423px-Europarl_logo.svgIn occasione delle varie tornate elettorali, da un paio d’anni a questa parte il sito http://www.dibattitoscienza.it, uno dei partner con cui più volentieri abbiamo collaborato e collaboriamo, propone alcune domande ai candidati o ai partiti, con l’idea di avere delle risposte “ufficiali” da presentare al pubblico: in linea di principio, sulla base di queste domande e delle risposte dei vari soggetti politici, l’elettorato dovrebbe potersi fare un’idea della visione di certi temi, che non di rado sfociano dalla scienza all’etica o all’ecologia, dei candidati che andrà a votare. Naturalmente nessuno pensa che questo argomento così parziale debba guidare le scelte dei cittadini nell’urna, ma secondo noi dovrebbe essere “uno degli ingredienti” che dovrebbe portarci a fare una scelta di voto meditata e basata su risposte affidabili a domande concrete.

Chiamateci utopisti, ma noi scienziati vorremmo credere in un mondo in cui le persone fanno delle domande ai politici, i politici danno delle risposte sincere, i cittadini votano chi dà loro le risposte più consone al proprio modo di sentire e, infine, i politici eletti agiscono secondo ciò che avevano proposto in campagna elettorale. La situazione reale potrà essere lontana o lontanissima da quella che ho appena tratteggiato, ma da qualche parte bisogna ben cominciare. I ragazzi di Dibattito Scienza ci provano, sulla falsariga degli americani di Science Debate, che dal 2008 danno il loro contributo alla discussione politica sia per le elezioni presidenziali che per il Congresso degli Stati Uniti. Nel 2012, ad esempio, Obama e Romney vennero chiamati a rispondere su 14 temi, dalla ricerca ai cambiamenti climatici, dall’educazione alla sanità, dall’energia allo spazio. Come nelle edizioni precedenti, risposero con precisione e puntualità.

In Italia la situazione è un po’ meno rosea. DibattitoScienza esiste dalle elezioni politiche del 2013, quando propose 10 domande ai candidati premier. Un mese fa ha ridotto il numero a 5 domende, che riguardano OGM, trasporti su gomma e inquinamento, energie rinnovabili e gas serra, sperimentazione animale e vaccini. Tutti temi molto caldi non solo nella comunità scientifica, ma anche per il grande pubblico, almeno a giudicare dalla frequenza con cui vengono trattati in TV o sui social network. Ora, si può obiettare che DibattitoScienza non sia un “grande interlocutore”, per i partiti, però va considerato che le domande (e le risposte), oltre che su un gran numero di blog, vengono pubblicate su Le Scienze, che resta uno dei periodici italiano di divulgazione scientifica più conosciuti e diffusi, per cui riteniamo che i vari servizi stampa dei partiti avrebbero dovuto fare lo sforzo di leggere queste domande e dare una risposta, anche parziale, anche poco articolata, ma darla.

Nel 2013 all’appello di DibattitoScienza risposero Bersani per il Partito Democratico, Giannino per Fare-Fermare il Declino e Ingroia per Rivoluzione Civile. Oggi vediamo le risposte di Partito Democratico, Fare-Fermare il Declino e Verdi; peraltro i Verdi saltano l’ultima domanda, quella sui vaccini, di cui tanto si discute su giornali e social network. A pensar male si fa peccato, ma, come diceva Andreotti, spesso ci si azzecca, quindi il sospetto che non si voglia affrontare questo tema “spinoso” (nemmeno nel modo ondivago in cui ha risposto il PD) rimane concreto. Non credo sia mio compito commentare nel dettaglio tutte le risposte, ma vorrei sottolineare ancora una volta che nessun altro ha voluto spendere un’ora o due di uno dei suoi addetti stampa, di uno dei suoi esperti di scienza e ricerca (e spero che tutti i partiti ne abbiano più di uno), per rispondere a queste domande.

Dalle risposte, purtroppo, vien fuori qualche piccola ombra: dalla confusa visione della politica energetica europea da parte del PD, alla visione un po’ estremista dei Verdi sulla sperimentazione animale, alla difficile interpretazione delle parole di Fare sugli OGM. Ciononostante, nel complesso, lo sforzo di mettere nero su bianco una risposta che, anche se non vincolante per gli eletti, è rappresentativa della posizione dei vari partiti, è molto positivo. Nella peggiore delle ipotesi, quella che può venire dal più prevenuto contestatore della classe politica, per rispondere, qualcuno ha dovuto studiare e qualcosa ha imparato. Ciò che dispiace è che abbiano risposto partiti che, stando agli ultimi sondaggi pubblicati, raccoglieranno qualcosa tra il 35% e il 40% dei voti: i partiti che rappresentano il resto degli italiani, quasi due terzi, hanno preferito non rispondere a queste 5 facili questioni.

Forse, come cittadini, dovremmo pretendere risposte non solo a queste domande, ma anche a molte altre, espresse da altre associazioni di cittadini, su economia, istruzione, armamenti, politiche sociali… Gli argomenti sui quali i partiti dovrebbero dare risposte agli elettori sono molti, però, forse, ad oggi rende di più colpire l’immaginario che convincere il cervello.

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