In questo momento, la NASA sta annunciando una scoperta storica, un pianeta estremamente simile alla Terra in orbita intorno ad una stella estremamente simile al Sole. Intorno alla stella Kepler-452, infatti, è stato osservato un pianeta poco più grande della Terra, ad una distanza del 5% maggiore rispetto a quella tra il nostro pianeta e il Sole e di età simile al nostro sistema solare. Kepler-452 è della classe spettrale G2, come il Sole, per cui è ragionevole pensare che la temperatura del pianeta sia simile a quella della Terra. La dimensione del pianeta, che ha rivecuto il nome Kepler-452b, inoltre, è tale da far supporre che si tratti di un pianeta roccioso, come il nostro. Questa combinazione può portare alla presenza di acqua liquida sulla superficie del pianeta e possibile presenza di forme di vita, per quello che sappiamo della nascita della vita sulla Terra.
 
Sei anni fa, la NASA ha lanciato un particolare “telescopio” spaziale, chiamato Kepler. È molto meno famoso di Hubble, non ci manda le meravigliose fotografie di questo, ma ha un compito molto delicato, per certi versi unico: cercare pianeti extrasolari. Oggi sappiamo che ne esistono molti, ma, fino al 1992, non ne conoscevamo nemmeno uno. Nel giro di poco più di due decenni siamo passati dal dubbio che il nostro fosse il solo sistema planetario dell’Universo, alla consapevolezza che intorno a noi ce ne sono altre decine, centinaia, forse addirittura miliardi. Oltre 1900 esopianeti sono stati osservati e diverse migliaia di candidati sono tutt’ora sotto studio: in questo campo, Kepler ha fatto la parte del leone, essendo il responsabile della maggior parte dei candidati ancora da confermare.

Kepler basa il suo funzionamento sulla misura della quantità di luce proveniente da una stella: a discapito di immagini nitide e suggestive come quelle di Hubble, Kepler produce sui suoi sensori di luce delle immagini leggermente sfocate, ma con cui è in grado di misurare variazioni di luce dell’ordine di poche decine di parti per milione. Il transito di un pianeta delle dimensioni della Terra di fronte ad una stella delle dimensioni del Sole, visto da alcuni anni luce di distanza, sarebbe identificabile come una diminuzione di luminosità della stella di poco meno di 100 parti per milione e della durata di circa 13 ore. Questo sembra molto poco, ma è sufficiente a indicare possibili pianeti extrasolari.
 
Dal 2013 Kepler ha smesso di funzionare al meglio delle sue capacità, ma i dati che ha raccolto nei primi quattro anni di attività sono ancora in parte da analizzare e tutt’ora ci portano un sacco di novità. Quella annunciata oggi dalla NASA, però, è diversa da quello a cui eravamo abituati. Il principale obiettivo di Kepler non era semplicemente di guardare e catalogare mondi intorno a stelle lontane, ma in particolare cercare pianeti simili alla Terra e nella “zona abitabile”, ovvero ad una distanza tale da permettere la presenza di acqua liquida sulla superficie del pianeta. Fino ad ora, aveva già identificato una decina di questi pianeti, ma mai nessuno così simile al nostro.
 

Immagine artistica che confronta la Terra con il nuovo pianeta (NASA)

Immagine artistica che confronta la Terra con il nuovo pianeta (NASA)


 
Kepler-452b è piuttosto lontano, 1400 anni luce, ma è, finalmente, un candidato perfetto per ospitare forme di vita “simili” a quelle che vediamo sulla Terra. Venticinque anni fa non sapevamo se esistevano altri sistemi planetari oltre il nostro, poi abbiamo iniziato a conoscere e studiare un sacco di pianeti orbitanti intorno a stelle anche molto diverse tra loro. Da oggi siamo un po’ più vicini alla certezza di non essere soli, in questo Universo.