse quantità di dopamina, e il soggetto in crisi di astinenza sperimenta crisi depressive, insonnia e paranoia.

Inoltre, con l’assunzione cronica, compaiono effetti anche a livello del sistema circolatorio, come per esempio l’aumento dell’aggregazione piastrinica in presenza della droga nel sangue, con conseguente aumento di rischi di trombosi e infarti, o effetti opposti, come per esempio sanguinamento a livello nasale nelle fasi di astinenza.

Nonostante questi effetti siano ben noti da tempo, il consumo di cocaina nel mondo è costante, e il traffico illecito è secondo solamente a quello della cannabis. In Europa si stima che 2.5 milioni di persone tra i 15 e i 34 anni abbiano fatto uso di cocaina nell’ultimo anno. La serie Narcos, oltre a fornirci lo spunto per questo approfondimento scientifico, ci ricorda che gli effetti nocivi della cocaina non sono solo sulla salute del consumatore, ma anche sulle popolazioni e sulle economie dei paesi al centro del narcotraffico.

Per approfondimenti sul meccanismo d’azione della cocaina: https://www.youtube.com/watch?v=VitFvNvRIIY


Immagine di copertina: Kaspars Grinvalds

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