C’è amore nello spazio? Il chitarrista Joe Satriani si pone questa domanda nel 2004 e la mette a titolo del suo decimo album in studio.

Ci sono altri mondi nello spazio? Il filosofo Giordano Bruno si pone questa domanda nel 1600 e gli vale un rogo coi fiocchi!

Sperando che nessuno voglia mettere a rogo Joe Striani oggi dovremmo essere tutti ben convinti che altri pianeti oltre a quelli che ci insegnano a scuola ci sono e, con buona probabilità, la Terra non è l’unico pianeta abitabile.

Per gli scienziati il concetto di abitabilità è strettamente legato alla possibilità di ritrovare, in determinate condizioni atmosferiche ed ambientali, la presenza di alcune molecole [acqua (H2O), anidride carbonica (CO2) e ozono (O3)] fondamentali per lo sviluppo della vita.

La missione spaziale Kepler, mandata in orbita dalla NASA nel 2009, si occupa di cercare proprio quei pianeti della nostra galassia che hanno dimensioni simili a quelle della Terra e si trovano ad una distanza dal loro sole tale da rendere possibile lo sviluppo di forme di vita, seppure elementari.

Tra i vari metodi utilizzati per rilevare i pianeti extrasolari (anche detti exoplanets) c’è il metodo dei transiti. Questa tecnica, utilizzata anche da Kepler, osserva le stelle lontane in cerca di… ombre! Se viene rilevata una variazione della curva di luce di una stella (cioè una diminuzione della sua luminosità), vuol dire che qualcosa la sta eclissando. E se questo fenomeno si ripete periodicamente, allora siamo certi che la stella presenta uno o più corpi orbitanti. E les jeux sont faits!

Il telescopio a bordo di Kepler ha già catalogato decine di migliaia di pianeti e da qualche tempo gli astronomi hanno concentrato le loro indagini su alcuni oggetti celesti orbitanti attorno alla stella Kepler-62, nella costellazione della Lira, a soli 12000 anni luce da noi.

Il 18 aprile 2013 è stato pubblicato su Science un articolo in cui si definisce un vero e proprio sistema planetario intorno alla stella in questione. Questo sistema è composto da 5 pianeti (individuati tutti con il nome della stella più le lettere dalla b alla f) di raggio compreso tra 0.54 e 1.95 raggi terrestri (il raggio terrestre è circa 6000km). Ovvero con un raggio variabile dai 3240km agli 11700km.

Una delle differenze tra gli oggetti che compongono il nostro sistema planetario e gli exoplanets risiede sostanzialmente nella massa. Essi risultano essere notevolmente più “pesanti”. Basti pensare che il pianeta Kepler-62c ha una massa 4 volte quella della Terra, mentre Kepler-62e circa 36!

Secondo i calcoli e le previsioni degli autori, questi pianeti sarebbero disposti, rispetto alla loro stella, a distanze simili a quelle dei nostri pianeti. In particolare Kepler-62e e Kepler-62f sono i due pianeti più piccoli ad essere presenti nella zona di abitabilità (HZ), definita come la zona analoga a quella fascia che, nel nostro sistema solare, comprende le orbite di Terra, Marte e Venere.

Altra particolarità dei pianeti e ed f è che essi sembrano composti sostanzialmente da materia condensata e potrebbero quindi presentare materia di tipo roccioso o anche acqua (molta della quale allo stato solido a causa delle alte pressioni).

In conclusione, “non sappiamo se Kepler-62e e Kepler-62f abbiano una composizione rocciosa, un’atmosfera o acqua. Almeno finché non troviamo uno spettro utile delle loro atmosfere non possiamo determinare se essi siano o meno abitabili.”

Magari alla fine non troveremo strani omini verdi, né tanto meno sapremo se sono in grado di amare.

Ma diamo pure ragione a Satriani e diciamo che l’amore per la ricerca scientifica, almeno quello si che è arrivato nello spazio!

 

 

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