global_dengue_lgIl Dengue è una febbre tropicale causata da un virus di cui ad oggi non esiste un vaccino. Tale virus è trasmesso da una zanzara, la Aedes aegypti che comunemente vive in aree urbane della zona tropicale del pianeta. Il ciclo di trasmissione comincia quando una zanzara punge una persona infetta da Dengue. Qui il virus passa dall’uomo alla zanzara e risiede nel suo stomaco per i successivi giorni (fino a 12), in questo periodo la zanzara può trasmetterlo pungendo altre persone, infettandole e ricominciando il ciclo a sua volta.

La febbre è presente in oltre 100 Paesi al mondo e si stima che oltre 2,5 miliardi di persone siano potenzialmente esposte. Ogni anno avvengono circa 390 milioni di infezioni, delle quali circa 500.000 sviluppa la forma acuta, provocando emorragie diffuse molte delle quali con esito letale.

Il Brasile ha con la più alta incidenza di Dengue e rappresenta un caso di emergenza sanitaria per il Paese sudamericano.

Il progetto “Eliminate Dengue” nasce da una collaborazione internazionale per combattere questa malattia e vede il contributo di diversi Paesi, quali Australia, Brasile, Vietnam, Cina, Colombia e Indonesia. L’approccio utilizzato è alquanto originale: prevede, infatti, l’utilizzo di un batterio presente nel 60% degli insetti del pianeta, il Wolbachia. Questi ha la capacità di bloccare il virus Dengue all’interno della zanzara, impedendo di fatto la trasmissione all’uomo. E’ stato infatti dimostrato che la presenza contemporanea del Dengue e del Wolbachia nella zanzara è da relazionarsi al blocco del virus.

Ci si aspetta dunque che, liberando nell’ambiente delle zanzare Aedes aegypti (portatrici del batterio), queste si diffondano in maniera tale da ridurre la popolazione di zanzare veicolo del Dengue.

A questo pwho-dengue-endemic-countries-diagram_lgunto ci si può chiedere: se introduco una specie non autoctona in un ecosistema, rischio di fare danno? Non c’è il pericolo di andare ad intaccare i delicati equilibri ecologici? E’ possibile che ci siano ripercussioni nella rete alimentare con conseguenze anche per altre specie animali?

A quanto pare no. Sono stati condotti degli studi sulla predisposizione ad essere predata della Aedes aegypti contenente il batterio, e non si sono rilevate differenze con la zanzara senza batterio. Soprattutto non si è osservato nessun trasferimento del batterio Wolbachia agli animali predatori. Un altro studio ha inoltre dimostrato come i due tipi di zanzara (con e senza batterio) abbiano la stessa suscettibilità agli insetticidi.

Il progetto continua su diversi fronti, dalla bio sicurezza alla trasmissione, passando per il lato etico/informativo delle popolazioni coinvolte.

Non sappiamo se davvero la lotta al Dengue passerà per una zanzara e un batterio. Se fosse così questa strategia aprirebbe la strada al controllo di malattie trasmesse tramite insetti, come ad esempio la malaria. Per questo bisognerà attendere i risultati sulla diffusione del virus e sull’impatto della zanzara sull’ecosistema. A questo proposito il 24 settembre sono state rilasciate in Brasile le prime zanzare “modificate” e l’operazione verrà supportata con monitoraggi estesi sul territorio per i prossimi quattro mesi. Se l’espansione della zanzara sarà estesa, quello che ci si aspetta è un calo sensibile dell’incidenza del Dengue in quella zona. Solo allora si potranno trarre le prime conclusioni sull’efficacia di questa strategia che per la prima volta viene applicata su larga scala in molti Paesi dell’area tropicale.

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